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martedì 1 novembre 2011

I 100 punti di Renzi, un programma già visto (che non fa i conti con la realtà) i cui "punti" sono stati quasi "copia-incollati" dai programmi del Movimento Cinque Stelle, all'UdC e della Lega, i 100 punti pescano dai programmi di tutti, ma mancano le cifre. Quasi una lettera d'intenti... 


Nota di nocensura:Non è la prima volta che Renzi adotta una strategia comunicativa di questo tipo: e gli era andata bene... (leggi l'editoriale di nocensura.com) CARO SIGNOR RENZI, L'ITALIA NON HA BISOGNO DI 100 "PUNTI" MA DI 5 FATTI. Basterebbero 5 misure per risollevare questa nazione, ma sopratutto ANDREBBERO PORTATI A COMPIMENTO!  Per approfondire la questione leggi il nostro editoriale "I 100 punti di Renzi? A Firenze aveva tirato fuori "i 100 luoghi per Firenze" ma poi..." e altri contributi di una nostra collaboratrice residente a Firenze...
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Durante il Big Bang alla stazione Leopolda, Matteo Renzi l’ha detto chiaramente: se il Pd si innovasse, potrebbe intercettare i voti del Movimento 5 Stelle che tanti problemi sta creando alla sinistra. Ed è proprio quello che – a leggere il programma (di governo, non si capisce a cos’altro potrebbe servire) del sindaco di Firenze – ha intenzione di fare Renzi con i suoi 100 punti per l’Italia. Dall’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti e alla stampa (punti 7 e 8), all’eliminazione degli Enti inutili, alla riduzione delle poltrone (punto 11), al divieto di fare politica per i corrotti (punto 13, con un’amnistia condizionata), fino all’espulsione dei partiti dalla RAI (punto 17) all’utilizzo e al potenziamento delle energie alternative.

Il tutto senza rifiutare le argomentazioni leghiste – come la razionalizzazione delle missioni all’estero (punto 14) – e piddiellini – la riforma delle pensioni (punto 16), del fisco (punto 21) – senza dimenticare i cavalli di battaglia della sinistra: no ai condoni (punto 25, comune anche alla Lega), le liberalizzazioni (punti 27, 29), il contratto unico (punto 35, tanto caro a Stefano Boeri).
Il punto 5, inoltre, quello sull’abolizione delle Province (tanto care alla Lega e invise al premier) è quantomai ambiguo. Il sospetto è che Renzi voglia abolirle e ricrearle con un nome diverso: “più di 100 province non ce le possiamo permettere. Vanno abolite. Nei territori con almeno 500.000 abitanti si può eventualmente lasciare alle Regioni la facoltà di istituire enti di secondo grado per la gestione di funzioni da loro delegate“. E negli “enti di secondo grado” si può infilare di tutto e di più.
La vera rivoluzione Renzi vorrebbe farla nell’ambito della Sanità, con una razionalizzazione di ospedali e cure (con un potenziamento dell’assistenza domiciliare). La domanda “sorge spontanea”: il sindaco di Firenze ha fatto due conti rispetto alle risorse effettivamente disponibili? Perché a parte propositi che sarebbero perfetti in un Paese dotato di liquidità e coordinamento degli stanziamenti, il comparto sanitario è ormai “alla canna del gas”. E le idee geniali e innovative – senza fondi – rimbalzano contro il muro di gomma della realtà. Sul fronte della reale fattibilità di questi punti, nel contratto con gli italiani di Renzi c’è poco o nulla.
Al punto 45, invece, relativo al Fondo nazionale per la Ricerca, ebbene, questo in parte esiste già, con finanziamenti mirati a progetti di ricerca sia sul fronte industriale che universitario. Il problema semmai è un altro: finanziarli.
Poche, invece, le idee davvero innovative sul fronte della riforma della Giustizia. I punti che la riguardano (47-53), sono quelli che si sentono ripetere ad ogni occasione buona nei salotti di Ballarò o del Formigli di turno: informatizzazione, riduzione dei tempi del processo civile e penale, accorpamento delle sedi, ecc. Con un punto che resta davvero troppo vago – il 52 – ed evita di esprimersi sulla responsabilità civile dei magistrati ma vola alto: “maggior controllo e maggiori responsabilità in caso di errori conclamati”. Perfetto ma nel concreto cosa significa? Mancano proposte.
Dal punto 64 al 73 sembra di sentir parlare Beppe Grillo. Ed è proprio a quell’elettorato che Renzi guarda in vista delle primarie. Si parla di “città rinnovabili” (riduzione delle emissioni e tecnologie eco-efficienti), degli incentivi, di riduzione dei costi della bolletta e di reti energetiche da ammodernare, dei rifiuti (da trasformare in risorsa), della diffusione della banda larga, della digitalizzazione dei servizi pubblici. E poi: l’autonomia dei musei (forse l’unica novità, ma anche questa in parte già nota ai tecnici del settore), la semplificazione delle gare d’appalto e la selezione di poche grandi opere da caniterare (non cita né il Ponte sullo Stretto né la Tav, sarebbe curioso sapere se rientrano nelle infrastrutture “essenziali”).
Nella parte finale del programma (di governo), Renzi propone poi di abbassare il diritto di voto a 16 anni e di premiare gli atenei più meritevoli (anche qui, la seconda proposta non innova gran che). Oltre alla necessità per il sindaco di Firenze di ”approntare un’offerta pubblica di “housing”, di appartamenti da dare in affitto a un prezzo ragionevole” e assegni di duemila euro di sostegno allo studio postlaurea per quanti escono dall’università con 110 e lode. Anche qui, manca il raffronto con le disponibilità attuali del Ministero dell’Istruzione. “Il Ministero della Pubblica Istruzione – prosegue il programma al punto 85 – con spesa molto contenuta, potrebbe offrire la disponibilità degli e-readers a titolo gratuito a tutti gli studenti“. Il rischio è che – una volta al Governo – Renzi debba dire: “volevo farlo, ma Berlusconi non mi ha lasciato un quattrino in cassa, peccato“.
La parte finale del programma è invece dedicata all’UdC: introduzione del quoziente familiare (punto 87), promozione della natalità e agevolazioni fiscali per le coppie con figli. Ma l’occhio Renzi lo strizza anche alla sinistra più “radicale” – con la “regolamentazione delle unioni civili. La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza”- e al mondo dell’associazionismo, con la proposta di far diventare “legge” il 5 per mille (articolo 97).
La grancassa finale è contro la mafia: “sequestrare più rapidamente, gestire meglio immobili, patrimoni e aziende. Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro”. Anche qui, però, nulla di nuovo.
L’impressione complessiva sui 100 punti di Renzi è che il sindaco di Firenze abbia inserito nel suo programma di governo un po’ di tutto: proposte grilline, dell’UdC, della Lega, del PdL, del Pd e della sinistra. Senza una vera innovazione ma con una buona capacità di sintesi. A prima vista, però, mancano numeri e conti raffrontati alla situazione reale, ancor più urgenti alla luce delle ultime esternazioni del presidente del Consiglio sul decreto Sviluppo: “non ci sono soldi”. I buoni propositi e i sogni ad occhi aperti – sebbene già sognati e propagandati da altri prima di Renzi – sono concessi a tutti. Nel caso in cui divengano un programma politico, però, dovrebbero fare i conti con la realtà. Salvo poi – una volta eletti – dare la colpa delle mancate realizzazioni ai propri predecessori.

I "100 punti per l'Italia" di Renzi, li puoi scaricare qui

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