giovedì 6 novembre 2014

L’immoralità devastante degli sprechi sanitari

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Salute. Il malgoverno delle regioni si salda con gli appetiti della sanità privata in una enorme mangiatoia dove i cittadini ci rimettono due volte: per i tagli ai servizi e per i rincari dei costi. Cosa vuole fare la ministra Lorenzin per proteggere la salute pubblica dalla corruzione e dalla speculazione?

Che tri­stezza que­ste regioni. La legge di sta­bi­lità, igno­rando poteri san­citi e patti sot­to­scritti, ha dichia­rato guerra agli spre­chi umi­lian­dole con altre restri­zioni finan­zia­rie. Con le voci sten­to­ree di chi bal­betta giu­sti­fi­ca­zioni poco con­vin­centi, con il cap­pello in mano, sono andate da Renzi a ele­mo­si­nare un po’ di pietà.
Come dimen­ti­care in que­sti anni la loro indi­gna­zione quando si ten­tava di amman­sirne la dispen­dio­sità, le loro rimo­stranze per­ché si rite­ne­vano lese nelle loro pote­stà giu­ri­di­che anche men­tre gli si chie­deva di rubare di meno, di fare meglio, di rispet­tare i diritti. Ma la crisi ha gio­cato con­tro di loro e nel tempo piano piano sono state costrette a sven­dersi pezzi di auto­no­mia, di dignità, di cre­di­bi­lità, subendo com­mis­sa­ria­menti, piani di rien­tro, tagli lineari, inchie­ste di ogni tipo.
Quella delle regioni non è di certo una feno­me­no­lo­gia dello spi­rito.… ma della deca­denza… dove l’inclinazione è quella di grandi poteri che decli­nano nell’inettitudine, ma anche incal­zati da poteri soprav­ve­nienti… come dimo­stra pro­prio que­sta legge di stabilità.
Dal 2001 con il nuovo titolo V (pote­stà piena alle Regioni sulla sanità), la legge finan­zia­ria in qual­che modo ini­ziò a dele­gare la rego­la­zione della spesa sani­ta­ria ad accordi tra governo e regioni (i cosid­detti «patti per la salute»). Oggi il governo Renzi sta riscri­vendo il titolo V (meno poteri alle regioni, più poteri allo stato cen­trale) e nello stesso tempo la sua legge di sta­bi­lità si sta ripren­dendo per intero tutto lo spen­ding power che in que­sti anni è stato con­di­viso con le regioni.

