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domenica 19 agosto 2012

Con decreto fiscale approvato ad Aprile il Governo Monti ha condonato la promozione a dirigente di 767 funzionari dell’Agenzia delle Entrate privi dei necessari requisiti e senza concorso (vedi Dirigenti (superpagati) nominati senza concorso? E Monti condona tutto)
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Di seguito l'articolo di lapennadellacoscienza.it
Quando l’Agenzia delle Entrate fu costituita con il decreto nr.300 del 1999 in seguito alla riforma Bassanini sull’ organizzazione del governo, fu consentito di derogare all’articolo 24 del regolamento dell’Agenzia, immettendo in ruolo personale non dirigenti in ruoli manageriali vacanti fino all’istituzione del nuovo bando concorsuale. Questi manager, nominati senza concorso e senza requisiti, avrebbero dovuto sopperire ad una situazione temporanea di avvio dell’ente. Tuttavia dal 2000,  i concorsi non sono stati banditi, mentre il Comitato di Gestione, a fine anno emetteva delle delibere, in base alle quali, venivano riconfermati quelli che potremmo definire “facenti funzioni di manager” con il conseguente stipendio da manager legittimati solo da un incarico attribuito in via provvisoria.
Questa categoria di dirigenti nominati senza aver sostenuto concorso sono 767 su 1143.
Per l’associazione di categoria Federazione dei funzionari, elevate professionalità e dirigenti della Funzione pubblica e delle Agenzie dopo anni di attesa ha fatto ricorso al Tar del Lazio che si è pronunciato con sentenza nel luglio 2011 che ha confermato l’illegittimità del metodo di nomina. La sentenza del Tar riporta quanto segue: “una deroga così ampia sul piano quantitativo e temporale è valsa ad introdurre e consolidare nel tempo una situazione complessiva di grave violazione di principi fondamentali di regolamentazione del rapporto di pubblico impiego e delle garanzie relative all’accesso alle qualifiche, alla selezione del personale e allo svolgimento del rapporto.”

I dirigenti nominati hanno fatto ricorso in appello, sulla sentenza del Tribunale del Lazio avrebbe dovuto pronunciarsi il Consiglio di Stato entro il 20 di marzo. Stranamente, ma non troppo, l’udienza è stata posticipata al 3 luglio 2012. Quindi è stato impedito che il Consiglio di Stato si pronunciasse per consentire al decreto fiscale di intervenire sanando la situazione ovvero confermando i dirigenti impropriamente nominati.
Finora si erano distinti due senatori che si era proclamati difensori di questa piccola casta illegittima Lucio Malan e Vidmer Mercatali, uno del PDL e l’altro del PD che avevano cercato di inserire un emendamento nel decreto Milleproroghe che sanasse la situazione. L’emendamento non fu approvato solo perché rigettato in quanto considerato non pertinente al decreto Milleproroghe.
Meglio ricordare chi sono i due personaggi.
Luciano Malan è il senatore del PDL che ha fatto parlare di se per aver tenuto dei comportamenti contrari al decoro che dovrebbe distinguere un senatore della repubblica: nel 2002 fu fotografato mentre votava per quattro volte in sostituzione di due colleghi assenti; nel 2006 durante una seduta parlamentare lanciò il libro con il regolamento del Senato contro il presidente del Senato Franco Marini, fu espulso ma per otto ore si rifiutò di uscire dall’aula; nel 2009 il Venerdì di Repubblica pubblicò la notizia che Malan avesse assunto come segretaria particolare al senato la sua seconda moglie e successivamente anche su nipote.

SENATORE MALAN
Il senatore Vidmer Mercatali del PD è nota per la vicenda che lo coinvolse nel 2011 in seguito allo scandalo del calcio scommesse che investì la squadra quando lui era presidente.
Con il decreto fiscale approvato ieri dal senato è stato introdotto praticamente lo stesso emendamento con fu proposto dalle due perle di Montecitorio: Malan e Mercatali. Il decreto fiscale, ha stabilito che in attesa di concorsi l’Agenzia delle Entrate “è autorizzata ad espletare procedure concorsuali per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti (…) Nelle more dell’espletamento di dette procedure l’Agenzia, salvi gli incarichi già affidati, potrà attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata è fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso”.
Una vergogna, l’ennesima compiuta dall’Ente che più di ogni altro avrebbe dovuto essere rispettoso delle regole e della normativa giuridica in tema di pubblica amministrazione. Ovviamente non si fa peccato ad immaginare che le nomine di suddetti dirigenti attraverso investiture di tipo feudale avranno riguardato i soliti amici di amici e raccomandati, così che l’Agenzia delle Entrate non fa altro che tutelare se stessa e i propri uomini d’oro, mentre le persone serie che aspirano a riceve un lavoro o una promozione attraverso concorso pubblico  restano e resteranno sempre tagliati fuori a favore dei raccomandati.
Responsabile di questa situazione è innanzitutto Attilio Befera  l’uomo che con le sue vessazioni sta mettendo in ginocchio l’Italia. Infatti quando gli viene riconosciuto oggi dal Senato già lo si udiva nella sua audizione alla Camera dei deputati nel 31 Gennaio del 2012 dove richiedeva che “la possibilità per l’Agenzia di procedere al reclutamento dei propri dirigenti secondo modalità idonee a valorizzare le conoscenze, l’esperienza professionale e le competenze che realmente servono per guidare i nostri uffici. Per assicurare la funzionalità operativa delle strutture – ha concluso Befera – la norma dovrebbe inoltre prevedere che, nelle more dell’espletamento delle procedure concorsuali, l’Agenzia possa continuare ad affidare temporaneamente incarichi dirigenziali a funzionari appositamente selezionati allo scopo.”


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