domenica 7 dicembre 2014

"Jobs act" è una bufala: parola dell'agenzia di rating che ci ha declassato

STANDARD & POOR'S DECLASSA L'ITALIA E SPIEGA PERCHE': L'UNICA ''RIFORMA'' FATTA NON CREA LAVORO E IL DEBITO E' ALLE STELLE
STANDARD & POOR'S DECLASSA L'ITALIA E SPIEGA PERCHE': L'UNICA ''RIFORMA'' FATTA NON CREA LAVORO E IL DEBITO E' ALLE STELLE

Schiaffo di Standard & Poor's all'Italia. Ed e' uno schiaffo che fa male, perche' il downgrade deciso dall'agenzia finanziaria statunitense porta il rating del nostro Paese quasi al livello "spazzatura": BBB- da BBB. Solo un gradino piu' in alto del livello 'junk'. L'outlook sulle prospettive economiche e' invece "stabile".
Un colpo duro da incassare per Renzi, che ha sparso ai quattro venti l'idea che invece le riforme a partire dal Jobs Act avrebbero fatto riguadagnare all'Italia la fiducia del mondo.
"Non e' una bocciatura del Jobs Act", si appresta a commentare Palazzo Chigi: "Ci dicono che le riforme vanno bene, ma che bisogna andare piu' veloci", che ci sono "elementi buoni nelle riforme ma non tali da compensare il debito e risvegliare a breve l'economia".
Ma al di la' delle reazioni ufficiali, chi ha avuto modo di sentire Matteo Renzi dopo che la scure di S&P si e' abbattuta sul nostro Paese parla di un premier amareggiato, che non avrebbe nascosto la sua delusione per il trattamento inflitto a un'Italia che sta tentando in tutti i modi di imboccare con decisione la strada del cambiamento, scondo lui.
"Lo spread e' sceso sotto i 120 - aveva detto il premier in giornata - ma essendo buona notizia, non va oltre i trafiletti. Solo per ricordare: eravamo a 200 nove mesi fa. Duecento". Peccato che Renzi ne capisca poco di economia, altrimenti saprebbe che al tavolo da poker dello spread è la Bce a dare le carte e Draghi ha fatto di tutto per darle buone all'Italia, dicendo ogni qualvolta sorgevano dubbi che "avrebbe fatto qualsiasi cosa per impedire speculazioni nell'eurozona". Vedremo se reggerà all'urto dei mercati, lunedì.

In ogni caso, Standard & Poor's spiega come a pesare sulla sua decisione sia stato un mix di preoccupazioni tra una crescita molto basa e un debito pubblico ancora enorme. "Secondo i nostri criteri - scrivono gli analisti dell'agenzia - un forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e da una bassa competitivita' non e' compatibile con un rating BBB".
Certo, lo sforzo sul fronte delle riforme viene riconosciuto: "Prendiamo atto che il premier Renzi ha fatto passi avanti col Jobs Act", si spiega nel rapporto di S&P, in cui pero' si esprime un certo scetticismo: "Non crediamo che le misure previste creeranno occupazione nel breve termine''. Parole come sassi nelle vetrate di Palazzo Chigi.
E i "decreti attuativi" della riforma - si aggiunge - potrebbero "essere ammorbiditi", e cio' ''potrebbe accadere alla luce di una opposizione crescente''.
Dal Tesoro non arrivano commenti ufficiali. Ma in realta' il ministro Pier Carlo Padoan aveva gia' detto la sua in giornata: "Il nostro debito e' sostenibile", e per capirne la sostenibilita' "occorre guardare al surplus primario, che solo la Germania con l'Italia ha mantenuto positivo". E se il nostro debito dovesse salire - spiega Padoan - non e' colpa dell'Italia. Se ci fosse un'inflazione in equilibrio all'1,8%, una crescita reale dell'1% e una crescita nominale di circa il 3%, il debito pubblico sarebbe in un sentiero di discesa rapidissimo". Peccato che queste parole di Padoan siano scritte sul libro dei sogni.


Fonte: Il Nord

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