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lunedì 9 luglio 2012
L'unica sostanziale differenza tra l'Afganistan dei talebani e quello fatto nascere dagli "esportatori di democrazia" sta nell'oppio: ovvero da quando gli Stati Uniti sono intervenuti, la produzione è aumentata considerevolmente, secondo alcune fonti dal 2001 ad oggi sarebbe addirittura aumentata di 20 volte: in ogni caso l'incremento è stato forte e costante, rinnovando nuovi record di produzione di anno in anno. Nel 2007 la produzione di oppio è stata di 9.000 tonnellate, un incremento del 34% rispetto alle 6.724 tonnellate del 2006. Dal 2010 al 2011 la produzione è aumentata in un solo anno del 61%. Il motivo di questi continui aumenti è semplice. Coltivare oppio per i poverissimi contadini afgani rende 30-40 volte più delle altre colture, e mentre i talebani - mossi dal loro integralismo islamico - reprimevano duramente le coltivazioni, il nuovo Afganistan degli affaristi targati USA tollerano - se non incentivano - la produzione. I militari USA assistono senza intervenire, e alcuni militari sono persino finiti sotto inchiesta per uso e spaccio. Niente di nuovo, visto che è risaputo che il traffico di droga nel mondo - sia dell'eroina che della cocaina e dei derivati della cannabis - è controllato dai "poteri forti mondiali" riconducibili agli USA: le piantagioni di oppio come di coca - in alcuni casi estese come regioni d'Italia - sono li, distruggerli sarebbe fin troppo facile...
Per quanto riguarda invece i diritti umani, la situazione è sempre la stessa. E basta un PRESUNTO adulterio per "meritare" di morire...
Staff nocensura.com
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Di seguito l'articolo di Giovanni Castaldo per Agoravox
E' nella provincia di Parwan, in Afghanistan, che è stato commesso l'ultimo orrore nella scia di una lunga serie di atrocità che hanno reso i talebani tragicamente noti in tutto il mondo.
A scatenare la reazione indignata della comunità internazionale è questa volta il video dell'esecuzione a freddo con 9 colpi di AK-47 di una ragazza di soli 22 anni. Ripresa anche la folla in festa spettatrice della scena, che saluta l'orrore inneggiando all'Islam e al Corano.

Secondo la portavoce di Salangi, il governatore della provincia di Parwan, Najiba, la ventiduenne trucidata nel video, sarebbe stata la moglie di un fondamentalista talebano. Corteggiata però dal comandante di un'unità talebana, si sarebbe ritrovata suo malgrado al centro di un pericoloso ''triangolo amoroso''. Per risolvere la situazione di stallo, i due si sarebbero ritirati per un'ora in privato e, per salvare la faccia davanti alla comunità, avrebbero decretato di condannare Najiba per presunto adulterio ed eliminare fisicamente, in questo modo, il motivo del contenzioso.


Nonostante la smentita dei talebani di qualsiasi partecipazione nell'orrore in questione, le autorità a Kabul incolpano direttamente il gruppo. In linea con la condanna ufficiale del governo, arriva anche la dichiarazione di Salangi dello stanziamento di una forza di polizia consistente sulle tracce del gruppo colpevole, in un area, prosegue, dove il governo non ha mai fatto sentire una forte presenza. Il fatto, poi, che avvenimenti di questo tipo accadano con 300.000 soldati afghani dispersi su tutto il territorio ed i (ancora per poco) 130.000 soldati NATO presenti, in una zona lontana dai bastioni talebani nel sud e nell'estdell'Afghanistan, preoccupa alquanto, soprattutto in prospettiva del definitivo ritiro delle truppe NATO nel 2014.
La notizia, in aggiunta alla morte oggi di sei soldati della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf), che porta a 234 il numero dei soldati uccisi in Afghanistan dall'inizio dell'anno, raggiunge anche il summit internazionale di Tokyo. All'ordine del giorno nella capitale giapponese è lostanziamento di 16 miliardi di dollari nei prossimi quattro annni per incentivare lo sviluppo e la crescita dell'Afghanistan ed evitare che precipiti di nuovo nel caos all'alba della partenza della maggior parte delle truppe straniere nel 2014. Alla notizia dell'atroce esecuzione di Najiba, i partecipanti al summit hanno rilasciato una dichiarazione che enfatizza l'importanza della difesa dei diritti alle donne nell'assicurare un futuro pacifico al paese.
Come ha sottolineato Louise Hancock, capo Oxfam delle politiche per l'Afghanistan, alla chiusura del summit domenica, le donne afghane guardano alla comunità internazionale per la difesa di quei diritti, come quello a un'educazione, al voto e al lavoro, che sono stati duramente conquistati durante i dieci anni dalla caduta del regime talebano. "Con storie come quella di Najiba, prosegue, le aspirazioni alla libertà di quelle donne vengono frustrate nuovamente e che ciò continui ad accadere, dopo tutto il lavoro fatto, è insostenibile".



fonte: Agoravox



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