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sabato 23 aprile 2011
In Spagna, tra il 10 e il 40% delle coppie si disinteressa degli embrioni congelati che conservano dopo che hanno praticato una fecondazione in vitro. Solo in Catalogna, l'unica comunidad con un registro, ce ne sono piu' di 61.000 congelati, il 23% dei quali (14.000) da piu' di cinque anni, secondo i dati del Sistema de Información sobre Reproducción Asistida de Cataluña (FIVCAT.NET). E il numero continua a crescere. Nel 2001 erano quattro volte meno.
In questi casi la legge sulla riproduzione stabilisce che i comitati clinici debbano decidere cosa fare. La realta' e' che non lo fanno, col risultato che molti centri accumulano embrioni senza uno scopo e senza un limite temporale. Questi ovuli fecondati sono quelli avanzati dai processi di fecondazione in vitro, e debbono restare congelati nel caso in cui la coppia voglia avere altri bimbi e non e' previsto nulla in caso contrario. La legge indica che la coppia debba specificare cosa intende fare con essi: conservarli, donarli alla ricerca, per l'adozione o che si distruggano. Quando, dopo due tentativi di comunicazione in un periodo di cinque anni, la coppia non ha dato segnali di vita, si considera che se ne disinteressa. Di conseguenza, i comitati clinici degli ospedali e dei centri li custodiscono loro e sono responsabili del loro destino.
Ma in pratica non decidono nulla. “Per noi e' un problema. E non decidiamo per diversi motivi. Soprattutto perche' non siamo sicuri che la coppia non si faccia nuovamente viva”. Dice Alfonso de Lafuente, presidente del gruppo di etica e buone pratiche della Sociedad Española de Fertilidad e direttore medico dell'Istituto europeo di Fertilita'. “Non siamo ancora saturi, ma ben presto lo saremo. Al momento non facciamo che comprare contenitori di azoto liquido”, dice Joaquim Calaf, direttore del programma di riproduzione assistita della Fundación Puigvert di Barcelona. “Sara' un problema" – dice José Antonio Castilla, responsabile del laboratorio di embriologia dell'ospedale Virgen de las Nieves di Granada. "Tra una decina d'anni avremo duplicato gli embrioni congelati. Con l'aumento della domanda e il miglioramento della tecnica, la previsione e' che in due anni triplicheranno”.



Una parte saranno destinati alla ricerca. “Prima li donavamo al Banco de Células Madre de Andalucía, ma ora non c'e' nessun progetto in essere con cellule staminali embrionali”, dice Castilla. “Il problema e' che si devono donare per un progetto di ricerca specifica, e questo non c'e'”: Nella medesima situazione si trovano anche altre cliniche. “I centri di ricerca non li chiedono”, dice Marisa López Tejón, responsabile del Institut Marqués. In questo centro, nel 2010, il 48% delle coppie si e' disinteressato ai propri embrioni, “Abbiamo notato una crescita, nel 2007 erano il 39%. Crescono piu' della crisi”.
Questa caduta d'interesse degli scienziati e' in contrasto con la volonta' di alcuni genitori. Tra il 5 e il 10% ha chiesto di darli alla ricerca. “L'entusiasmo per le cellule staminali embrionali e' passato, oggi ci sono altri interessi”, dice Calaf. “Chiediamo che ci siano piu' persone che li chiedano in adozione”.
Ma questa opzione e' poco sentita. La legge prevede che gli embrioni per adozione debbano essere derivati da ovuli di donne minori di 35 anni. Ma la realta' e' che la maggior parte di chi ricorre a questa tecnica per avere figli sono di eta' maggiore. Di recente un ospedale pubblico catalano ha chiesto alla Comisión Nacional de Reproducción Humana Asistida (CNRHA) che consentisse l'uso di embrioni di donne di eta' superiore ai 35 anni. Comisión Nacional de Reproducción Humana Asistida (CNRHA) appoggia la richiesta, ma la risposta della commissione nazionale e' stata negativa.
Ci sono due motivi per cui i centri spagnoli non decidono di distruggerli. Da una parte, visto che la legge lo consente, ci sono reticenze e il timore della reazione dei gruppi conservatori e religiosi. Di conseguenza, quando la coppia si rende conto che si tratta dell'opzione meno popolare, meno del 10% vi acconsente. Dall'altro lato, la legge stabilisce che la distruzione non puo' essere fatta se la donna non e' oltre la propria eta' fertile. La decisione, approssimativamente, viene presa intorno ai 50 anni. E questo deve essere certificato da due medici esterni al centro che conserva gli embrioni. “Come dobbiamo fare con le coppie che non rispondono alle nostre sollecitazioni?”, dice Lopez Tejòn.
Al disinteressamento delle coppie corrisponde una caduta di responsabilita' da parte dei centri. Altri giustificano le coppie con la carica emotiva che li blocca nella decisione. “Non rispondono perche' hanno cambiato casa o perche' si sono separati o perche' non si ricordano piu' di avere questi embrioni da parte... ci sono varie situazioni”, dice Calaf. “Nel contempo ce ne sono molte che una volta finita la pratica di fecondazione, siccome gli risulta difficile scegliere, decidono di dimenticarsene”, dice de Lafuente. “Molte coppie non decidono: decidi tu per me”, dice Lopez Tejòn.
Tutto indica che le coppie debbano essere piu' responsabili. “Occorre uno sforzo perche' prendano consapevolezza che le proprie azioni presumo una loro responsabilita'”, dice Josep María Busquets, responsabile di bioetica del dipartimento Salud della Generalitat de Cataluña.

(articolo di Monica L. Ferrado, pubblicato su El Pais del 21/04/2011)






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