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lunedì 15 novembre 2010

Negli ultimi anni, gli importi delle contravvenzioni per le infrazioni del Codice della strada sono aumentati con cadenza quasi annuale, raggiungendo cifre veramente elevate: il "mancato uso delle cinture di sicurezza" è decuplicato in venti anni: nel 1992 la multa ammontava a Lire 12.500 (circa 6,30 Euro) adesso invece è superiore ai 70 Euro: più di quanto un lavoratore guadagna in una giornata.

La cosa che fa più rabbia, è che che le multe non tengono in considerazione il reddito del conducente. Questo rappresenta una grossa ingiustizia: si parla di "uguaglianza di fronte alla legge", ma la più grande forma di disparità è proprio "fare parti uguali tra soggetti diversi": se per un padre di famiglia 70 Euro costituisce una grossa somma, la cui mancanza può incidere fortemente sul bilancio familiare di quel mese, per molti imprenditori, manager etc, costituiscono una somma risibile.

In molti paesi, per esempio in Austria, in Svizzera, l'importo delle multe varia in base al reddito: mentre in Italia nessuno ha mai ipotizzato questa soluzione che sarebbe vera espressione di uguaglianza e democrazia. L'importo delle multe non può essere uguale per tutti: una multa di 1.000 Euro mette in ginocchio un operaio, mentre per tanti ricchi che guadagnano fior di milioni, è una somma ridicola.

Viene da pensare, che i politici potrebbero cambiarla tranquillamente questa multa: dopotutto, loro non pagano le multe, visto che agli autisti delle "auto blu" è concesso di tutto... (ricordiamo in caso del sindaco di Verona Tosi, che guidava in autostrada a 190km/h) e non solo a loro, ma anche ai parenti dei politici,

Editoriale

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