martedì 18 marzo 2014

PROVE DOCUMENTALI su microchip, armi psicotroniche, controllo mentale

MICROCHIP INSERITO NEL CRANIO: IL CASO DORIGO - per "fortuna" che ci sono le lastre e prove oltre ogni ragionevole dubbio, in quanto se non ci fossero probabilmente parlandone verremmo tacciati di "complottismo"... (video di seguito, post di Informati) 


Di armi psicotroniche e controllo mentale ne parla anche l'ex Colonnello Umberto Rapetto nel capitolo "cervello nel mirino" del suo libro "le nuove guerre", davvero molto interessante.

Inoltre se volete approfondire la questione dei microchip inseriti nel corpo umano consultate questa pagina, molto ricca di documenti sui microchips impiantati nel corpo umano, a cura di un'associazione che si occupa specificamente dell'ambito. Nella pagina vengono proposte prove documentali e interviste, non "teorie strampalate". Tra i vari documenti c'è anche un'intervista integrale a Paolo Dorigo, di cui di seguito vi proponiamo un breve video:



Controllo mentale: accade anche in Italia, ecco le prove. Il caso Dorigo

Controllo mentale: un argomento che viene percepito ‘distante’ da tutti noi, ma casi di questo tipo avvengono anche in Italia! Il caso più celebre è quello di Paolo Dorigo, che se ne è accorto grazie a dei disturbi, e la TAC ha confermato la presenza nel cervello di un microchip: e non trova un chirurgo disposto a operarlo per rimuoverlo! Con video, link di approfondimento e allegato il Dossier di Michele Fabiani sul controllo mentale in Italia…


controllomentale

A cura di Alessandro Raffa

Spesso sentiamo parlare (sui blog liberi: figuriamoci se i mass media ne parlano…) di tecniche di controllo mentale – Monarch, Mk Ultra, etc. – argomenti che suscitano sdegno e talvolta incredulità nelle persone che percepiscono la realtà nel modo voluto dai mass media.
Ebbene, le tecniche di controllo mentale sopracitate, sono una realtà ampiamente documentata. Circa il “progetto Mk Ultra” portato avanti dagli Usa negli anni ’50 è disponibile un’ampia documentazione, c’è persino una scheda su wikipedia, l’enciclopedia libera del sistema, e troviamo informazioni anche su altre cosiddette “fonti di sistema“, anche se ufficialmente il progetto – che coinvolse migliaia e migliaia di cittadini americani, spesso bambini orfani o persone sole al mondo - sarebbe fallito e sarebbe stato abbandonato dopo pochi anni (è già tanto se non hanno negato tutto… ma non potevano farlo, essendo emersi documenti ufficiali) in realtà, quando il progetto venne alla luce e fu ufficialmente abbandonato, proseguì clandestinamente; figuriamoci se gli americani, che per coltivare i propri interessi non hanno scrupoli di niente, avrebbero mai rinunciato a questa possibilità. E le tecniche implementate negli anni ’50 sono state finemente affinate negli anni, anche grazie alla tecnologia.

Da diversi anni sono anche disponibili armi psicotroniche, di cui il russo Putin non solo ha ammesso l’esistenza, ma persino il loro utilizzo (vedi l’articolo, che contiene ulteriori approfondimenti). Delle tecniche di controllo mentale inoltre ne ha parlato anche l’ormai ex magistrato Paolo Ferraro.
Tecniche di controllo mentale sono utilizzate anche in Italia. A fine articolo riporto l’interessante Dossier sul controllo mentale e la tortura tecnologica in Italia, redatto nel 2006 a cura di Michele Fabiani con la collaborazione, tra gli altri, di Paolo Dorigo, a cui è stato impiantato un microchip nel cervello, su mandato probabilmente della Cia. Una tremenda vicenda emersa alcuni anni fa, che illustro di seguito.
Paolo Dorigo fu arrestato perché ritenuto responsabile dell’attentato, rivendicato dalle BR, compiuto nella notte fra il 2 e il 3 settembre 1993 alla base americana di Aviano. (Vedi l’articolo di Repubblica del 27 Ottobre 1993)
E qui, apro subito una parentesi:

