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lunedì 8 ottobre 2012
La Merkel visita Atene: i sindacati proclamano scioperi ed il governo vieta le manifestazioni ma teme pesantissime contestazioni fuori dal parlamento: il cordone di sicurezza sarà di 7.000 agenti, numeri da "G8". I cittadini greci potrebbero "ricordarsi" di colei che lucrato sui loro problemi costringendo il governo ellenico ad acquistare armi in cambio di "aiuti" fino ad arrivare recentemente a chiedere che i cittadini greci  lavorino 6 giorni su 7...
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di Francesco De Palo

Settemila agenti di polizia per garantire l’incolumità della cancelliera. Previste manifestazioni di protesta all’esterno del Parlamento. Un cordone di sicurezza, come non si vedeva dalla visita di Bill Clinton del 1999. Il ministro delle Finanze tedesco Schaeuble:“L’arrivo di Merkel non autorizza automaticamente l'erogazione di nuovi aiuti"


Settemila agenti di polizia provenienti da tutte le regioni della Grecia per garantire l’incolumità dellacancelliera, manifestazioni di protesta previste all’esterno del Parlamento e anche del Megaro Maximos (dove si svolgerà il vertice) con i sindacati a gridare tutto la loro disperazione, rischio attentatiper la delicatezza sociale del momento. E un cordone di sicurezza, come non si vedeva dalla visita di Bill Clinton del 1999, a protezione dell’ambasciata tedesca e del Goethe Institut. Martedì Atene sarà blindata per l’arrivo di Angela Merkel, forse uno degli appuntamenti più delicati per il paese in crisi da un triennio, e nonostante ciò il ministro delle finanze tedesco Schaeuble spegne gli entusiasmi sotto l’Acropoli: “L’arrivo di Merkel in Grecia non autorizza automaticamente l’erogazione di nuovi aiuti. La giurisdizione di questa materia appartiene alla troika. Il resto è solo immaginazione”.
I sindacati greci promettono una protesta ferma e decisa. “L’errore di un memorandum di cui non si vede la fine è politico – ammette al fattoquotidiano.it Anestis Statis, portavoce del sindacato Gsee – non sono provvedimenti per i lavoratori, ma contro di essi. Vogliono far pagare il conto della crisi a chi guadagna un salario da settecento euro e non è giusto. I lavoratori, i pensionati edisoccupati non possono essere unico bersaglio delle politiche punitive dell’Ue”. Gli fa eco il suo omonimo del sindacato Pame, Iorgos Kotikos, secondo cui queste sono “misure barbare che un governo democratico non dovrebbe avallare in nessun caso”. Mentre secondo Vassilis Kiriakakis, deputato del Syriza, l’unica speranza per il popolo greco sta in un cambio alla testa del governo “che protegga un bene primario come il lavoro e non lo esponga alla mercé degli stranieri, per questo nelle prossime quarantott’ore saremo in tutte le piazze delle città greche per dire il nostro noalla distruzione di un valore costituzionale come il lavoro”.
L’”accoglienza” per frau Angela inizierà già dal questo pomeriggio con i lavoratori aderenti ai sindacati Gsee e Adedy che raggiungeranno a piedi piazza Syntagma per un sit in di protesta. Mentre il partito degli Indipendenti greci si riunirà all’esterno dell’ambasciata tedesca nelle stesse ore. Martedì dalle ore 13 nuovo raduno dinanzi al parlamento e in piazza Omonia. Per questo tutti i servizi pubblici saranno interrotti dalle 12 di martedì sino alle ore 15. Durante le manifestazioni saranno chiuse a titolo precauzionale le stazioni della metropolitana nel centro di Atene, in Evangelistrias, Syntagma, Panepistimiou e Omonia. Invita a un nuovo sciopero generale la leader comunista del Kke Aleka Papariga, secondo cui la visita della cancelliera altro non è che un supporto al governo di Samaras per intimidire e ridurre al silenzio i cittadini onesti, per questo invita tutti i lavoratori ad un’altra imponente mobilitazione generale.
