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martedì 1 novembre 2011
Se il nuovo che avanza è Matteo Renzi, allora stiamo freschi.
Il 28 ottobre alla stazione Leopolda di Firenze il sindaco presenta il suo progetto per rilanciare l'Italia: "Sarà l'inizio di un'altra storia".
La storia invece è sempre la stessa: predica bene, razzola male.
Il fenomeno però dal punto di vista della comunicazione politica è molto interessante.
Se alla postazione di computer si sostituisce il palchetto, se solo al Capo è concesso di intervenire in continuazione, e a tutti gli altri cinque minuti, basta immaginare una falce e martello e sembra di essere a sentire Fidel Castro al congresso del partito comunista di Cuba.
Il giovane politico continua a farsi paladino della precarietà, lui figlio di papà (politico democristiano), che non ha mai spedito un cv in vita sua, mai fatto un colloquio di lavoro, mai temuto la fine di un contratto a tempo determinato.
Il Sindaco di Firenze è capace, con una battuta, di far dimenticare a tutti il suo essere piena espressione del ceto politico che critica. Di aver anzi usato l’istituzione per eccellenza sinonimo di spreco e di inutilità -la Provincia, di cui a Firenze è stato Presidente- come trampolino di lancio.
Il Renzi, nel mentre parla e straparla di trasparenza e meritocrazia, già in tenera età sembra infatti aver appreso l'importanza del clientelismo e dell'abuso del potere per favorire gli interessi suoi e dei suoi amici.
Un ottimo attore, ma anche come politico non ci scherza.
Per non dar giudizi personali e attenerci ai fatti obiettivi, ci attestiamo esclusivamente ai numerosi episodi di abusi di potere descritti nella sentenza  di condanna della Corte dei Conti nei confronti di Matteo Renzi e della sua cricca, che è possibile consultare anche on-line su questo sito: i giudici hanno accertato come in numerosi casi il giovane Renzi, all'epoca dei fatti Presidente della provincia di Firenze, piazzava ai vertici dell'Ente amici e amichette senza alcun titolo e qualifica.
Essendo per queste nomine obbligatorio il deposito dei curricula dei dirigenti, i giudici hanno potuto appurare come nei ruoli-chiave dell'Ente non c'erano  professionisti e nemmeno neolaureati, ma invece si trovavano ad esempio un'ex-cassiera di un Outlet, una ex barista, una ex addetta al guardaroba di un night club.
Tutti amici, e soprattutto amiche, del giovane politico rampante.
Insomma, ci mancava solo la sua igienista dentale (o mentale).
Forse non è un caso che proprio Renzi non disdegni gli inviti e anzi corre subito alla corte dell'ultrasettentenne Silvo nella sua Villa di Arcore.
Entrambi sono grandi comunicatori, che in politica si può anche tradurre in grandi imbonitori e bugiardi.

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