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lunedì 12 dicembre 2011
Ecco una parte delle agevolazioni e privilegi concessi alla Chiesa e al Vaticano:


1) Lo Stato italiano paga gli stipendi e la pensione degli insegnanti di religione, una materia peraltro non obbligatoria e che costa ogni anno circa un miliardo di euro
2) Lo Stato italiano (dal 1929) si fa carico della dotazione di acqua per la Città del Vaticano, manutenzione compresa. Il Vaticano non paga neanche le acque di scarico che si allacciano all’ACEA Spa, multiutiliy italiana leader nel settore idrico e dell’energia. Solo negli ultimi anni un tentativo di compromesso
3) La Chiesa non paga l’ICI. A quella stampa di parte che si indigna di fronte ad un’affermazione di questo tipo, bollandola come un affronto e un attacco ‘a parrocchie e oratori’, è meglio ricordare allora che la Chiesa non paga nulla nemmeno sui propri esercizi commerciali, ad esempio alberghi di lusso (grazie ad un cavillo astuto, basta una piccola cappella e l’istituto è ancora religioso!), e che stando a un’inchiesta de Il Mondo, più del 25% degli immobili della Capitale sono di proprietà vaticana - circa ICI vedi l'articolo "Vaticano Scandalo infinito: non solo niente ICI ma nemmeno rivalutazioni catastali"

4) Lo Stato italiano garantisce agevolazioni agli enti ecclesiastici che gestiscono scuole o cliniche private
5) La Chiesa utilizza i Por (i contributi europei per il recupero del patrimonio culturale) per ristrutturare le proprietà e i beni ecclesiastici in decadenza. Non appena la ristrutturazione è completata, con soldi pubblici, spesso vengono venduti o trasformati in strutture alberghiere di lusso   Curzio Maltese fa notare nel suo ‘La Questua – Quanto costa la Chiesa agli italiani’: “Siamo la nazione che spende meno in Occidente per la ricerca e più di ogni altra per finanziare la Chiesa e mentre le gerarchie cattoliche usano temi etici per mascherare importanti interessi economici gli italiani non si accorgono che spendono per mantenere la Chiesa più di quanto spendano per mantenere il tanto odiato ceto politico”   Non chiediamo un contributo per la riduzione del debito?
A questo dobbiamo aggiungere l'8 per mille: oltre ai soldi che i contribuenti scelgono di destinare alla Chiesa, buona parte dei soldi di chi non esprime alcuna preferenza (tra l'altro chi non esprime nessuna preferenza costituisce la maggioranza) vanno alla Chiesa, grazie a un meccanismo che prevede che i soldi di coloro che non hanno scelto a chi destinare il proprio otto per mille siano ripartiti in base alle percentuali di chi ha deciso: e siccome tra chi sceglie, l'86% decide di destinarlo alla Chiesa, l'86% dei soldi di chi non esprime preferenza, vanno alla Chiesa. Maggiori info qui


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1 commenti:

Emanuel ha detto...

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