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lunedì 16 gennaio 2012
Pesantissime le ipotesi di reato che la magistratura addebita al Comandante della "Costa Concordia", Francesco Schettino, accusato di "naufragio colposo, omicidio plurimo colposo e abbandono della nave", capo di accusa quest'ultimo, che nel caso sia associata a naufragio prevede fino a 13 anni di reclusione: l'art. 1097 del "Codice della navigazione" parla chiaro:

Art. 1097 - Abbandono di nave o di aeromobile in pericolo da parte del comandante
"Il comandante, che, in caso di abbandono della nave, del galleggiante o dell’aeromobile in pericolo, non scende per ultimo da bordo, è punito con la reclusione fino a due anni.
Se dal fatto deriva l’incendio, il naufragio o la sommersione della nave o del galleggiante, ovvero l’incendio, la caduta o la perdita dell’aeromobile, la pena è da due ad otto anni. Se la nave o l’aeromobile è adibito a trasporto di persone, la pena è da tre a dodici anni."



In un primo momento, le agenzie di stampa avevano attribuito al Capitano Schettino il merito di una manovra che "i vecchi marinai del Giglio hanno definito fin da subito miracolosa" ma in seguito sembrano essere emersi particolari che gli addossano responsabilità pesantissime: secondo le testimonianze raccolte da "Il Fatto Quotidiano" non solo avrebbe abbandonato la nave troppo presto, ma avrebbe persino rifiutato l'invito di tornare a bordo che gli avrebbe rivolto la Capitaneria di Porto. Ma la testimonianza di Katia Keyvanian, membro dello staff, sostiene che non sia vero: secondo lei il Capitano era ancora a bordo quando stavano per essere ultimate le operazioni di salvataggio. Speriamo che sia fatta chiarezza. Secondo le testimonianze raccolte dai giornalisti, il Capitano avrebbe anche tergiversato nel richiedere soccorsi, banalizzando la portata dei problemi della nave, che avrebbe definito "un guasto tecnico", mentre la situazione si stava aggravando. Probabilmente non aveva capito la gravità della situazione.

Alla base dell'accaduto potrebbe esserci comunque un guasto tecnico: secondo Luca Martinelli, comandante di importanti yacht, non ci possono essere molte alternative: "I sistemi di navi di quelle dimensioni sono tecnologicamente avanzatissimi. Per intenderci, l’ecoscandaglio è in grado di indicare la profondità di un fondale con un’approssimazione di una decina di centimetri. Questo significa che l’equipaggio si è trovato di fronte a un problema tecnico". Ma non è escluso che a causare l’avvicinamento eccessivo alla costa è stato un errore umano»

staff nocensura.com



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2 commenti:

Anonimo ha detto...

"Ma la testimonianza di Katia Keyvanian, membro dello staff, sostiene che non sia vero:"


Bisogna vedere se attendibile, o se è un "amica" speciale del capitano :-D

Anonimo ha detto...

Ancora una volta un errore umano o negligenza?
Da premettere che non sono un marittimo ma mi e' a conoscenza che i normali motopescherecci hanno uno scandaglio per il fondale marino.
Una nave da crociera di queste dimensioni sicuramente avra' a bordo delle strumentazioni sofisticate atte ad evitare tali catastrofi.La domanda che mi pongo e' dove stavano il comandante e i loro sotto ufficiali di bordo prima dell'impatto?

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