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lunedì 12 dicembre 2011
Conferenza sul clima a Durban secondo l'ex ministro all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio un fallimenti camuffato

Di Ecoblog.it
Ho chiesto a Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente un parere sui risultati dei negoziati a Durban (la nostra cronaca qui). Pecoraro Scanio conosce bene le conferenze sugli accordi per la lotta ai cambiamenti climatici e contenimento del riscaldamento globale, nonché il Protocollo di Kyoto, avendo contribuito nella veste istituzionale alla loro stesura e organizzazione. Di seguito le sue riflessioni.

Il 17 è un numero sfortunato ma questa diciassettesima conferenza sul Clima non è fallita per colpa della sorte ma per un misto di miopia, interessi lobbistici e rassegnazione all’inazione. La conferenza di Durban è stata un sostanziale fallimento nascosto dall’approvazione di un protocollo formale e dalla creazione di un Fondo Verde che non si sa bene come funzionerà e come sarà finanziato.
Eppure fin dalla conferenza di Nairobi del 2007, la COP 13 , il cosiddetto rapporto Stern, commissionato dal governo britannico ad uno dei massimi economisti mondiali, ha spiegato che in materia di cambiamenti climatici il costo della non azione e di gran lunga superiore a quello degli interventi necessari.

Da Durban esce invece un Kyoto 2 ridotto, perché dal 2013 sarà monco di Giappone, Canada e Russia (invece che andare avanti si va quindi indietro) e un generico impegno a varare nel 2015 un nuovo accordo globale che sarebbe in vigore solo dal 2020 ma non sarà vincolante perché gli Stati Uniti di Obama si sono opposti,come faceva Bush. E molte Ong USA sono giustamente adirate con questa assurda posizione della loro delegazione governativa.
Come si fa a parlare di emergenza clima, ormai verificabile anche dal crescendo di catastrofi climatiche e rinviare le misure concrete?
l’Europa è l’unica grande realtà che insiste per impegni più coraggiosi ma da sola non basterà. La novità di questa conferenza è una prima apertura della Cina, credo anche per le difficoltà climatiche che vive direttamente con crisi idrica, sovrappopolazione e desertificazione crescenti. Su questo occorre insistere per aprire un varco anche nelle posizioni di India, Brasile e altre economie in crescita.
Ho avuto esperienze di questi vertici internazionali, sempre più elefantiaci e meno fruttuosi, vanno assolutamente ripensati ma soprattutto occorre lavorare ogni giorno per ottenere impegni vincolanti,non bastano queste due settimane all’anno. Quando vi partecipavo e contrastavamo l’intransigenza delle delegazioni degli Usa di Bush nel difendere il cosiddetto “stile di vita americano “,ovvero produrre 20 tonnellate di CO2 anno a persona contro 1,5 di un indiano, avevamo la speranza in un cambio di guida alla Casa Bianca.
Oggi sono davvero deluso. È insostenibile difendere un sistema di spreco delle risorse del pianeta. Per ridurre drasticamente le emissioni globali dobbiamo iniziare noi del Nord del Mondo e dei paesi di vecchia industrializzazione. È l’unico modo per convincere tutti gli altri.
Ripeto, L’Europa con il piano 20/20/20 lo sta facendo ma da sola non basta.
Occorre ,anche grazie al web, mobilitare le opinioni pubbliche, oggi distratte dalla crisi economica. E i consumatori, anche loro grazie al web, possono essere più sensibili a scelte green e condizionare sempre più quelle imprese della green economy che ,paradossalmente, sembrano oggi più coraggiose di alcuni governi. Certo le grandi lobbies della “black economy”,del petrolio, della conservazione industriale son sempre attive ma possono anzi devono essere sconfitte.

Alfonso Pecoraro Scanio
Foto: Cop17
Fonte: Ecoblog
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