venerdì 24 ottobre 2014

I 750 miliardi promessi dalla Bce non creeranno un solo posto di lavoro e rischiano di far fallire le banche

I 750 miliardi promessi dalla Bce non creeranno un solo posto di lavoro e rischiano di far fallire le banche
Di Stefano Di Francesco - ioamolitalia.it
La notizia della nuova iniezione di liquidità da parte della BCE domina le prime pagine dei giornali, riempie la bocca di politici incompetenti ed economisti poco preparati, occupa spazi importanti sui giornali e sui blog.
Ma in realtà, quello che andremo a cercare di spiegare in modo semplice, dimostra come l’operazione della BCE sia completamente, assolutamente INUTILE ai fini della ripresa economica e non porterà alla creazione di un solo nuovo posto di lavoro, semplicemente perché non avverrà mai. I miliardi della BCE non arriveranno mai al sistema economico reale.
Andiamo per ordine.
Il Governatore della BCE ha annunciato un nuovo straordinario piano di immissione di liquidità per circa 750 miliardi di euro al fine di stimolare la crescita nell’Eurozona, a patto che i paesi europei proseguano sulla via delle riforme e senza sforare i parametri dei Trattati ( si, avete capito bene; nessuna flessibilità o allentamento dei parametri del fiscal compact, del deficit/PIL e delle altre stupide regolette !!). Con colpevole ritardo e dopo aver distrutto l’economia europea, Mario Draghi cambia rotta annunciando un nuovo intervento per immettere liquidità. Destinatari di questa nuova immissione saranno al solito le banche.
Secondo Draghi, la sola via per uscire da questa depressione è quella di riuscire ad aumentare l’indebitamento privato, di famiglie ed imprese, che già oggi però, è a livelli insostenibili per il sistema economico. Dunque, il piano Draghi è: creare miliardi di euro dal nulla, prestarli alla banche commerciali (con la prima emissione sono arrivati alle banche italiane 23 mld) e far sì che queste li immettano sottoforma di prestiti bancari, nel sistema economico, finanziando imprese e famiglie.
Anche il Presidente del Consiglio Renzi conferma quali siano gli intendimenti della BCE: «Draghi ha messo a disposizione 200 miliardi di euro e non li dà a me, ma alle banche; ma alle banche dice che vanno dati agli imprenditori e non per prendere soldi a meno dell'1 per cento e poi fare lavoro sui titoli di Stato senza rischi. È un passaggio importante che potrebbe fare la svolta della politica monetaria europea...»

Come faccia Renzi a sapere in anticipo, che alle banche italiane arriveranno circa 200 miliardi, è un mistero; ma andiamo avanti perché non è un punto sostanziale.
Ora supponiamo che si realizzi uno scenario irrealistico ed ultra-ottimistico ovvero che le banche concedano prestiti per tutti e 200 i miliardi di euro stanziati dalla BCE. Cosa accadrebbe all’economia italiana?
In primo luogo, avremmo un innalzamento del debito privato, che passerebbe da 2.000 a 2.200 miliardi di euro perché, ricordiamolo ancora, è il settore privato che secondo la logica Draghi, dovrà continuare ad indebitarsi.


