Tre province olandesi vietano coffee shop ai turisti: torna spaccio e problemi

Cannabis
Dal 1° Maggio 2012 nelle tre province del sud olandese, al confine con Belgio e Germania, è stato proibito l'ingresso ai turisti nei coffee shop: una misura che dal 1° Gennaio 2013 sarà estesa a tutte le città olandesi, compresa la capitale Amsterdam. Gli effetti negativi - descritti nell'articolo di seguito - sono stati immediati: lo spaccio è tornato per le strade, quasi 400 persone sono state denunciate per reati connessi alla vendita o al consumo di marijuana (reati che fino all'entrata in vigore del divieto non erano considerati tali), il turismo è in diminuzione e sono stati persi posti di lavoro. 

Staff nocensura.com

L’OLANDA VIETA LA VENDITA DI MARIJUANA AI TURISTI, LE CITTA’ SI RIBELLANO
di Giulia Cortese


Il primo maggio 2012 è stato introdotto nelle tre province meridionali olandesi del Noord-Brabant, Limburg e Zeeland il cosiddetto “Erba-pass“, provvedimento che ha come scopo di consentire l’acquisto della cannabis solo ai cittadini olandesi registrati, allontanando i consumatori stranieri. A partire dal 2013, la norma sarà obbligatoria in tutto il Paese. A soli quattro mesi dalla sua introduzione, nelle tre province “pioneristiche” si possono notare dei risultati negativi. I primi rapidi studi dimostrano che i giovani olandesi, di età compresa tra i 18 e i 24 anni, così come gli immigrati, si rifiutano di farsi registrare. Ne consegue la rinascita di una vasta rete di spaccio illegale nelle strade, cosa che permette ai consumatori non solo di risparmiare denaro, ma dà loro modo di evitare di rispondere a domande sulla loro età e nazionalità. La gran parte dei trafficanti di strada sono minorenni di origine marocchina, albanese, ungherese, rumena o provenienti dal nord della Francia.
Nello stesso giorno dell’introduzione della norma nelle tre province olandesi, il radicale Marco Cappato ha compiuto unadisobbedienza civile a Maastricht, , proprio contro l’introduzione del “pass”, che finora ha recato solo danni al Paese: da allora la storica città di Maastricht, ad esempio, riceve molti meno turisti; le province di Limburg, Noord-Bramant e Zeelandsono colpite da una nuova ondata di disoccupazione, a causa della chiusura di numerosi coffee-shop, che venivano usati principalmente per l’acquisto di droghe leggere. Questi ultimi hanno dovuto tutti installare delle barriere elettroniche(tornelli in stile metropolitana) che non si possono varcare se non si è in possesso dell’erba-pass. Coloro che la possiedono sono appositamente schedati come consumatori di cannabis. Gli altri restano fuori, anche se la loro unica intenzione fosse quella di andare in bagno.
Sempre dal primo maggio in poi, nella provincia Limburg sono state arrestate 386 persone per spaccio e/o acquisto di erba, tutte giovani e provenienti da Olanda, Belgio e Germania. Nella lotta alla marijuana sono stati schierati una grande quantità di poliziotti del Paese, ma un portavoce della polizia nazionale dice: “ne verranno altri”. I danni dovuti all’introduzione del “pass” ci sono già, ma saranno probabilmente i primi di una lunga serie.

Jo Smeets, portavoce della “Fondazione per la Difesa del Personale dei Coffee-shop nei Paesi Bassi” dice: “Ristoranti, ma anche negozi di abbigliamento e altre piccole imprese rischiano la bancarotta. Molti dimenticano che i turisti che compravano erba, sia nazionali che stranieri, sono persone benestanti, non interessate esclusivamente all’erba”.
Il Partito Radicale, da sempre impegnato nelle battaglie per i diritti civili nel mondo, afferma la necessità di cancellare tutte quelle proibizioni che impediscono le scelte individuali e che non recano danno ad altri. Per quanto riguarda il consumo e il commercio delle piante e sostanze stupefacenti, sia per uso personale che per esigenze mediche, solo una regolamentazione legale di questi fenomeni potrà garantire le libertà individuali quanto uno sviluppo umano ed economico sostenibile nel mondo.
L’esperienza olandese è l’ennesima conferma che il proibizionismo non funziona come strumento di lotta alla tossicodipendenza e allo spaccio illegale. Quanto all’Italia, è palese che lo stato non ha alcun interesse alla legalizzazione delle droghe leggere- sia essa finalizzata al sostegno della libertà dell’individuo piuttosto che all’eliminazione della droga stessa- e preferisce mantenere in vita la situazione esistente. Il proibizionismo non ha mai prodotto vantaggi da nessuna parte, ma la cosa strana è che finora, in Italia, sembrano averlo capito in pochi.

fonte: lacritica.org


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