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venerdì 19 ottobre 2012
A Fukushima viene coltivata una varietà di pesca che prende il nome della città: "pesche Fukushima". Ovviamente dopo il disastro nucleare tutte le nazioni hanno bloccato le importazioni dal Giappone dei prodotti che potrebbero essere contaminati, una scelta obbligata che ha provocato "un disastro nel disastro" per interi settori dell'economia della prefettura di Fukushima, che stenta a ripartire nonostante la caparbietà e l'impegno dei giapponesi. Nei mesi il governo giapponese, che si è contraddistinto per le omissioni e le menzogne spudorate che hanno caratterizzato la gestione del disastro, ha intrapreso iniziative per cercare di riprendere i rapporti commerciali e rompere questo "embargo" che immobilizza interi settori dell'economia, i rappresentanti di vari patner commerciali sono stati invitati per "constatare che la situazione è tornata alla normalità" e che i prodotti giapponesi sono sicuri: e a distanza di un anno e mezzo dal disastro le autorità thailandesi hanno deciso di riprendere l'importazione di pesche e altri prodotti: una decisione che molti ritengono più dettata dalle pressioni o dalla volontà di compiacere uno dei principali patner commerciali della Thailandia, dopo Cina e Vietnam, che dal "buon senso"... voi mangereste pesche coltivate a pochi km di distanza da una centrale che tutt'oggi non ha smesso di rilasciare radiazioni? Vedi il DOSSIER FUKUSHIMA

Staff nocensura.com
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pesche nucleari 2
Di Roberta Ragni
Pesche: frutto dolce, succoso, profumato. Ma anche "nucleare".  Almeno in Tailandia, primo Paese al mondo a importare le prime pesche coltivate nella prefettura di Fukushima dopo il disastro nucleare, che dalle disastrate terre nipponiche sono arrivate nei  negozi di alimentari di Bangkok Mercoledì scorso. I funzionari di Fukushima sperano che questo aiuterà a dimostrare che non tutti i prodotti della regione nord-orientale giapponese devono temere per le radiazioni.
Le pesche Fukushima erano un'esportazione di successo verso altri Paesi asiatici, tra cui la Thailandia, la Cina e Taiwan. Ma dopo il disastro nucleare innescato l'11 marzo 2011 dallo tsunami, tutti hanno detto subito stop alle importazioni di qualsiasi prodotto alimentare proveniente dalla regione giapponese di Tohoku. Ora, però, a distanza di 18 mesi dal disastro, la Thailandia ha deciso di ricominciare a importare, dopo che i propri distributori, invitati in Giappone ad Agosto dal governo della prefettura di Fukushima, hanno potuto vedere con i propri occhi che le pesche erano sicure e libere dalle radiazioni.

Oggi, giorno dell'ufficiale addio al nucleare, anche se solo tra 30 anni,  gli importatori sono molto soddisfatti: 250 chilogrammi di "Yuzora", qualità di pesca nota per la consistenza vellutata e il sapore dolce, verranno vendute in Thailandia. Yusuke Kimura, rappresentante del governo della prefettura di Fukushima, ribadisce che si tratta di un prodotto assolutamente sicuro, augurandosi che i frutti non siano acquistate solo per sostenere la ripresa dell'economia nipponica, ma semplicemente per il loro gusto delizioso. Ora la domanda sorge spontanea: ci sarà davvero da fidarsi? I tailandesi dicono di sì e addentano senza paura i "frutti del nucleare".

fonte: greenme.it

1 commenti:

Anonimo ha detto...

I video non sono visibili. Risultano "privati".

Ora dire che i thailandesi addentano soddisfatti 250 kg di pesche, mi pare una esagerazione. In Thailandia le pesche costano una cifra che non è certamente alla portata delle tasche della maggior parte della popolazione. E infatti 250 kg sono una quantità risibile.

Tra l'altro se fossero radioattive ci sarebbe un problema ben più grave che l'addentarle. La radioattività verrebbe emessa anche dalle pesche radioattive e contaminerebbe l'aeroporto di Bangkok. Pensate che non ci siano controlli di radioattività in uno dei più grandi aeroporti dell'Asia?

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