martedì 7 ottobre 2014

"€uroschiavi - dalla TRUFFA alla TRAGEDIA" - Recensione libro

Euroschiavi - Dalla Truffa alla Tragedia LIBRO di Marco Della Luna e Antonio Miclavez
L’Italia è sempre più povera a causa di un debito pubblico in continuo aumento che comporta un’elevata pressione fiscale.
Il debito pubblico è un’invenzione costruita da politici e banchieri al fine di arricchire gli azionisti privati della Banca Centrale italiana e europea.

In passato, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea, si impegnavano a convertire le banconote in oro e sostenevano un costo di emissione. Oggi, le monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è praticamente zero, ma il guadagno di chi le emette, ossia il signoraggio, è del 100% del valore nominale.
Quando lo Stato domanda soldi alla Banca Centrale paga il costo del valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli del debito pubblico, ossia impegnandosi a riscuotere crescenti tasse dai cittadini e dalle imprese. Tutto ciò avviene attraverso la Banca Centrale Europea, un mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni controllo democratico come un vero e proprio Stato sovrano, posto al disopra delle parti.

Euroschiavi svela i segreti e i meccanismi di questo sistema di potere che si è eretto e mantenuto sul fatto di essere ignorato dalla gente, soprattutto dai lavoratori, dai risparmiatori e dai contribuenti, e indica come porre fine legalmente a questo saccheggio.

