venerdì 8 agosto 2014

Gli USA colpiranno il califfato degli orrori ISIS?


Torniamo a parlare del califfato degli orrori, dopo i diversi articoli pubblicati ieri sulla situazione caldissima in medio oriente, dove i terroristi dell'ISIS si stanno rapidamente facendo largo. In questi giorni, oltre ai combattimenti in Siria ed in Iraq, hanno attaccato il Libano, e conquistato diverse città curde a nord dell'Iraq, provocando una fuga di massa dai territori passati sotto il controllo dei terroristi; sono almeno 100.000 i cristiani in fuga, terrorizzati dal trattamento che riceverebbero dagli uomini dell'ISIS, e sembra profilarsi un disastro umanitario. Aerei cargo americani avrebbero sganciato cibo e medicine sul monte Sinajar, dove sono rimasti intrappolati almeno 40.000 civili in fuga.

I miliziani dell'ISIS riescono a combattere su quattro fronti: contro l'esercito di Assad in Siria, in Iraq contro l'esercito di Baghdad ed i peshmerga curdi, e persino contro il Libano. Sembra di parlare delle forze speciali di chissà quale esercito, a giudicare dalle loro gesta nessuno potrebbe pensare di essere davanti ad un totale di circa 15.000 miliziani.

Ieri il New York Times ha annunciato che Obama potrebbe rompere gli indugi e intervenire in Iraq, mediante incursioni aeree, mirate a colpire i terroristi dell'ISIS. Dopo aver assistito passivamente al dilagare dei miliziani ISIS e delle loro violenze, con crocifissioni, decapitazioni e stermini di massa, gli USA potrebbero finalmente decidersi a intervenire. Se lo faranno, e sopratutto quanto incisivi saranno questi attacchi, è tutto da vedere: anche due mesi fa sembrava imminente un attacco USA ai miliziani terroristi; ma poi non ne fecero di niente, consentendo ai terroristi di espandersi.

Questa forse è la volta buona; anche perché questo atteggiamento degli USA appare incomprensibile, agli occhi di coloro che credono veramente che gli americani vogliano "combattere il terrorismo"... che hanno creato e alimentato loro stessi. Inoltre un intervento USA rinfocolerà gli animi, facendo guadagnare ai terroristi le simpatie dei molti fondamentalisti che odiano gli USA, sui quali fino ad oggi il califfato ha fatto meno breccia di quanto avevano previsto e sperato i dirigenti ISIS. Le orde di miliziani pronti ad immolarsi per la causa del califfato che qualcuno sperava si presentassero ai piedi di Al Baghdadi, non si sono viste; e la maggioranza dei combattenti più che da questioni di "fede", è mossa da questioni di $oldi, oltre che l'ambizione di ritagliarsi un buon ruolo gerarchico nell'ambito del califfato. Per attirare miliziani l'ISIS ha lanciato anche la "jihad del sesso", dove i miliziani dovrebbero godere dei favori sessuali di decine di donne; ai jihadisti  è anche consentito di stuprare liberamente, aspetti che dovrebbero far presa sui fondamentalisti, ma evidentemente meno di quanto sperava qualcuno.

LA SCUSA BUONA PER COLPIRE ASSAD?

Se gli USA dovessero intervenire per contrastare i miliziani dell'ISIS, oltre che in Iraq potrebbero decidere di colpirli anche nei territori siriani; in linea teorica questo potrebbe avere un senso, visto che gli uomini del califfo si annidano anche in territorio siriano. Ma questo finirebbe inevitabilmente per agevolare le truppe di Assad: e che gli USA aiutino il governo siriano è da escludere categoricamente, visto che da 3 anni armano e finanziano i "ribelli" per cercare di far cadere Assad.

Più probabilmente, se gli USA intervenissero nel territorio siriano, potrebbero colpire anche l'esercito di Assad, per indebolirlo e sperare che in seguito, "finalmente", i ribelli riescano ad avere la meglio. Certo questa ipotesi troverebbe una ferma opposizione da parte della Russia; ma l'ipotesi di provocare Putin e inasprire i rapporti con lui certamente non dispiacerebbe agli USA, alla luce degli accadimenti in Ucraina e dell'embargo rinforzato in questi giorni. Inoltre per giustificare un'azione militare - magari brevi ma potenti incursioni missilistiche e/o aeree - sarebbe sufficiente fingere di esser stati attaccati dall'esercito di Assad: dopo che hanno provato in tutti i modi ad affibbiargli la responsabilità del massacro compiuto dai ribelli con le armi chimiche, non ci sono dubbi che l'esercito USA sarebbe capace di questo e altro.

In ogni caso, pensare di distruggere il califfato mediante incursioni aeree è pura fantasia: degli attacchi potrebbero costringerli a ritirarsi da alcuni territori, ma colpire gli uomini del califfo costerebbe anche ingenti perdite civili, visto che questi sono diffusi nel territorio. Lo spettro dei terroristi non sarà cancellato facilmente, anche perché non è certamente quello che vogliono. Inoltre in questi mesi in cui gli USA ed il mondo sono rimasti alla finestra, i miliziani sono riusciti ad impadronirsi di armi e mezzi militari sottratti dai depositi dell'esercito iracheno, una fabbrica di armi chimiche contenente pericolosi agenti chimici letali, e persino materiale nucleare.


Staff nocensura.com

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