lunedì 22 settembre 2014

Lo stato mostra i muscoli a "Genni a carogna", ma la colpa è sua


I cosiddetti "capi ultras" sono presenti in tutte le tifoserie, anche in quelle di squadre di categorie minori. Quasi sempre questi individui guardano la partita da una posizione "distinta" rispetto agli altri tifosi, spesso a cavalcioni - come Genni a Carogna - o persino in piedi sulle protezioni che separano la curva dal terreno di gioco. Molto spesso i leader delle tifoserie non guardano nemmeno la partita, danno le spalle al campo e volgono lo sguardo verso la curva, per incitare i tifosi a cantare e dare il "là" ai cori.

Ma talvolta il compito dei capi ultras non si limita a questo; più volte i leader delle tifoserie sono finiti al centro di inchieste per affari criminali, spaccio di droga e non solo.

Tutto questo è noto non solo alle autorità ed a coloro che "vivono" dall'interno la realtà ultras, ma anche a chiunque si è recato anche solo episodicamente a vedere le partite. 

Le "trattative" tra autorità e tifoserie sono una costante nel calcio, ricordiamo per esempio quando nel 2004, al derby Roma-Lazio, si diffuse la notizia - falsa - di un bambino morto fuori dallo stadio, vicenda alla quale è stato dedicato persino un libro; i tifosi scatenarono la propria rabbia, e imposero la sospensione della partita.

La sera della finale di Coppa Italia che ha portato "Genni a carogna" alla ribalta delle cronache, non è accaduto niente di inconsueto. 

I tifosi partenopei erano consapevoli che fuori dallo stadio avevano sparato a Ciro Esposito, e questo aveva fatto salire la rabbia dei tifosi. Il clima si stava facendo sempre più teso, dalla curva iniziavano a volare oggetti, il rischio che la situazione degenerasse era elevatissimo, e sospendere la partita in quel contesto, sarebbe stato molto pericoloso; se lo avessero fatto, probabilmente fuori dallo stadio sarebbe esplosa la guerriglia.

Hamsik, le autorità sportive e rappresentanti delle forze dell'ordine si sono recati sotto la curva a "rassicurare" la tifoseria del fatto che le condizioni del giovane ferito non erano gravi; hanno interloquito con "Genni a carogna", che stando a quanto si vede dai video, si è dimostrato piuttosto collaborativo, e ha placato gli animi.

Se i media non avessero fatto esplodere il caso, di cui hanno parlato per giorni, anche al di fuori dei confini nazionali, il caso si sarebbe chiuso li. 

Ma le autorità - quelle calcistiche, quelle di pubblica sicurezza, e quelle politiche - visto che allo stadio era presente persino il premier Renzi - si sono viste umiliare in mondo visione, pertanto questa volta ciò che solitamente è "normale", ciò che nel mondo del calcio italiano rappresenta una consuetudine, non poteva passare senza una reazione.

Immediatamente hanno disposto un "daspo" (il provvedimento che inibisce di entrare agli stadi) nei confronti del capo ultras napoletano, motivandolo con lo "scavalcamento delle barriere", per essere stato a cavalcioni come ha sempre fatto e come fanno tutti i "capi ultras".

In seguito, hanno aperto l'inchiesta che ha portato all'arresto del tifoso questa mattina, aggrappandosi a tutto quello che potevano pur di sanzionare il tifoso.

Per arrestarlo, gli hanno contestato l’art. 6 bis legge 401/1989, che punisce il “lancio di materiale pericoloso e invasione di campo in occasione di manifestazioni sportive”, ma lui - i video sono chiari - non ha lanciato niente in campo, a lanciare oggetti erano altri tifosi, posti molto più in alto rispetto a lui, ed è assurdo e ridicolo sostenere che ha fatto "invasione di campo" solo perché era a cavalcioni sulla barriera o perché - chiamato in causa dal calciatore del Napoli e dalle autorità - è sceso in campo, anche perché dal video si nota bene dalla mimica che a causa dei cori degli ultras non riusciva ad interloquire.