Il libro è di facile comprensione sia per chi si interessa di politica e finanza sia per il lettore non specialista. 
Euroschiavi offre un’impressionante documentazione delle modalità con cui il moderno “Signore” (le Banche Centrali) ha costruito un sistema di potere e di leggi che pone al suo servizio lo Stato, il fisco, la Pubblica Amministrazione e tutti noi.
La Costituzione italiana, quella europea, i trattati, le leggi, sono manipolati o disattesi per occultare i traffici e gli interessi dei grandi banchieri proprietari delle Banche Centrali che si arrichiscono sulla pelle dei popoli.
Mentre lavoriamo a questa nuova edizione di Euroschiavi, dilaga nel mondo un movimento spontaneo popolare di ribellione contro lo strapotere dei banchieri internazionali, la finanza tossica delle megatruffe, del ricatto a governi e parlamenti, della proibizione dei referendum popolari, dell’esposizione di governi filobancari, dell’indebitamento globale come metodo di dominazione, sfruttamento delle nazioni, costrizione a rinunciare alla sovranità nazionale. Il movimento nasce nel 2010 con la rivoluzione islandese contro i banchieri che, con le loro speculazioni, appoggiate dai politici, avevano portato l’isola dalla prosperità alla crisi finanziaria. Quella rivoluzione, pur non avendo recuperato la sovranità monetaria ha avuto un clamoroso successo economico. Nel corso del 2011 si sono attivati movimenti di massa in Grecia, Spagna (indignados), USA (Occupy Wall Street), Italia, Giappone.
Il dato più importante è che anche a livello popolare si diffonde la comprensione che esiste un radicale conflitto di interesse tra le classi sociali, e che questo conflitto non è tra “proletari” (lavoratori dipendenti) e “padroni del vapore” (industriali, borghesi – anche un Marchionne è solo una conseguenza, non la causa), bensì tra la società nel suo insieme (che produce e consuma beni e servizi, ricchezza reale) da una parte; e, dall’altra, poche centinaia di persone, appunto le grandi famiglie finanziarie, di cui si conoscono i nomi, le quali si sono impadronite del monopolio mondiale (o quasi) della moneta e del credito, e lo usano a scopi di sfruttamento e dominazione, comperando o ricattando gli organi governativi dei vari Paesi, accaparrandosi a costo zero redditi e assets prodotti dalla società, senza nulla produrre essi stessi, se non disastri economici e sociali, nonché precipitando intere nazioni o classi sociali nella schiavitù del debito e della precarietà, fino a istigare guerre dopo guerre.
Per far ciò compiono sistematicamente gigantesche operazioni fi-nalizzate al rialzo o al ribasso dei corsi di valute, di titoli pubblici, di azioni e obbligazioni e altri valori finanziari. E sfruttano illecitamente conoscenze riservate. Commettono quindi in modo sistematico, anche attraverso le famigerate agenzie di rating (da loro pilotate) reati di aggiotaggio e di rialzo o ribasso fraudolento, rispettivamente puniti dal Codice Civile e dal Codice Penale, e che alcuni pubblici ministeri giustamente iniziano a contestare alle agenzie di rating in Italia e all’estero:
CC art. 2637. Aggiotaggio.
Chiunque diffonde notizie false, ovvero pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari non quotati o per i quali non è stata presentata una richiesta di ammissione alle negoziazioni in un mercato regolamentato, ovvero ad incidere in modo significativo sull’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari, è punito con la pena della reclusione da uno a cinque anni.
CP art. 501. Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio (1).
Chiunque al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 25.822 [CP 29].
Se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate [CC 2628; CP 64].
Le pene sono raddoppiate:
  • 1) se il fatto è commesso dal cittadino [CP 4] per favorire interessi stranieri;
  • 2) se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo.
Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto è commesso all’estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani. La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici [CP 28, 37] (2).
La ricetta neoliberista e neomonetarista (nel senso della Scuola di Chicago, non di Von Hayek e Von Mises) della grande finanza, delle sue università e del suo pensiero unico in economia, rilanciata dai mass media, obbedita dalla politica, imposta col World Trade Organization (WTO) e via International Monetary (FMI), prometteva di produrre mercati liberi, trasparenti, equilibrati, capaci di prevenire o neutralizzare le crisi, capaci di ottimale allocazione delle risorse, stabile crescita economica globale e pace garantita dall’interdipendenza delle economie. La gente ora si guarda intorno, si guarda in tasca, si guarda in busta paga e vede che quella ricetta ha prodotto esattamente il contrario. Vede il baratro che le si sta aprendo davanti. Sente che perde costantemente benessere e, insieme, sicurezza e prospettiva. Vede che le decisioni che contano sono prese a porte chiuse, da organismi remoti, esenti da controlli e responsabilità, non eletti dal popolo. Vede che intanto gli eletti dal popolo zampettano inutilmente nei parlamenti. Ovvio che la gente incominci a svegliarsi, a mangiare la foglia, a interessarsi delle cose di cui parlano libri come questo. Cose cui prima non si interessava, perché stava materialmente abbastanza bene e mentalmente era abbastanza tranquilla. Pensava a guadagnare, a divertirsi, a fare progetti. Ma ora intere nazioni stanno cadendo in condizioni di vita strutturalmente tormentose, infernali, insopportabili. E, prima di soccombere, alcune di esse sembrano capaci di un sussulto, di una ribellione organizzata.
Macrolibrarsi.it presenta il LIBRO: Euroschiavi - Dalla Truffa alla Tragedia
