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venerdì 6 aprile 2012
Come era prevedibile (aveva gravi ustioni sul 100% del corpo) l'uomo che si è dato fuoco davanti agli uffici dell'agenzia delle entrate di Bologna non ce l'ha fatta. Il suo cuore ha smesso di battere dopo 9 giorni di agonia. 

Riposa in pace Giuseppe

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I medici non avevano mai dato speranze ai famigliari: al momento del ricovero aveva ustioni sul cento per cento del corpo

Giuseppe Campaniello, l’uomo che si era dato fuoco davanti alle sede delle commissioni tributarie in via Paolo Nanni Costa a Bologna, è morto. Era ricoverato in Rianimazione all’ospedale Maggiore di Parma da nove giorni. L’uomo, di 58 anni, era stato trasferito in elisoccorso il 28 marzo da Bologna, per le gravissime ustioni riportate su tutto il corpo.

L’artigiano edile che mercoledì scorso si era dato fuoco all’interno della sua macchina, una Fiat Punto, davanti agli uffici del fisco a Bologna. Intanto i magistrati proseguono l’indagine per istigazione al suicidio. Da piazza Trento Trieste spiegano che l’iscrizione è un atto per poter avvalersi di un più ampio spettro di strumenti investigativi, come le perquisizioni. Ma intanto, giorno dopo giorno, il quadro che scaturisce dagli accertamenti affidati dalla polizia municipale è quello di un piccolo imprenditore oberato dai debiti nei confronti dello Stato, che gli contestava di aver dichiarato meno di quanto dovuto.


L’uomo, Giuseppe Campaniello, un artigiano di 58 anni originario di Villa di Briano, in provincia di Caserta, ma residente da anni a Ozzano dell’Emilia, ha spiegato il suo gesto estremo in alcune lettere: “Quello che ho fatto, l’ho fatto in buona fede, ho sempre pagato le tasse, poco ma sempre. Lasciate in pace a mia moglie, lei è una brava donna. Chiedo scusa anche a Voi”, aveva scritto quasi a fgiustificarsi per non essere riuscito a pagare tutti i suoi debiti.
Una condizione, quella dell’uomo, creatasi per alcune irregolarità col fisco, dovute probabilmente più alla disperazione e all’istinto di sopravvivenza che a una volontà di arricchirsi. La crisi infatti che ha massacrato il settore edile negli ultimi anni, iniziava a mordere.
Secondo una ricostruzione doveva molto di più al Fisco di quanto si era pensato inizialmente. Almeno 234 milaeuro per irregolarità fiscali commesse tra il 2005 e 2007. Le contestazioni della commissione tributaria – davanti alla cui sede, inglobata in quella che fino a pochi mesi fa comprendeva anche l’Agenzia delle entrate, il muratore ha compiuto il suo gesto – riguardavano soprattutto fatturazioni omesse o ridotte e l’utilizzo di una fattura intestata a una ditta non più esistente dal 1982.

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