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sabato 10 marzo 2012
Nelle città pianeggianti, ed in particolar modo nelle località universitarie e di mare, anche in Italia sono molti i cittadini che utilizzano volentieri la bicicletta per i brevi spostamenti. In Italia secondo i dati ufficiali dell'ANIA sono 11 milioni le biciclette circolanti, e se l'uso della bici fosse incentivato, sarebbero sicuramente di più.
Nonostante l'uso della bicicletta sia un'ottima soluzione per ridurre traffico urbano e inquinamento, oltre a costituire un "toccasana" per la salute di coloro che abitualmente la utilizzano, L'USO DELLE BICICLETTE, IN ITALIA NON SOLO NON è INCENTIVATO: MA è PERSINO DISINCENTIVATO!
Una cosa che - visto anche il costo del petrolio sempre più proibitivo - non è tollerabile.
Le piste ciclabili sono poche e spesso mal progettate: i ciclisti nostrani spesso sono costretti a pedalare nel bel mezzo del traffico automobilistico, dove una caduta accidentale significa esser investiti, con tutte le drammatiche conseguenze che ne derivano. A livello europeo, nel 2010, con 263 ciclisti morti, il nostro Paese si colloca al terzo posto per la mortalità stradale dei ciclisti:  preceduto solo dalla Germania (462 morti) e dalla Polonia (280). Situazione migliore in Romania (182), Francia (147), Olanda (138) e Gran Bretagna (104).
NOTA: nell'analizzare il dato tedesco, superiore al nostro (462 morti in Germania contro 263 in Italia) è necessario considerare che in Germania il numero di cittadini è maggiore, e maggiore è anche la percentuale di persone che utilizzano la bicicletta. Se in Italia circolasse un numero di ciclisti pari a quello della Germania, probabilmente i morti sarebbero probabilmente di più.
Nelle città italiane non ci sono rastrelliere: cosa che costringe i ciclisti a parcheggiare le biciclette nei posti più disparati, molte volte in modo "selvaggio"; in alcune città ad ogni "palo" c'è una bicicletta, spesso sui marciapiedi, dove costituiscono un intralcio, sopratutto per chi è costretto a muoversi in carrozzina a causa di disabilità, e per i "non vedenti", costretti a prestare attenzione a questi ingombri non previsti. Un altro problema non indifferente per chi si sposta in bicicletta è l'impossibilità di utilizzare i mezzi di trasporto pubblici con la bici: ad Amsterdam è possibile salire sulle metropolitane - e non solo - con le bici, cosa che in Italia non è consentita, e che disincentiva ulteriormente l'utilizzo del mezzo.
Come mai - viene da chiedersi - le città italiane sono sprovviste di piste ciclabili e delle attrezzature tali da incentivare l'uso della bicicletta?

Da notare come in Italia anche il trasporto con i mezzi pubblici sia sottosviluppato, se confrontato con gli altri grandi paesi europei; in Italia circolano più automobili che nel resto d'Europa: un dato che spesso, impropriamente, i nostri politici hanno illustrato come un "indice del benessere", mentre invece è la dimostrazione dell'inadeguatezza della rete di trasporto pubblico: sopratutto chi vive nei piccoli centri, è praticamente costretto a possedere un'automobile. Mercato, quello automobilistico, che invece ha ricevuto, in passato, ingentissimi incentivi e soldi pubblici, che periodicamente sono stati elargiti alla FIAT, che da quando non riceve più "aiuti di stato" sembra aver deciso di lasciare il nostro paese.
Viene da pensare che alla base delle carenze infrastrutturali dell'Italia in materia di piste ciclabili e trasporto pubblico, ci possa esser proprio questo...
In ogni caso, è NECESSARIO invertire questa tendenza: è necessario che l'Italia investa in piste ciclabili per mettere nelle necessarie condizioni di sicurezza coloro che decidono di muoversi in bicicletta, agevolando questo mezzo di trasporto.

Di seguito un breve video che illustra la storia delle piste ciclabili in Olanda, il paese europeo che più incentiva questo ecologico e salutare mezzo di trasporto, e dispone della rete migliore di piste ciclabili.




1 commenti:

Lettere dalla Germania ha detto...

Porto il mio contruibuto ed esperienze. E' vero, in Monaco di Baviera il 50% delle persone si muove in bici o a piedi. Già 25 anni fa potevi caricare le bici su rastrelliere esterne agli autobus che dalla perfieria portavano al centro. Ora la metropolitana e i treni naveta di superficie coprono ampiamente tutta la rete anche periferica.La sensazione di sicurezza che si prova in paesi come la Germania è qualcosa da difficile da descrivere. Sia in biciletta, a piedi come in auto. In Italia temo che schierarsi pro ciclisti-pedoni VS pro-motorizzati serva a poco se non creare tifoserie non affontando il nodo di fondo. Il rispetto delle norme del Codice della Strada. Non servono leggi, ci sono già e discrete, ma osservanza delle regole che a tutti assicurebbero il puntuale ritorno a casa indenni. In più, per contrastare più efficacemnte taluni comportamenti basterebbe calibrare alcune leggi su modelli ampiamente sperimentati all' estero. Ne parlo approfonditamente qui:
http://retiglocali.it/letteredallagermania/2012/03/02/correre-in-auto-e-poco-cool/

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