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mercoledì 30 gennaio 2013


Riceviamo e pubblichiamo:

Quali requisiti occorrono in Italia per ottenere un certificato di abilitazione all'insegnamento nelle
scuole secondarie? La risposta è: dipende.

Se, affidandoti alle leggi del caso ed alla fortuna, per anni hai scelto la provincia giusta o ti sei
inserito in una paritaria per semplice colloquio allora puoi ottenere l'abilitazione solo grazie al
servizio di docenza prestato, e sulla qualità dello stesso si può soprassedere totalmente.
Con buona pace del merito, che dovrebbe stabilirsi secondo regolari e sistematiche selezioni.
Di cosa stiamo parlando? Di una procedura di abilitazione, quella del TFA “Speciale”, con antenati
vecchi di quarant'anni, quando il reclutamento degli insegnanti, viste le “vacche grasse”, poteva
essere tutt'altra cosa. Procedura così tanto caldeggiata da forze politiche e sindacali da indurre il
Ministro della Pubblica Istruzione Francesco Profumo, la stessa persona che ha parlato spesso di
“merito” e di “svecchiamento” della classe docente, a gravose modifiche al DM 249/10
concernente i nuovi criteri di reclutamento e formazione degli insegnanti.

Mancano ormai poche ore per sapere che destino avrà questa nuova proposta formativa: una convocazione della Commissione VII del Senato è prevista per giorno 29 c.m. proprio per discutere anche dei regolamenti sul percorso di abilitazione riservato, visto che il Consiglio di Stato ha espresso parere positivo con “osservazioni”. Parere che delude coloro i quali si apprestano a seguire, o in molti casi stanno già seguendo, i corsi per l'abilitazione alla docenza erogati dalle università, dopo essersi sottoposti alle selezioni del TFA Ordinario.


Il perché di questo disappunto salta subito all'occhio: l'accesso al percorso di tirocinio abilitante “Speciale”, proprio in quanto governato da criteri riguardanti esclusivamente la durata del servizio prestato negli istituti di istruzione, non prevede alcuna prova di ingresso volta a verificare le conoscenze da parte dei candidati. Eppure la possibilità di partecipare alle selezioni in ingresso del percorso ordinario, per le classi di concorso per cui esso è stato bandito dopo ben cinque anni di vuoto normativo, è stata naturalmente concessa anche a chi avesse già avuto i requisiti per il percorso “riservato”, insieme ad un riconoscimento senza tetto massimo del servizio a selezioni ultimate .

Perché possesso delle conoscenze disciplinari ed esperienza non stridono affatto: bisogna solo che si sappia che sono concetti distinti.

Il Tirocinio Formativo Attivo Ordinario (TFA)  prevede infatti l'apprendistato, ma solo dopo che si sia controllato con il processo selettivo che l'aspirante docente abbia conoscenze sui contenuti di insegnamento. E la giustificazione di questo iter ha un fondamento semplice: una cosa è “sapere” o “saper fare”, un'altra essersi trovati in condizioni fortunose di “fare”, anche per molti anni di seguito, grazie alla convocazione di un preside sprovvisto di personale abilitato.

Oltre al danno anche la beffa per chi si appresta a seguire i corsi di TFA ordinario: i due titoli abilitanti saranno, ovviamente, equipollenti, e nelle graduatorie di reclutamento per i contratti a tempo determinato la persona abilitata dopo una selezione si troverà sempre in posizione meno utile rispetto a chi ha usufruito del percorso “speciale”, semplicemente perché ha prestato meno servizio. Nemmeno una voce politica che si sia alzata per difendere pubblicamente questi cittadini penalizzati. Il silenzio più cupo.

Detto questo, non si vuole correre il rischio di essere equivocati: lungi dal pensare che chi non abbia superato una selezione sia automaticamente un cattivo insegnante, e lungi dal pensare che chiunque ne abbia superata una sia un esempio di perfetto docente, rimane il fatto che bisogna stabilire un accesso programmato all'abilitazione alla professione. E dei criteri che regolino tale accesso; criteri che sembreranno sempre ottimali per alcuni, accettabili per altri, pessimi per altri ancora. Ma che devono essere comunque uguali per tutti.

Perché mai in un Paese qualcuno dovrebbe sottoporsi ad un concorso e qualcun altro no per ottenere la medesima idoneità all'esercizio della medesima professione? E, in un Paese che procede già lentamente verso la modernizzazione e la competitività, è giusto continuare a concedere titoli professionalizzanti per sola “anzianità” di servizio?

Proviamo a riflettere: avete mai sentito parlare di chirurghi che vengono riconosciuti tali solo in base alle ore trascorse in sala operatoria? Di avvocati in base alle ore trascorse in tribunale? Di architetti o ingegneri in base alle ore trascorse a progettare? E mandereste, pertanto, vostro figlio a scuola sapendo che i suoi insegnanti, talentuosi o no che siano, si sono rifiutati di essere valutati in ingresso, a maggior ragione quando finalmente una regolare procedura è stata messa in atto allo scopo a partire da questo anno accademico? Stando ai fatti nessuna commissione può certificare nulla riguardo le conoscenze di un docente che non si sottopone a verifica. Nè tantomeno è tenuto a farlo un dirigente scolastico che attinge da una graduatoria di aspiranti insegnanti alla quale si accede semplicemente con il possesso del titolo di laurea.

Prima di lamentarci della qualità dei docenti dei nostri figli dovremmo porci quindi delle domande sul sistema di reclutamento degli stessi che alcune procedure al vaglio in questi giorni vorrebbero perpetuare. Proviamo a ripartire da qui, affinché la questione della formazione degli insegnanti, ritenuta tradizionalmente “di settore”, diventi finalmente ed una volta per tutte una questione di opinione pubblica. Anzi, siamo pronti a ripartire da qui, utilizzando in questa diatriba “TFA Ordinario Vs TFA Speciale” tutti i mezzi che il diritto mette a nostra disposizione.

Perché la scuola non sia più merce di scambio, rimanga fuori dalle diatribe politico-sindacali e si inizi a concepirla come il naturale albergo del merito. Per il bene dell'intero Paese.

Domenico Prellino

per il Coordinamento Nazionale Studenti TFA ordinario



Vedi anche: L'appello di una studentessa del "TFA Ordinario" per i propri diritti

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