Oggi il «patto per la salute» siglato appena que­sta estate e che pur ha defi­nito il fab­bi­so­gno finan­zia­rio della sanità, è diven­tato quello che noi teme­vamo cioè un accordo vir­tuale ( vedi il mani­fe­sto del 12 set­tem­bre ).
Il patto non è riu­scito a pro­teg­gere le regioni dalla legge di sta­bi­lità che come è noto sta impo­nendo loro tagli lineari com­ples­si­va­mente per 4 mld, 2 dei quali inte­res­sano pro­prio la sanità. Il fondo sani­ta­rio nazio­nale 2015 con­cor­dato con il patto per 2 mld in più rispetto al 2014 (112 mld) è di fatto decurtato.
Annul­lando tale cre­scita la legge di sta­bi­lità è come se annul­lasse l’accordo che la pre­ve­deva. Avva­len­dosi di una clau­sola di com­pa­ti­bi­lità con­te­nuta nel patto, il governo ha subor­di­nato la quan­ti­fi­ca­zione del Fsn al «con­se­gui­mento degli obiet­tivi di finanza pub­blica». In sin­tesi, il governo per avere piena capa­cità di spesa si riprende tutto lo spen­ding power ridu­cendo le intese con le regioni a simu­la­cri vuoti.
Renzi ci ha spie­gato che i tagli alle regioni sono giu­sti­fi­cati certo dalla mano­vra di 36 mld ma soprat­tutto dagli spre­chi che esi­stono in gene­rale nelle regioni e in par­ti­co­lare nella sanità. Il ragio­na­mento teo­ri­ca­mente non fa una piega: dal momento che esi­stono gli spre­chi i tagli sono soste­ni­bili, cioè essi non dovreb­bero intac­care i red­diti delle per­sone e i ser­vizi alle per­sone ma, aggiun­giamo noi, solo se le regioni inter­ven­gono dav­vero sugli sprechi.
Le regioni, come è noto, hanno rea­gito minac­ciando altre tasse e altri tagli ai ser­vizi e dopo un incon­clu­dente incon­tro con il governo, stanno cer­cando altre solu­zioni. Ma tro­vare altre solu­zioni e qui entriamo nel pieno del para­dosso signi­fica che gli spre­chi di cui parla il governo non si toc­cano e che i tagli saranno sca­ri­cati altrove.
La nozione di «spreco» oggi quindi sta assu­mendo una valenza poli­tica senza pre­ce­denti: esce dai luo­ghi della descri­zione e della denun­cia in cui era con­fi­nata (Corte dei Conti, Nas, guar­dia di finanza, Age­nas, media) ed entra in quelli delle respon­sa­bi­lità di governo come un grande pro­blema di mora­lità pubblica.
Ammet­tere l’esistenza degli spre­chi è come dire che una parte della spesa sani­ta­ria è immo­rale, che l’immoralità non è rifi­nan­zia­bile, che nes­suna difesa è pos­si­bile se il finan­zia­mento è indistinto.
Con que­sti pre­sup­po­sti, se i tagli sono impie­gati per com­bat­tere l’immoralità pub­blica acqui­si­scono para­dos­sal­mente una uti­lità pubblica.
Ne con­se­gue che è dop­pia­mente immo­rale che per difen­dere gli spre­chi si ridu­cano i diritti delle per­sone. Per le regioni que­sto teo­rema è letale, per cui non mera­vi­glia se esse, spal­leg­giate da com­pia­centi eco­no­mi­sti sani­tari, stanno facendo di tutto per spo­stare il tiro dagli spre­chi su nuovi tic­ket da imporre alle per­sone e sul ridi­men­sio­na­mento delle tutele di diritto (Lea).
Ma per­ché dopo anni di azien­da­li­smo, di effi­cien­ti­smo, di mar­gi­na­li­smo, le regioni sono così con­tra­rie all’abolizione degli spre­chi ? Gli spre­chi non sono sem­pli­ce­mente delle spese poco accorte ma sono i pro­dotti tos­sici del mal­go­verno regio­nale, eli­mi­nare gli spre­chi quindi non è una sem­plice ope­ra­zione di buona ammi­ni­stra­zione ma è ribal­tare i modi di fare poli­tica, cioè dipa­nare i viluppi che intrec­ciano sanità e gestione, sanità e malaf­fare, ecc.
Gli spre­chi appar­ten­gono ad un genere di immo­ra­lità pub­blica che si arti­cola in tante spe­cie e tanti tipi di immo­ra­lità e che vanno dalle famose sirin­ghe alle maz­zette per rin­no­vare le con­ven­zioni con il pri­vato ai ser­vizi creati per i rac­co­man­dati fino a giun­gere a interi ospe­dali creati esclu­si­va­mente per inte­ressi politici.
Gli spre­chi in tutti que­sti anni hanno finan­ziato il con­senso poli­tico, le clien­tele, il voto di scam­bio, la lot­tiz­za­zione. Per le regioni quindi fare la guerra agli spre­chi sarebbe come darsi la zappa sui piedi.
La prova di ciò è pro­prio nel «patto per la salute» sot­to­scritto que­sta estate, dove si parla di spen­ding review ma non di lotta agli spre­chi. In tutti que­sti anni le regioni per rispar­miare non sono inter­ve­nute sugli spre­chi ma sui red­diti delle per­sone con i tic­ket, sui ser­vizi con ogni tipo di restri­zioni, sulle tutele delle per­sone, sul numero di posti letto ecc.. Oggi le regioni sono spinte verso solu­zioni contro-riformatrici cioè verso l’universalismo selet­tivo tanto caro ad assi­cu­ra­zioni e mutue.
Per la prima volta le ragioni della immo­ra­lità pub­blica rischiano di sal­darsi con quelle della spe­cu­la­zione finan­zia­ria. Regioni e assi­cu­ra­zioni oggi hanno para­dos­sal­mente gli stessi inte­ressi.
Chie­diamo alla mini­stra Loren­zin e al governo: cosa inten­dono fare per pro­teg­gere la nostra sanità pub­blica dall’immoralità e dalla speculazione?


Fonte: controlacrisi.org 


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