mercoledì 9 ottobre 2013

Assenteismo ed evasione fiscale: legittima difesa, ecco perché – Terza guerra mondiale parte VI


Assenteismo ed evasione fiscale: legittima difesa, ecco perché – Terza guerra mondiale parte VI
di Alessandro De Angelis

Immaginate che un ladro a fine mese venga a rubarvi il vostro stipendio per intero e, non contento, vi applichi anche degli interessi sullo stipendio che vi ha rubato che non potrete ovviamente ripagargli. Un bel giorno verrà poi a chiedervi la vostra casa in quanto gli siete debitori degli interessi che non gli avete dato. A questo punto andate da un giudice per cercare di risolvere la faccenda ma questo vi dà torto e vi fa notare che ci sono leggi che il ladro ha fatto emanare dai politici affinché sia legalizzato il suo furto nei vostri confronti condannandovi inoltre a pagare le spese processuali. Il ladro, oltre che i politici, ha corrotto anche i mezzi d'informazione che non parlano della vicenda e per quanti sforzi facciate non vi resta altro da fare che nascondere parte dello stipendio che mensilmente vi ruba per poter almeno sopravvivere. Ma il ladro è furbo e vi manda controlli da parte della Guardia di Finanza per accertamenti.
In una situazione del genere in uno Stato democratico siete colpevoli, oppure innocenti? Innocenti direte voi, è ovvio. Bene, allora noi non viviamo in uno Stato democratico ma sotto una dittatura travestita da democrazia; vediamo perché il commerciante ha solamente l'evasione fiscale come arma di difesa ed il dipendente pubblico – che è impossibilitato ad evadere – solamente l'assenteismo.
Nel 1971, con la fine degli accordi di Bretton Wood, il denaro perse la sua controvertibilità con l'oro. A quel punto il denaro cartaceo aveva perso il suo valore, essendo impossibilitato il cittadino ad andare in banca per chiedere il corrispettivo in oro del denaro che poteva chiedergli in cambio. Fino al 1971 le banche mettevano al passivo il denaro che stampavano, ma dopo questa data avrebbero dovuto accreditarlo, in quanto il valore del denaro era indotto dal popolo che decideva di accettarlo come strumento di misura del valore dei beni e dei servizi che produceva. Invece le banche centrali continuarono ad addebitarlo allo Stato – e quindi al popolo – con un'usura del 200% più interessi, esattamente come il ladro di cui parlavo all'inizio con il vostro stipendio. Cosi l'8 marzo 1993 Giacinto Auriti, docente di diritto, denunciò il governatore della Banca d'Italia Azeglio Ciampi e Fazio per truffa, istigazione al suicidio, usura e associazione a delinquere. Il procuratore della Repubblica di Roma, Ettore Torri, lo chiamò dicendogli che egli aveva dimostrato l'elemento materiale del reato, ma che mancava il dolo, perché così era sempre stato, tanto da diventare una prassi.

