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venerdì 10 giugno 2011
Secondo un rapporto dell'Onu, gli Stati devono garantire il libero accesso alla Rete: "E' indispensabile per realizzare la libertà di espressione e di opinione". Uno strumento importante soprattutto nei paesi dove i media non sono indipendenti, come dimostrato dalle rivolte nel mondo arabo


L’accesso a Internet fa parte dei diritti umani, secondo un rapporto delle Nazioni Unite rilasciato venerdì scorso. “Dato che Internet è diventato un mezzo indispensabile per la realizzazione di tutta una serie di diritti umani, combattendo l’ineguaglianza e accelerando lo sviluppo e il progresso, assicurare l’accesso universale a Internet dovrebbe essere una priorità per tutti gli stati”, ha detto Frank La Rue, il relatore speciale che ha scritto il documento “sulla protezione e la promozione del diritto alla libertà di espressione e opinione”. Continua La Rue: “L’accesso a Internet è particolarmente importante in questi tempi di instabilità politica, come si è visto nelle rivolte della recente Primavera araba”.

L’Onu ha riconosciuto quindi che Internet è uno degli strumenti più importanti di questo secolo per aumentare la trasparenza, per accedere alle informazioni e per facilitare la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione delle società democratiche. La recente onda di rivolte nei paesi delMedio Oriente e dell’Africa settentrionale ha portato alla ribalta il ruolo chiave di Internet nel mobilitare la popolazione, ma già nell’aprile 2006 il Nepal ha visto la seconda Rivoluzione del popolo organizzare gli enormi scioperi generali proprio attraverso la Rete. In paesi come l’Indiainoltre, dove la corruzione a livello politico e amministrativo è imperante ed è vissuta da tutti i cittadini come il primo problema del sistema democratico, milioni di persone organizzano digiuni e dimostrazioni tramite Internet e si passano informazioni sulla condotta dei politici tramite siti dove si possono segnalare anonimamente abusi e angherie perpetrati da pubblici ufficiali. Di fatto, Internet sta diventando per gran parte del mondo il mezzo più democratico, e in parte anche più economico, per chiedere il rispetto dei diritti umani e dei diritti civili e per controllare che vengano implementati.


Il rapporto dell’Onu nota che mentre Internet esiste dagli anni Sessanta (il precursore di Internet è infatti il progetto Arpanet, finanziato dal ministero della Difesa statunitense nel 1963), è il modo in cui ora la gente lo usa, in tutto il mondo e in tutte le fasce d’età, “incorporando praticamente tutti gli aspetti della vita moderna”, che rende la Rete una forza come non si era mai vista prima. “Secondo l’Unione internazionale delle telecomunicazioni il numero totale degli utenti di Internet in tutto il mondo supera i due miliardi”, continua il documento, sottolineando anche che il numero di utenti attivi di Facebook è aumentato dai 150 milioni nel 2009 ai 600 milioni del 2011.

La Rue sollecita gli stati a rimuovere le leggi che impediscono o limitano l’uso di Internet e sottolinea come la legittima espressione online in alcuni paesi sia criminalizzata, contravvenendo agli obblighi sottoscritti da questi stati con l’adesione alla Carta dei Diritti Umani. L’articolo 19 infatti dichiara che “ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Benché la censura di Internet sia spesso giustificata con la scusa di proteggere la reputazione individuale o la sicurezza nazionale o come misura di antiterrorismo, in pratica, continua La Rue, le leggi che bloccano o limitano l’accesso sono spesso usate dai governi o altre entità di potere per censurare i contenuti con i quali non sono d’accordo.

In effetti il 5 agosto 2010 il Time ha pubblicato una lista dei 10 maggiori gadget tecnologici censurati dai governi. Sei di questi sono online e quattro di queste censure hanno fini politici: ilPakistan ha proibito Facebook, la Cina la limitato Internet, gli Stati Uniti hanno proibito Napster, un programma di fire-sharing per condividere la musica, nell’aprile 2010 per due settimaneIsraele ha proibito l’importazione di iPad con la motivazione che le funzioni wi-fi, conformi agli standard americani e non a quelli europei, sarebbero una minaccia per le frequenze militari,Grecia e Austria hanno proibito la funzione Street View di Google Maps e nel febbraio 2010 la Apple ha ufficialmente proibito sul suo sito iTunes Store le applicazioni considerate troppo volgari.

Internet secondo La Rue è rivoluzionario perché, diversamente da altri media come la radio, la televisione e la stampa, che sono basati sulla trasmissione di informazione unilaterale, è un mezzo interattivo che permette non solo la condivisione di informazione ma anche “la collaborazione per la creazione di contenuti”. Questo rende la gente non più soggetto passivo ma creatore attivo di informazione. Come tale, Internet può essere uno strumento di potenziamento e un aiuto nella protezione e nell’accesso agli altri diritti umani fondamentali, come il diritto all’istruzione e il diritto di partecipare alla vita culturale e di godere dei benefici del progresso scientifico, e può contribuire alla crescita economica, sociale e politica, dando benefici all’intero genere umano.

Il rapporto ha ricordato che Internet è un mezzo particolarmente importante in quei paesi dove imedia non sono indipendenti, dato che permette agli individui di scambiare punti di vista essenziali e informazioni oggettive. Tramite la Rete poi la conoscenza può essere trasmessa travalicando i confini nazionali, in modi prima impensabili. La Rue ha anche sottolineato l’importanza della sinergia fra Internet e media tradizionali, che possono aumentare il loro pubblico a costi minimi.

Non si trascura il digital divide, cioè l’impossibilità per alcuni paesi in via di sviluppo, che hanno anche difficoltà nella distribuzione dell’energia elettrica, a garantire l’accesso a Internet a tutti, ma si insiste che i governi dovrebbero mettere in atto leggi e strategie perché questo diritto fondamentale diventi davvero alla portata di tutti. Anche se questo obbiettivo non può essere raggiunto immediatamente, gli stati hanno l’obbligo di “promuovere o facilitare il godimento del diritto alla libertà di espressione e dei mezzi necessari per esercitare questo diritto, incluso Internet”.

Il rapporto dell’Onu ha anche delle implicazioni politiche perché indica l’enorme potenziale e i benefici di Internet nella “velocità, capacità di diffusione mondiale e relativo anonimato”, caratteristiche che permettono ai singoli di disseminare informazioni in tempo reale e di mobilitare le masse. La Rue sostiene una posizione forte sull’anonimato online, che permette per esempio ai giornalisti e ai dissidenti di esprimersi liberamente. La celebrazione della velocità di diffusione delle informazioni in tempo reale e il relativo anonimato esalta il ruolo di Twitter e di Facebook in Egitto, per esempio, ma indirettamente avalla anche Wikileaks. Chissà se quando gli Stati Uniti hanno letto il “Rapporto del Relatore speciale sulla protezione e la promozione del diritto alla libertà di espressione e di opinione, Frank La Rue” ne sono stati contenti.



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