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lunedì 11 giugno 2012
dal blog di Fabio Marcelli su "Il Fatto"
Uno scorcio significativo su ideologie, mentalità e sentimenti del potere finanziario ci è offerto da un interessante articolo di Marc Roche, pubblicato su Le Monde magazine e tradotto e riprodotto daInternazionale del 1° giugno. Ne riproduciamo alcuni passaggi.
Racconta una funzionaria: “Molto presto scopri di essere un posto dove vige un’onnipresente legge della giungla… Di fatto ho preso il posto di qualcuno che mi aveva fatto il colloquio di lavoro. Una persona che di certo non immaginava di essere sostituita. L’obiettivo è incoraggiare l’aggressività ed esasperare le tensioni… Essere alla testa di un dipartimento della Goldman Sachs è orribile, perché bisogna continuamente sorvegliare i propri collaboratori per individuare i meno motivati”.
Prosegue l’articolista: “Questo culto per la vittoria ad ogni costo, quest’universo di maschi alfa, di lupi dominanti che guidano il branco, dov’è lecito tutto tranne l’insuccesso, questo teatro della finanza dove sia gli spettatori sia gli attori non sono interessati ai buoni sentimenti, tutto questo crea una cultura piena di disprezzo per gli altri. I crociati della Goldman Sachs sono un esercito di banchieri soldato, come in passato c’erano i monaci soldato: seri, asuteri, ‘puliti’ fino alla punta delle unghie, ma sempre vincitori. ..’Sono solo un banchiere che fa il lavoro di Dio’. Anche se si trattava di una battuta, le parole dell’amministratore delegato della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, dette in pieno dibattito sulla moralità della finanza e sulla presunta avidità dei banchieri, confermano questa arroganza da primi della classe.
La Goldman non è solo una macchina per fare profitti, è anche uno stile di vita. Il sistema isola i professionisti dalla realtà. Una serie di assistenti si occupa, giorno e notte, di organizzare l’agenda degli impegni e risolvere i piccoli e i grandi problemi organizzativi. I manager più importanti non prendono mai la metropolitana, ma il taxi, le auto a noleggio, gli elicotteri e i jet privati, anche se si tratta di un piccolo tragitto. Quando si parla della Goldman Sachs è più che appropriato l’accostamento al Grande fratello del romanzo 1984 di George Orwell. La polizia del pensiero, la neolingua, la priorità del collettivo sulle ragioni personali sono tutti elmeenti che si ritrovano in questa banca. I dipendenti sono sorvegliati in tutte le loro azioni”.
Mi pare che già queste breve citazioni illustrino in modo adeguato i caratteri essenziali dell’ideologia vigente in organizzazioni di questo tipo: arroganza, senso di onnipotenza ai limiti del patologico, ossessione del controllo, disprezzo per l’umanità. Rendiamoci conto che una classe politica internazionale di sprovveduti e corrotti ha affidato in taluni casi a soggetti emersi da questo contesto profondamente malato il destino di interi Paesi. E’ il caso della Grecia e quello dell’Italia, dove Monti e Papademos sono stati a lungo rotelle di ingranaggi di questo genere. Ma anche laddove, come in Germania, il governo non è direttamente in mano a questi soggetti, essi esercitano pressioni lobbystiche decisive, come documentato ad esempio da Wolfgang Hetzer, in Finanzmafia, un libro che raccomando a tutti quelli che sono in grado di leggere il tedesco.
Il problema, quindi, è mondiale. Occorre scegliere se lo sviluppo dell’umanità deve basarsi sul soddisfacimento dei diritti sociali o sull’accumulazione del capitale finanziario. E, nel caso che, come spero, ci si decida per la prima alternativa, mettere in condizioni di non nuocere le nefaste organizzazioni degli adoratori del feticcio-denaro, sciogliendole e mettendone l’immenso patrimonio a disposizione di donne e uomini di questo pianeta. Anche perché, come afferma John Lanchester in un altro articolo di grande interesse apparso sullo stesso numero di Internazionale, il sistema finanziario costituisce oggi una minaccia per la democrazia molto più di qualsiasi organizzazione terroristica. Le banche certo continueranno ad essere necessarie, ma dovrà trattarsi di banche ricondotte alle loro funzioni istituzionali e tradizionali, servizio di credito alle imprese e non parte (peraltro minore) di un potere apparentemente inarrestabile e privo di controlli.




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