venerdì 26 settembre 2014

Articolo 18: ecco perché è importantissimo mantenerlo

Staff nocensura.com

L'articolo 18, che stabilisce il reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente, è sempre stato indigesto alla grande industria, che da sempre desidera avere le mani libere di licenziare i lavoratori, in modo da poterli tenere sotto costante ricatto. Non credete a chi afferma qualcosa di diverso, perché - come vedremo - sono fandonie. Ma non è finita qui: poter licenziare, consentirebbe "ristrutturazioni" aziendali molto convenienti per le grandi aziende, che potrebbero finalmente "scaricare" i dipendenti "a tempo indeterminato" assunti quando ancora i lavoratori avevano dei diritti, per affidare la gestione dei reparti a "cooperative esterne", che costano molto meno dei dipendenti.

Berlusconi provò a cancellare l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori dodici anni fa, ma fu costretto alla retromarcia da un'imponente manifestazione organizzata dalla CGIL, allora guidata da Cofferati, che portò al "Circo Massimo" quasi 3 milioni di italiani, una mobilitazione alla quale parteciparono numerosi esponenti del "centrosinistra", lo stesso "centrosinistra" che oggi, dai banchi del governo, è determinato ad eliminare questa fondamentale tutela per i lavoratori delle aziende con più di 15 dipendenti.

La grande manifestazione per l'articolo 18 al Circo Massimo - 23/03/2002

Tra coloro che si opposero fermamente all'eliminazione dell'articolo 18 da parte di Berlusconi ci sono diversi attuali "renziani", che oggi tacciono miserabilmente, pronti a votare per la cancellazione di quello che - a differenza dei vitalizi, delle pensioni d'oro, dei maxi stipendi dei dipendenti della Camera - non è considerato dai politici italiani un "diritto acquisito".



Nel PD sono sorti dei "mal di pancia", ma ormai a queste faide interne non ci crede più nessuno. Il PD sta cercando di "salvare la faccia" ad alcuni suoi esponenti, in modo che siano ricordati per "coloro che hanno provato a difendere i lavoratori", per arginare la perdita di consensi derivante da questo provvedimento, al quale il centrodestra sin da subito si è offerto di dare il proprio sostegno in parlamento, nel caso mancassero i numeri per andare avanti, ma probabilmente non ce ne sarà bisogno, i dissidenti PD rientreranno ovviamente nei ranghi, anche se è possibile che centrosinistra e centrodestra decidano di "condividere le responsabilità" di questa misura impopolare, come hanno fatto con il governo Monti.

La voce dei sindacati questa volta è flebile, la Camusso ha minacciato la mobilitazione in modo ben poco convincente, gli altri sindacati si sono "sfilati", e anche se dovesse esserci una manifestazione, sarà scarsamente partecipata: questo perché gli italiani si fanno condizionare dai media, dai politici a cui fanno riferimento, e questa volta tutti cercano di sdoganare la cancellazione dell'articolo 18, nessuno sembra indignarsi, i sentimenti prevalenti sono la rassegnazione e la convinzione - errata - che questo ennesimo "sacrificio" possa essere utile al mondo del lavoro, come promettono gli stessi politici e opinionisti TV che da anni ripetono che "il prossimo anno ci sarà la ripresa..."

Anche il Movimento 5 stelle sta facendo ben poco per difendere i lavoratori, mantiene una posizione ben defilata e si guarda bene dal far sentire la propria voce in modo deciso. Eppure - in teoria - M5s dovrebbe rappresentare i cittadini, i piccoli imprenditori, e non le grandi aziende con più di 15 dipendenti interessate dall'articolo 18.

Sui mass media da giorni è partito il solito teatrino, gli opinionisti sono a lavoro per convincere gli italiani della "necessità" di eliminare l'articolo 18, decantando benefici per il mondo del lavoro e orde di investitori dall'estero pronti a venire ad investire in Italia se questa tutela sarà eliminata. Tutte CAZZATE, consentitemi di dirlo in modo chiaro e netto. 

Da due anni, per i nuovi assunti l'articolo 18 non è in vigore, ma di nuove assunzioni non abbiamo visto nemmeno l'ombra, dall'estero non è venuto nessuno ad aprire aziende, al contrario molte di quelle presenti se ne sono andate, e certo non per l'articolo 18, ma solo perché delocalizzando decuplicano i loro ingenti profitti.

Spesso sentiamo parlare della pressione fiscale insostenibile, del costo del lavoro elevato; in parte è certamente vero, ma consideriamo anche che l'automazione industriale ha raggiunto livelli incredibili, il numero dei dipendenti necessari per la maggioranza delle produzioni è ridotto al minimo, nella maggioranza delle aziende ciò che nel 1980 veniva prodotto da dieci lavoratori oggi viene realizzato da un dipendente, che certo non costa più di quanto ne costavano dieci trent'anni fa. Non facciamoci imbambolare dalla propaganda delle grandi multinazionali.

La pressione fiscale strangola le piccole aziende, i commercianti, non le grandi aziende con decine, centinaia di dipendenti. Molte hanno la sede fiscale all'estero, anziché pagare le tasse investono e in un modo o nell'altro trovano sempre il modo per pagare ben poco.

Le piccole aziende, i negozianti e gli artigiani chiudono perché strangolati dalla crisi, dall'op-pressione fiscale, le grandi aziende invece delocalizzano perché il sistema offre loro la possibilità di produrre nel terzo mondo, dove possono legalmente sfruttare senza ritegno le persone, per poi vendere i propri prodotti nei mercati occidentali, senza pagare dazi doganali, realizzando margini di profitto stellari. Dietro alla grande industria ci sono le multinazionali, le banche, i poteri forti che manovrano i politici a loro uso e consumo.