Lo Stato italiano non può aumentare i deficit di bilancio, pena lo sforamento dei demenziali parametri dei Trattati e le conseguenti ire dei paesi nordici (in buona sostanza quelli dell’area marco).
I privati, imprese e famiglie, che otterrebbero questi nuovi prestiti, li destinerebbero ad attività produttive, acquisto d’immobili, rifinanziamento di vecchi debiti, magari anche al credito al consumo.
Certamente, nessuno andrebbe ad acquistare Titoli di Stato (BTP) perché non avrebbe senso indebitarsi pagando il 5% d’interesse passivo per comprare BTP che oggi rendono meno del 3%.
Immettendo quindi 200 miliardi di euro nell’economia italiana, si avrebbe un sicuro miglioramento dell’economia stessa; aumenterebbe la produzione, riprenderebbero i consumi ed anche la disoccupazione verrebbe finalmente ridotta. Si avrebbe anche un piccolo incremento dell’inflazione che potrebbe tornare intorno al 3% , dal momento che già durante il periodo 2004/2007, il sistema bancario aveva immesso nell’economia reale 150 miliardi di credito l’anno e l’inflazione era intorno al 2,5%.
La ripresa dei consumi significa però anche una ripresa delle importazioni e dunque un peggioramento del deficit estero che porta a tutta una serie di conseguenze che già da sole, rendono il piano Draghi inattuabile visto il funzionamento di Target2.
Dunque, se si realizzasse questo scenario paradisiaco, il piano Draghi sembrerebbe funzionare:
1 – Vengono creati 750 mld di euro dalla BCE;
2 – Circa 200 mld sono a disposizione delle banche commerciali italiane che li prestano a famiglie ed imprese;
3 –Tutti i 200 mld vengano effettivamente prestati realizzando una enorme iniezione di liquidità (pari al 13% del PIL);
4 – Il debito privato italiano sale da 2.000 e 2.200 mld di euro e con esso anche gli interessi da pagare;
5 – L’impatto sulla depressa economia italiana è positivo, aumenta la produzione, aumentano i consumi, si riduce la disoccupazione e l’inflazione sale in torno al 3%.
Tutto bene? Nemmeno per sogno.
Ci sono delle “piccolissime” implicazioni di carattere finanziario che andrebbero valutate.
Oggi il mercato del debito sovrano in generale, paga i tassi più bassi della storia e ciò vale per tutto il mondo occidentale, compresa l’Italia che ha ridotto i tassi sul BTP a 10 anni al 2,5%.
Se a seguito della maxi iniezione di liquidità di 200 mld, l’inflazione salisse al 3%, i corsi dei titoli obbligazionari (BTP) vedrebbero un crollo delle quotazioni da 130 a 80/90 (ovviamente il trentennale scenderà più del triennale, ma tutti subiranno una significativa riduzione della quotazione).
Per l’Italia, possiamo stimare che su circa 1.900 mld di euro di debito in mano al pubblico, le perdite potrebbero essere dell’ordine dei 400-500 miliardi di euro.
Questa situazione avrebbe effetti devastanti sull’intero sistema finanziario GLOBALE:
A – le banche italiane, cha hanno in pancia circa 400 miliardi di euro di Titoli di Stato italiano, subirebbero perdite per 150 miliardi di euro ed il sistema bancario fallirebbe, richiedendo un nuovo salvataggio della BCE stavolta concesso in cambio della cessione quasi totale della sovranità nazionale e con l’insediamento diretto della Troika (magari con un nuovo premier come Visco);
B – le famiglie italiane, che posseggono ancora il 10% dei titoli del debito pubblico, finirebbero per subire perdite superiori a quelle di una patrimoniale o del ritorno alla lira, finendo poi col ritrovarsi con maggiori debiti e minor reddito disponibile;
C – gli investitori esteri (principalmente banche ed istituzioni finanziarie) che utilizzano i titoli del debito quale “garanzia” per ottenere liquidità a leva, sarebbero poste in grandissima difficoltà da un crollo del valore dei titoli italiani che di fatto determinerebbero una massiccia e rapida liquidazione degli asset in loro possesso, innescando un crollo dei mercati inarrestabile.
In conclusione, cari lettori, scordatevi che i 200 miliardi della BCE arrivino a famiglie ed imprese; dimenticate la possibilità che i vostri immobili aumentino di valore, che si creino nuovi posti di lavoro e che il debito si riduca e con esso le imposte.
La soluzione non può venire da questa BCE perché il suo obiettivo, non è il rilancio dell’economia reale, ma la salvaguardia dell’integrità del sistema bancario. Tutti possono perder soldi, vedere ridursi il proprio patrimonio, tranne chi presta il denaro, ovvero le banche.


Fonte: ioamolitalia.it




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