lunedì 1 dicembre 2014

Alfonso Luigi Marra: un eroe moderno

Di Marco Giacinto Pellifroni   
Se l’eroe classico era colui che affrontava lancia in resta il nemico sul campo o sfidava impavido una natura avversa, oggi, molto più prosaicamente, può definirsi eroico chi osa opporsi ai soprusi di un anonimo potentato (“la cupola, al cui vertice sono le dinastie bancarie”) che prospera ogni giorno di più sulla miseria che infligge all’intera umanità (salvo i padroni della cupola e “un enorme numero di più o meno indiretti beneficiari minori!”). Marra appartiene all’esigua schiera di questi eroi che combattono, nell’indifferenza o peggio nella derisione di quanti ne sarebbero i beneficiari, il muro di gomma o di fuoco che il potentato parassitario occulto frappone tra sé e coloro che sfrutta.
Lo spunto per parlare di Marra mi è offerto da una sua email alla quale allega in versione online il suo ultimo libro: “Denunzia contro la cosca europea dei diritti dell’uomo” (vai qui:...). In esso vengono ripresi alcuni dei suoi cavalli di battaglia, il massimo dei quali è certamente il signoraggio, le cui inique conseguenze appaiono in tutta la loro sinistra luce durante le “crisi economiche”, sempre più ravvicinate e devastanti. C’è da aggiungere che Marra ha antenne profetiche molto sviluppate, se di signoraggio parlava già a metà anni ’80, mentre noi tutti ci cullavamo nell’”edonismo reaganiano”, che ci avrebbe presentato  i conti, economici e ambientali, nel trentennio successivo.
Alfonso Luigi Marra
“Illiceità dei tributi stante il signoraggio
C’è da sperare che, un attimo prima che ci sommergano le acque o ci seppelliscano gli smottamenti o ci portino via i venti, anche la magistratura capisca che i tributi sono illeciti, stante il signoraggio, e che il reato non è arrabattarsi per cercare giustamente di evaderli, bensì costringere la società a pagarli. […]
…i tributi servono solo a rastrellare illecitamente denaro inverato per comprare dalla BCE/Banca d’Italia il denaro da inverare che lo Stato dovrebbe produrre da sé a costo zero, senza indebitarsi e senza causare alcuna inflazione in seguito all’inveramento del denaro. [“Inverare” nel senso di rendere “vero”, cioè garantito dalla produzione di corrispondenti beni e servizi, il denaro fasullo emesso dalle banche centrali e commerciali a costo zero (per loro) ma addebitato alla collettività al valore di facciata, senza neppure pagarci le tasse, che siamo poi chiamati a pagare in vece loro].