Gli opinionisti, con grande abilità, intortano gli italiani, convincono l'opinione pubblica che l'articolo 18 non cambierà niente, ma se fosse così, non si darebbero tanto da fare per toglierlo.

Vediamo le BUFALE più comuni:

"Se voglio posso lasciare mia moglie, ma non posso licenziare un lavoratore"  - "è inammissibile che un'azienda non possa licenziare i lavoratori negligenti" - come se l'articolo 18 impedisse alle aziende di licenziare a prescindere: NON è COSI'! Le aziende possono licenziare per "crisi aziendale", per "riduzione del personale", per "negligenza o scarso rendimento"; 

L'ARTICOLO 18 ENTRA IN GIOCO - SOLO NELLE AZIENDE CON PIU' DI 15 DIPENDENTI - IN CASO DI INGIUSTO LICENZIAMENTO! E stabilisce che un lavorator licenziato senza motivo debba essere reintegrato nel proprio posto di lavoro. Non fatevi ingannare da chi sostiene il contrario.

"Se un imprenditore ha un bravo lavoratore, che fa bene il suo lavoro e con professionalità, non ha interesse a licenziarlo " IN TEORIA questo discorso "non fa una piega", o meglio non farebbe una piega laddove i lavoratori svolgono mansioni che richiedono anni di apprendistato per acquisire una certa professionalità. Premesso che il "rapporto personale" tra datore di lavoro e dipendente esiste solo nelle piccole aziende - nelle grandi a gestire il personale sono i "direttori delle risorse umane, "addestrati" a ragionare in termini di "numeri" con freddezza, senza farsi condizionare dal "fattore umano" -  la realtà è ben diversa: ormai la maggioranza dei lavoratori delle grandi aziende sono impiegati in mansioni facili, che richiedono ben poca specializzazione; imballaggio delle produzioni realizzate da macchinari, controllo dell'esercizio dei macchinari stessi (limitato a premere qualche pulsante) oppure rifornire i macchinari di materie prime o altri materiali; lavori semplici, che quasi sempre si apprendono nel giro di una settimana o al massimo di pochi mesi. Le macchine ormai hanno soppiantato l'uomo, che ormai nella maggioranza dei casi è un elemento coadiuvante delle macchine. Chi conosce la realtà della grande industria, sa bene che è così. 

Un lavoratore dopo anni di servizio matura "scatti di anzianità", aumenta il livello retributivo, costa qualche centinaia di euro in più rispetto ad un neo assunto; perché spendere di più, quando è possibile licenziarli e assumerne di nuovi risparmiando alcune centinaia di euro al mese per ciascuna "risorsa umana"?

Il rendimento di un lavoratore - specialmente quelli impegnati in mansioni usuranti - diminuisce con l'età; perché "sopportare" un lavoratore "acciaccato", che magari aumenta la frequenza delle assenze coperte da certificati medici - per fondati motivi di salute, non per "assenteismo" - quando è possibile mandarli a casa e assumere "energici" ventenni?

Perché sopportare un lavoratore colpito da gravi malattie, costretto ad assentarsi spesso per sostenere terapie o altre questioni di salute? E non pensate che "nessuno potrebbe licenziare un malato, sarebbe disumano", perché le aziende ormai ragionano solo in base ai NUMERI, e tali (numeri) sono sopratutto i lavoratori; CASI DI LAVORATORI LICENZIATI PERCHE' GRAVEMENTE MALATI AVVENGONO GIA' OGGI - E SONO IN AUMENTO - NE HA PARLATO ANCHE IL CORRIERE DELLA SERA (vedi questo e questo) FIGURIAMOCI COSA POTREBBE ACCADERE QUANDO LICENZIARE UN LAVORATORE SENZA GIUSTA CAUSA SARA' PERFETTAMENTE LEGITTIMO! "la nostra è un'azienda, non è la caritas" e che nessun collega si azzardi a fiatare, a lamentarsi, a scioperare, perché altrimenti va a casa insieme all'individuo licenziato! Con l'egoismo che dilaga oggi, il problema non si pone nemmeno probabilmente. Anzi, quando i diritti dei lavoratori vengono calpestati, molti reagiscono aumentando il proprio rendimento, recandosi a lavoro anche con la febbre, credendo di farsi benvolere... 

La maggioranza delle grandi aziende da un decennio a questa parte ha iniziato a fare ricorso al "lavoro esterno", ovvero anziché assumere direttamente i lavoratori, affidano parte del lavoro ad aziende "esterne". All'inizio venivano esternalizzati servizi come la mensa, le pulizie, le manutenzioni. Poi hanno iniziato ad esternalizzare interi reparti produttivi, affidando questi a cooperative, dove i lavoratori non godono nemmeno delle minime tutele. Alle aziende i lavoratori "esterni" costano meno, inoltre possono detrarre i costi. Tuttavia i lavoratori a tempo indeterminato sono un ostacolo a questo genere di politiche, in quanto licenziarli per assumere dei "lavoratori esterni" non è consentito (almeno per ora). Eliminare l'articolo 18, consentirebbe manovre di questo tipo. Il risultato? In un'azienda dove lavoravano 200 dipendenti, assunti direttamente dall'azienda, potranno lavorarci 200 dipendenti, ma assunti da 20 diverse cooperative.

Un lavoratore si lamenta? O peggio rivendica dei diritti? Licenziamolo! Anche per dare un "monito" ai suoi colleghi...

etc. etc. etc.

L'ELIMINAZIONE DELL'ARTICOLO 18 APRE AGLI SCENARI SOPRA DESCRITTI, E RENDE I LAVORATORI ESTREMAMENTE RICATTABILI.


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