Nel frattempo, Mario Draghi tiene conto del fatto che non c’è risanamento senza rilancio di produzione e consumi, cioè del pil, quindi bisogna sostenere l’economia e i bilanci pubblici con interventi di banca centrale come prestatore di ultima istanza sia delle banche che degli stati. Non così fa Mario Monti, che, col suo decreto da lui chiamato “Salvaitalia”, seguito dal pacchetto di “liberalizzazioni" privo di apprezzabile propulsività economica e apparentemente concepito solo per distogliere l’attenzione, ha messo una toppa ai conti pubblici nell’immediato, a spese dell’economia reale, a cui toglie la liquidità che rimaneva.
Infatti colpisce consumi e redditi, e soprattutto il settore edile, così da spingere il Paese in una recessione senza uscita, perché va a ridurre il pil, quindi il gettito fiscale, e mette in fuga i capitali verso l’estero e soprattutto in Svizzera, mentre i mercati, prevedendo che tali manovre aggraveranno la recessione, non le premiano abbassando i tassi del debito pubblico quanto si sperava. Monti applica ricette di riduzione della liquidità e del reddito, che già si sono dimostrate controproducenti anche ai fini di ridurre il deficit e il debito pubblico.
E pensare che egli stesso, in passato, ammoniva contro questo rischio, il rischio dell’avvitamento fiscale. La sua politica va nel senso di tagliare i garretti al sistema-paese come per propiziarne un prossimo corporate takeover (in periodo natalizio, il «New York Times» annunciava l’acquisto di assets europei da parte di grandi banche USA per 3000 miliardi forniti loro dalla Federal Reserve System (FED) a tasso praticamente nullo e senza scadenza), con annessa riforma del welfare e del mercato del lavoro, da parte di capitale finanziario globale, nel mentre che, in palese conflitto di interesse suo e di qualche suo ministro-banchiere col popolo italiano, assicura maggiori introiti alle banche fornendo loro garanzia a spese dell’erario (e le banche tengono i denari così ottenuti in impieghi sterili, ossia non li mettono a disposizione dell’economia reale), tagliando a 1/5 gli adeguamenti Ici per le banche e costringendo praticamente tutti ad aprire un conto corrente e a servirsi della carta di credito, così da dover pagare laute commissioni alle banche. Al contempo, per ottenere in parlamento il voto di fiducia della partitocrazia, rispetta i privilegi, le prebende e i colossali sprechi clientelari su cui questa basa i propri profitti e i propri consensi.
La possibilità che le ribellioni sociali, estendendosi e rafforzandosi, portino a risultati politici (caduta del governo commissariale) e riforme efficaci, è dubbia finché mancherà una forza politica o sindacale antisistema organizzata e finché la gente reagisce in modo individualistico; tale possibilità però dipende anche dalla comprensione di alcuni precisi fattori fondamentali, di cui questo libro si occupa:
  • il fatto che moneta e credito sono oggetto di un monopolio mondiale privato irresponsabile, e le sue implicazioni;
  • la natura della moneta, anzi le varie nature della moneta e le loro diverse conseguenze per l’economia, la società, la politica;
  • la moneta debito-credito in uso oggi, i suoi effetti indebitanti, le alternative ad essa;
  • l’inevitabilità ed espansività degli effetti distruttivi sull'economia da parte dei mercati finanziari basati sulla moneta-debito.
Se non si va a capire e cambiare questi fattori profondi, non si potrà risolvere la crisi, ma solo rilanciarla verso nuovi e maggiori squilibri, così come fino a oggi è sempre avvenuto nella storia della finanza [vedi Amato, Massimo e Fantacci, Luca, Fine della Finanza, Donzelli, 2009; N.d.A.]. Gli indignados di tutto il mondo possono unirsi ed essere forti, vincere una battaglia, ma poi fermarsi e accontentarsi alla superficie delle cose. Credere di aver cambiato tutto. Così come hanno fatto gli islandesi, che credono di aver rovesciato il sistema e invece sono rimasti dentro il sistema della moneta-debito, del signoraggio bancario e del FMI. E come potevano uscirne, se non erano consapevoli di esso?
E così fino a oggi è sempre avvenuto nella storia dell’uomo: assieme all’ignoranza e alla inconsapevolezza, lo strumento più efficiente di dominazione e sfruttamento – che oggi è la speculazione finanziaria, il signoraggio monetario – si afferma e regola gli altri strumenti – quelli politici, legislativi, esecutivi, giudiziari, sociali, senza che questi lo possano disciplinare. Le rivoluzioni iniziano come popolari, e finiscono in un corporate takeover. La catena alimentare mondiale è data dalla potenza monetaria dei vari soggetti:
  • le banche italiane, che con Monti pagano il denaro l’1 o 2% l’anno con rimborso a 36 mesi, si mangiano le aziende, i beni, i risparmi dei cittadini e degli imprenditori italiani che pagano loro il denaro all’8% o più, sempre ché le banche glielo diano;
  • il sistema-Germania che paga il denaro zero o quasi si mangia il (reddito del) sistema-Italia che lo paga il 5, 6, 7%, e finanzia il pagamento con tasse che fanno chiudere le imprese italiane, facendo così un favore ai concorrenti stranieri;
  • il sistema-USA, o meglio il sistema delle banche private proprietarie della FED, si mangia gli assets e il reddito tutti i Paesi indebitati perché produce per se stesso denaro a costo zero senza termini di rimborso, e con esso compera aziende, immobili, titoli del debito pubblico, banche.

Fonte: Macrolibrarsi (sul sito della Macro edizioni è possibile acquistare il libro)

Vedi anche: "Traditori al governo?" - Eccezionale libro dell'Avv. Marco Della Luna, co-autore di Euroschiavi, oggi disponibile a soli 2,40€ con il 50% di sconto

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