Tornando al parallelo iniziale, è come se voi denunciate il ladro che vi ruba tutto lo stipendio ed il giudice lo assolve dicendo che sono ormai anni che vi ruba e quindi – invece che essere un'aggravante – la consuetudine a rubarvi estingue il reato. Sì – potreste giustamente obiettare – ma se la Banca d'Italia è un ente di diritto pubblico non vi è reato. Invece no, perché il 29 gennaio 1992, viene emanata la legge 35/92 Amato-Carli per la privatizzazione di istituti di credito e di enti pubblici. Banca d'Italia viene privatizzata in palese violazione con l'art. 3 del suo statuto, che recita: “In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici”.
Non bastasse, il 7 febbraio 1992 viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli (ex governatore di Banca d'Italia) attribuisce alla Banca d'Italia la “facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro”, cosicché, da questo momento, è Banca d'Italia a decidere per il nostro stato il costo del denaro, ovvero gli interessi con cui ripagare la stampa del denaro.
Successivamente, il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, il ministro degli Esteri Gianni De Michelis e il ministro del Tesoro Guido Carli firmano il trattato di Maastrich, con cui viene istituito il sistema europeo di banche centrare (SEBC) e europea (BCE), che ha il compito di emettere la moneta unica (Euro) e di gestire la politica monetaria.
Il 4 gennaio 2004 si scoprono le quote di partecipazione di Banca d'Italia che è in mano, per il 95%, a banche private, mentre solo il 5% è ancora in mano allo stato attraverso l'INPS.
Nel 2006 il governo Prodi modifica lo statuto 3 di Banca d'Italia che la voleva un ente di diritto pubblico.
Come avete potuto vedere, il ladro-banchiere aveva corrotto la classe politica che si era però inguaiata in quanto nell'emanare queste leggi aveva ceduto la sovranità monetaria violando due articolo fondamentali della costituzione: l'art. 1 (“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione”)e l'art. 11 (“L'Italia […] consente in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni”) e l'art. 11 della costituzione consente limitazioni – ma non cessioni! – della sovranità nazionale, che inoltre, per quanto riguarda la sovranità monetaria, non è stata ceduta neanche in condizioni di parità, poiché le quote di partecipazione non sono sono paritarie e vi fanno inoltre parte stati, come l'Inghilterra, che non fanno parte dell'euro, ma che partecipano alle decisioni di politica monetaria del nostro stato.
I rischi che correvano erano enormi, difatti il codice penale 241 recita: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato, o una parte di esso, alla sovranità di uno stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza dello Stato, è punito con l'ergastolo”; inoltre l'art. 283 del codice penale recita: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello stato o la forma del governo con mezzi non consentito dall'ordinamento costituzionale dello stato, è punito con la reclusione non inferiore ai 12 anni.”
Infatti i nostri cari politici hanno ceduto un potere indipendente e sovrano del nostro stato ad un organismo privato ed anche esterno allo Stato stesso. Rendendosi conto della gravità di questi reati, il 24 febbraio 2006 con la legge n. 85 introducono le “modifiche al codice penale in materia di reati d'opinione” e verranno modificati proprio gli art. 241, riguardanti gli attentati contro l'indipendenza, l'integrità e l'unità dello stato, 283, relativo all'attentato contro lo stato, 289, che riguarda l'attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali, ovvero attentati alle istituzioni democratiche del nostro stato.
A questo punto l'ipotesi del vi – anzi ci – vengono a rubare tutto lo stipendio più interessi è diventata realtà e quindi visto che il nostro Stato si dice democratico, non volendo ammettere la dittatura che ci è stata imposta grazie ai politici traditori, è lecito esercitare la legittima difesa, che deve essere garantita anche dai vari corpi di Stato quale Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri ecc. L'unica arma di legittima difesa che ha il commerciante è l'evasione fiscale, mentre il dipendente pubblico l'assenteismo e questo, si badi bene, solamente per limitare i danni, il resto si farà dichiarando il debito detestabile in quanto contratto con una truffa che ha inoltre danneggiato lo Stato nella figura dei cittadini – e non certo dei politici –, riappropriandoci infine della sovranità monetaria attraverso una Banca del popolo.
Una volta imparata la lezione, ricordatevi che chiunque venga a proporvi titoli di Stato, ovvero titoli di debito, vuole fregarvi. Occhio perciò a non farvi trarre in inganno dal caro Paolo Barnard con la MMT, dove non si richiede la sovranità monetaria e dove si propone una smisurata emissione di titoli di Stato che genereranno interessi verso chi è più ricco e può comprarli a scapito del popolo che aumenterà sempre più il suo divario di ricchezza con i ricchi.
Invitiamo infine tutti gli interessati all'evento – che si terrà a Morcone (BN) il 12 e 13 ottobre 2013 presso l'Auditorium di san Bernardino – “La più grande truffa di tutti i tempi”, dove il sottoscritto relazionerà sia sabato che domenica sulla truffa del debito pubblico, sulla causa e sulla risoluzione della crisi. Parteciperanno il senatore Marra, il deputato Sibilia e tanti altri intellettuali di primissimo livello, con la moderazione di Salvo Mandarà. Gli interventi saranno riprodotti in diretta streaming.


Alessandro De Angelis
scrittore e ricercatore antropologo

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