Il collegamento con le BR suscita perplessità, visto che le organizzazioni terroristiche di estrema sinistra, forse anche in modo inconsapevole, hanno fatto il gioco dei poteri forti mondialisti, visto che secondo le rivelazioni (basate su documenti, quindi più che fondate) del Presidente Onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato, dietro alla “strategia della tensione” e alle “stragi di statoci sarebbe la longa manus del gruppo Bilderberg: questo è quanto è emerso dalle indagini del giudice Emilio Alessandrini, ucciso, guardacaso, da “Prima linea” una organizzazione di estrema sinistra contigua alle Brigate Rosse, che furono anche protagoniste del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, dietro al quale ci sarebbe nuovamente il gruppo Bilderberg. Tra l’altro la magistratura ha recentemente riaperto il caso proprio grazie alle dichiarazioni di Imposimato, in occasione di una puntata di Porta a Porta.
Torniamo al caso Dorigo:
Durante il periodo di carcerazione, nel corso di una operazione chirurgica a Dorigo è stato impiantato un microchip nel cervello: realtà accertata con una TAC. Dorigo se ne è accorto perché ha iniziato ad accusare una serie di disturbi mentali che descrive nei video che vi proponiamo di seguito:








Dopo aver scoperto la presenza del microchip, Dorigo ovviamente voleva farlo rimuovere: ma non è riuscito a trovare un chirurgo disposto ad operarlo, ed è arrivato al punto, alcuni anni fa, di fare uno sciopero della fame.

Anche se l’individuo in questione è stato arrestato per aver commesso un attentato alla base USA di Aviano, pensare che gli sia stato impiantato un microchip r-fid è davvero spaventoso; ovviamente questo tipo di trattamenti non è contemplato da nessuna legge, ed è allucinante che in Italia accadano anche queste cose. Siamo a tutti gli effetti una colonia degli Stati Uniti, e oltre ad avallare tutte le azioni degli USA, le nostre istituzioni offrono loro collaborazione su tutti i fronti: dalle guerre alle operazioni “sotto copertura”, come il rapimento dell’Imam di Milano Abu Omar. E sicuramente Dorigo non è l’unico ad avere subito un trattamento di questo tipo.

La domanda sorge spontanea: per quale motivo è stato “chippato” ?!?

C’è chi sostiene che si tratti di un “metodo di tortura“, ma questa ipotesi appare poco realistica: certo alla CIA o chi per loro non interessano “vendette” o altro. Inoltre certo non vogliono che questioni come questa vengano alla luce.

Se l’intento fosse stato semplicemente quello di monitorarlo, seguire i suoi spostamenti, avrebbero potuto inserire il chip su una mano, o comunque in altre parti del corpo. Il fatto che sia stato chippato vicino al cervello, fa presumere che l’intento sia quello di interagire con il cervello, ed i disturbi accusati da Dorigo dimostrano che il microchip ha interferito con la sua attività cerebrale. C’è da dire che i microchip R-Fid secondo alcuni scienziati sarebbero in grado di interagire con il cervello anche quando inseriti in altre parti del corpo, visto che trasmettono impulsi elettrici simili a quelli utilizzati dal cervello per “impartire gli ordini” agli organi, mediante il sistema nervoso.

E’ risaputo che i soggetti sottoposti a controllo mentale sarebbero stati impiegati, tra le altre cose, anche per commettere omicidi. Persone che condocono una vita normale, soldati ”dormienti” ai quali al momento opportuno viene ordinato di commettere un omicidio, magari in modo plateale, per poi suicidarsi. Il responsabile viene subito arrestato, e l’opinione pubblica pensa al “folle” di turno, senza suscitare alcun sospetto. In Usa ci sarebbe un vero e proprio esercito di cosiddetti “manchurian candidate“…

Ovviamente si tratta solo di un’ipotesi, ma certo una persona che ha frequentato certi ambienti ed è già stata condannata per aver commesso un attentato a danno degli USA è un ottimo elemento per questi scopi. Se una persona con questo “curricula” avesse commesso un reato,

Alessandro Raffa

Dossier sul controllo mentale e la tortura tecnologica in Italia, redatto nel 2006 a cura di Michele Fabiani:



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