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martedì 26 aprile 2011

Anche nel "mare nostrum" (come il pacific trash vortex nel pacifico) galleggiano 500 tonnellate di rifiuti plastici; in gran parte "shopper", le famose buste in pvc... 


Come nell’Atlantico e nel Pacifico, anche nel Mediterraneo occidentale  – tra Italia, Spagna e Francia – galleggia un ‘isola formata da 500 tonnellate di plastica, con una grande concentrazione (60/80%) di frammenti di sacchetti per la spesa, ossia shopper. Lo si ricava dalla ricerca denominata “L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino” realizzata dall’ Arpa della Toscana e dalla struttura oceanografica “Daphne” dell’ Arpa dell’Emilia Romagna, su richiesta di Legambiente. Per esempio, nel corso dell’indagine, in una sola ora nell’arcipelago toscano con reti a strascico sono stati raccolti chili e chili di rifiuti, dei quali il 73% era di materiali plastici, soprattutto sacchetti. «Ormai il fondo del mare italiano ha un vero e proprio tappeto di rifiuti», ha confermato Fabrizio Serena, di Arpa Toscana. «In Adriatico sono dovuti soprattutto all’apporto dei fiumi, mentre nel Tirreno i responsabili sono prevalentemente i traghetti».
Secondo lo studio, la plastica costituisce il 60-80% dei rifiuti in mare e in alcune aree il dato arriva al 90-95%. Nella stragrande maggioranza dei casi è stata riscontrata prevalentemente la presenza di frammenti di plastica del peso medio di 1,8 milligrammi, entro 20 centimetri dalla superficie dell’acqua. Secondo l’Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare (Ifremer) e l’Università di Liegi, nell’estate 2010 la concentrazione più alta nel Mediterraneo era nel nord del Tirreno e a largo dell’isola d’Elba con 892 mila frammenti plastici per chilometro quadrato, rispetto a una media di 115 mila. Negli oceani la situazione è altrettanto grave. È conosciuto tra la comunità scientifica il Pacific Plastic Vortex, il grande vortice del Nord dell’oceano Pacifico la cui estensione è di qualche milione di chilometri quadrati, a causa di molti milioni di tonnellate di rifiuti galleggianti, soprattutto plastica. Ma la plastica abbonda anche in diverse altre parti del Pacifico. Nei pressi dei porti principali del Cile l’87% di tutti i rifiuti galleggianti è di plastica, metà dei quali sono sacchetti. In Giappone l’analisi sui dati tra il 2002 e il 2005 ha rivelato che il 76% del totale dei rifiuti erano in plastica, in Corea il dato è stato del 53%. Nel nord Atlantico esiste un vortice di 334 mila frammenti di plastica per chilometro quadrato, pari a 5 kg/km2.
«L’Italia è un Paese doppiamente esposto al problema della plastica e alla dispersione dei sacchetti in mare», afferma Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. «Sia perché è la prima nazione per consumo di sacchetti di plastica “usa e getta”, visto che ne commercializza il 25% del totale dell’intera Europa, ma anche perché si affaccia sul Mediterraneo, coinvolto come i mari dall’inquinamento da plastica. Per queste ragioni il nostro Paese ha giustamente adottato con la Finanziaria 2007 il bando sugli shopper non biodegradabili, entrato ora in vigore dal 1° gennaio del 2011».
La grande quantità di plastica in mare, soprattutto sacchetti, causa gravi danni alla fauna marina. A farne le spese sono soprattutto i mammiferi marini e le tartarughe che scambiano le parti di sacchetti di plastica per meduse, come testimoniano numerosi studi. Secondo il Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep) e l’Agenzia di protezione ambiente svedese, di 115 specie di mam­miferi marini, 49 sono a rischio intrappola­mento o ingestione di rifiuti marini. Nelle tartarughe il sacchetto di plastica, scambiato per una medusa, provoca il blocco del tratto digestivo e il conseguen­te soffocamento. Di 312 specie di uccelli marini, 111 sono note per aver ingerito rifiuti plastici. Tra i 700 mila e un milione di uccelli marini rimangono ogni anno uccisi per soffocamento o intrappola­mento. «L’Italia, di solito in ritardo sulle normative ambientali, ha scelto invece di mettere al bando i sacchetti di plastica, ponendosi addirittura all’avanguardia tra i Paesi industrializzati», conclude Ciafani.





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