Proventi del signoraggio – si osservi – che non vanno alle banche, cioè al loro azionariato, ma al potere bancario, alle dinastie che sono dietro le banche, che li rubano all’azionariato mediante quell’incredibile falso in bilancio che realizzano iscrivendosi al passivo i soldi da inverare, che producono a costo zero, e all’attivo i soldi inverati (i bond ed altro) che ricevono in pagamento per essi, e quindi facendo un falso ‘pareggiamento’, i cui proventi rubano e trasferiscono a quelle gigantesche ‘lavatrici’ che sono Clearstream,  Swift [ed Euroclear].
L’impossibilità materiale di pagare i tributi
Non solo i tributi sono illeciti, ma sussiste inoltre l’impossibilità materiale di pagarli (anche) in conseguenza dell’indetraibilità delle spese inevitabili. Ciò sia per i lavoratori subordinati e autonomi, che per le società. […]
Impossibilità perché, non essendo deducibili le spese inevitabili, quali il cibo, l’abbigliamento, i trasporti, la casa, le aliquote (a loro volta assurde) si abbattono su un reddito che non esiste. Facciamo per primo l’esempio di un lavoratore autonomo. Consideriamo un professionista con famiglia e un reddito ‘netto’ (ma solo delle spese che gli è consentito detrarre) di 40.000 euro annuali. Un ‘netto’ che non è netto affatto perché, oltre ai costi che si considerano deducibili, dovrà sostenere le spese non deducibili ma inevitabili sopra accennate, sicché gli rimarranno alla fine diciamo 10.000 euro. Ne deriva che, sul falso netto di 40.000 euro, con un’aliquota complessiva effettiva diciamo del 50%, gli si chiedono 20.000 euro, che equivale a dire 10.000 euro in più di quello che gli è rimasto, nonché un’aliquota del 200%. È chiaro invece che gli si dovrebbero, al limite (se i tributi non fossero illeciti) chiedere le tasse solo sul vero netto (10.000 euro), quindi 5.000 euro. […]
Consideriamo ad esempio la busta paga di gennaio 2013 del sig. MD (un caso reale). Ebbene, MD, a gennaio 2013, ha riscosso 1.852 euro rispetto a un lordo di 3.883 sborsati dal datore di lavoro, il 52,30% dei quali, ovvero 2.031 euro, sono stati assorbiti dai tributi. Con il risultato che, poiché ad MD, pagate le spese inevitabili, rimangono al massimo (se sa fare i miracoli), diciamo 200 euro, avrà pagato tributi per oltre dieci volte il suo vero reddito!
Questa esorbitante tassazione è dovuta alla penuria di soldi che rimangono in circolazione dopo il salasso del signoraggio, primario (con la creazione dell’immenso debito pubblico) per cui lo Stato è costretto a pescare nei soldi residuali, e secondario (con l’indebitamento perenne di tutti i cittadini), mentre la magistratura, il legislatore, il potere esecutivo e l’informazione non fermano questa mostruosità attraverso la quale il potere bancario ruba il grosso della ricchezza.
Ho riportato, per esigenze di spazio, solo una minima frazione della denunzia di Marra contro la voracità di uno Stato che funge da esattore dei cittadini per non esserlo dei veri proventi che le dinastie bancarie incassano attraverso il crimine del signoraggio. Si evince dal titolo del libro che la cupola si avvale di lobby, “cosche”, che infiltrano le istituzioni ad ogni livello, dai media sino alla Corte europea, contro la quale Marra lancia i suoi strali a  più riprese, anche in base a vicende personali.
Marra sta conducendo una solitaria lotta contro il Moloch Stato-Banche che prospera sulla miseria dilagante; e ha pagato –sta pagando- un prezzo altissimo: oltre al dileggio di cui è vittima grazie ai media asserviti al potere (come il duo Fazio-Littizzetto, che ironizzano sul signoraggio, passandolo come un’invenzione di Marra, oscura persino a lui, in un’ebete eco del ritornello “la mafia non esiste”), anche la rovina economica, per aver lavorato imbastendo cause collettive di lavoro, a favore di migliaia di vittime di soprusi, “dei più invalidi degli invalidi”, e di società rovinate da questo sistema parassitario, incontrando l’opposizione più pervicace da parte di chi, secondo una prassi ormai consolidata, anziché procedere contro i crimini denunziati, si scaglia contro chi li denunzia.
A differenza delle tante voci che si stanno levando per chiedere l’uscita dall’euro, Marra ribadisce con forza l’inanità di tale ritorno alla lira, se non accompagnato dal conferimento allo Stato dei poteri di emissione monetaria, oggi nelle mani delle dinastie private bancarie. Marra fa un puntuale elenco di cosa si dovrà fare per uscire dal corrente incubo; e si sottrae alla dicotomia destra-sinistra, Stato-mercato, assegnando all’uno e all’altro il ruolo che più giova alla società: conferire allo Stato il potere esclusivo di battere moneta non è “di sinistra” in quanto privilegia lo Stato (e che contraddizione il fatto che i maggiori favori alle banche siano arrivati proprio dall’ex-sinistra!), né “di destra” (altra sorpresa che a proporre l’uscita dall’euro siano proprio le destre, osteggiate a muso duro dagli ex-sinistrorsi, prossimi a lanciare il “partito della nazione”!).
Il libro non affronta solo i temi giuridico-finanziari, ma anche le conseguenze che l’attuale sistema provoca, in crescente misura, sull’ambiente, con particolare attenzione ai cambiamenti climatici, che sono il castigo che la natura riserva ad una specie vivente che premia le produzioni inutili, i consumi superflui, gli eccessi in ogni campo, proporzionali alla capacità di compierli dei vari soggetti.
I ragionamenti di Marra ben si coniugano con quanto da anni vado scrivendo su Trucioli– e non solo - a proposito del nesso tra moneta-consumi-ambiente (v. mio video……).


Fonte:  truciolisavonesi.it 

Nome

Email *

Messaggio *