“Sarebbe un errore se vi fossero reazioni violente – osserva invece Christos Alexandris, vicedirettore del quotidiano Lamiakos Typos – dobbiamo comprendere che senza gli europei oggi saremmo un popolo povero e alla fame. Ciò che conta è l’immagine che diamo all’esterno e in questo momento in cui si discute dei prossimi aiuti non so quanto proteste e tumulti gioverebbero”.
La visita è figlia del doloroso compromesso non ancora raggiunto tra il governo e la troika, che comprende tagli per 12 miliardi di euro. Alla vigilia di un inverno che si preannuncia molto rigido per l’economia ellenica ormai in caduta libera, da Bruxelles non pochi sono gli spifferi che vogliono un rallentamento nelle trattative sul caso Grecia, causa elezioni americane e numeri incrociati sempre più sconfortanti, come il rapporto deficit-pil e il tentativo di prorogare l’attuazione delle misure su cui si è innescato un ampio dibattito nei giorni scorsi. Il premier Samaras auspica che il sostegno tedesco stimoli l’ottimismo di creditori e investitori, oltre che lo alleggerisca dellapressione interna, con più di una voce che paventa un rischio caduta per l’esecutivo guidato dal conservatore di Nea Dimokratia. E con all’orizzonte l’appuntamento del 18 ottobre, con un vertice europeo che forse non avrà un valenza cruciale. Per queste ragioni gli analisti vedono nella visita della Merkel ad Atene la volontà di essere fisicamente “al centro” della crisi europea. E, aggiungono fonti della cancelliera, intende far passare il messaggio che non ha nessuna intenzione di lasciare la Grecia senza denaro. Merkel-Samaras, un rapporto che non era iniziato sotto i migliori auguri, con commenti non certo lusinghieri da parte di Berlino alle richieste del premier greco il giorno successivo alla vittoria elettorale di giugno. Ma la sua visita a Berlino lo scorso 24 agosto ha rotto il ghiaccio e recuperato anche sul piano personale un rapporto al momento definito “equilibrato” e nonostante i continui attacchi di altri membri del governo, come il ministro delle finanze Schaeuble.
Senza dubbio, oltre che di politica e di spread, si parlerà anche e ancora di affari: dalla Germaniaci sarebbe l’intenzione di investire in Grecia e non in modo occasionale, ma specificatamente in centrali elettriche. Per questo sembra che sarebbe già stata approntata dal team economico della cancelliera una bozza di un piano in dieci punti che potrebbe costituire la base di azioni mirate su tutto il territorio ellenico, anche per trasferire la tecnologia teutonica in settori in emergenza come la gestione dei rifiuti. Intanto si registra una “dichiarazione positiva” da parte della commissione europea. Secondo quanto riferito dal commissario Olli Rehn, i ministri delle finanze sono tenuti a rilasciare una dichiarazione positiva sui progressi della Grecia verso il conseguimento degli obiettivi della disciplina di bilancio, presupposto all’erogazione della successiva tranche di aiuti. “E’importante che il processo sia completato nelle prossime settimane – ha osservato – i negoziati hanno compiuto buoni progressi in questi ultimi giorni ed è per questo che mi aspetto che l’Eurogruppo fornirà una dichiarazione positiva e di supporto”. Di progressi significativi parlano anche fonti del Fondo Monetario Internazionale. Ma è evidente che la dichiarazione positiva dall’Eurogruppo e del vertice dell’Fmi è solo un’anticamera, seppure rilevante, alla concessione dei 31,5 miliardi di euro utili per non far fallire un pese che è già tecnicamente fallito. Sembra che la decisione finale non sarà presa in occasione dell’eurovertice del 18 ottobre bensì a fine novembre. Anche perché il report della troika verrà ultimato non prima del 20 ottobre.
Infine si apprende che il partito Sinistra Democratica, che insieme con il socialista Pasok sostiene il governo di coalizione, voterà sì al pacchetto delle nuove misure di austerità: lo ha deciso a larga maggioranza, 80 voti a favore su 104 votanti, il Comitato Centrale del partito. Il leader del partito Fotis Kouvelis: “Siamo la sinistra della responsabilità”.

Twitter@FDepalo



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