Lo hanno accusato inoltre di aver "istigato alla violenza", mentre in realtà "Genni a carogna", almeno dentro lo stadio, ha fatto l'esatto contrario; ha "richiamato" all'ordine i tifosi, facendo cessare il lancio di oggetti e la contestazione. Qualcuno potrebbe obiettare: "perché non lo ha fatto subito quando gli ultras hanno iniziato a lanciare oggetti?" - perché nel mondo ultras ci sono delle "regole" - per quanto "malate" - e se il leader della tifoseria - sopratutto quello di un gruppo "caldo" come la curva partenopea - intervenisse sempre per placare gli animi, non sarebbe riconosciuto come leader, o verrebbe ben presto "disconosciuto." Pare che abbia commesso il reato di "resistenza a pubblico ufficiale" fuori dal campo, ma quali prove abbiano a sostegno di questa teoria, non è dato sapere, oltre al fatto che appare evidente la volontà di cercare elementi a suo carico per punirlo.

Gli hanno contestato inoltre la violazione dell'articolo 2 bis della legge 41/2007 "sul divieto di striscioni e cartelli incitanti alla violenza o recanti ingiurie o minacce", per la maglia con scritto "Speziale Libero", accusa che onestamente appare infondata; nel mondo ultras - e non solo - molti dubitano della reale colpevolezza di Speziale, il giovane condannato per l'omicidio dell'ispettore Filippo Raciti; alla vicenda hanno dedicato persino un libro, dove l'autore evidenzia le diverse incongruenze del caso.

La maglia di "Genni a carogna" non riportava scritte ingiuriose, come talvolta abbiamo visto o sentito dentro gli stadi, striscioni o vergognosi cori come "10 - 100 - 1000 Raciti" - "ACAB" o qualcosa di simile; la maglia di "Genni a carogna" ha lo scopo di affermare l'innocenza di Speziale, e indipendentemente da tutto, sostenere l'innocenza di una persona è un diritto, in un paese democratico.

"Genni a carogna" probabilmente non è uno stinco di santo, non conosciamo le sue vicende personali, e nemmeno ci interessano, ma di fatto nel contesto in questione ci sembra il capro espiatorio di uno stato inetto e incapace,  uno stato che - al di la dei proclami - non ha mai fatto niente di concreto per regolamentare gli stadi come hanno fatto, ad esempio, in Inghilterra; 

E questo perché - oltre a rappresentare un business milionario - le tifoserie rappresentano un ottimo serbatoio di voti per i partiti politici; più volte esponenti delle tifoserie sono stati candidati, oppure hanno stretto accordi per sostenere un determinato candidato a sindaco; in particolare nelle elezioni amministrative, dove c'è il voto di preferenza, disporre di alcune migliaia di "preferenze" significa garantirsi l'elezione: anche perché solo una minoranza degli elettori esprimono la preferenza, pertanto alle elezioni comunali ed in tono minore a quelle regionali, le centinaia - nel caso delle tifoserie più grandi migliaia - che riescono a spostare le tifoserie sono determinanti. 

Le tifoserie fino ad oggi sono sempre state "intoccabili", hanno sempre avuto diversi "santi in paradiso", o meglio, nei consigli comunali, regionali e anche in parlamento.

L'arresto di "Genni a carogna" ci sembra più un'operazione di propaganda, che di giustizia. In questo caso l'ultras napoletano appare più come un "capro espitario" che come un colpevole... forti con i deboli, e deboli con i forti; siamo alle solite.

E questo non farà altro che rinforzare la sua leadership tra i tifosi: di questo potete scommetterci, come potete scommettere sul fatto che i vari capiultras continueranno a stare a cavalcioni o in piedi sulle barriere, e che probabilmente assisteremo a nuove "trattative", e se i media non porteranno questi casi all'attenzione del grande pubblico, passeranno totalmente innoservati...


Staff nocensura.com


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