venerdì 4 aprile 2014

Andrea Scanzi sulla Lega Nord...

Di Andrea Scanzi

Non condivido nulla del pensiero politico di Matteo Salvini. Sono sideralmente distante da lui, ho attaccato duramente certe sue esagerazioni cicliche (dai cori anti-napoletani agli attacchi alla Kyenge) e credo che le uniche cose che abbiamo in comune siano l'anagrafe, il Milan, Gaber e De André (il suo album preferito è Storia di un impiegato, anche se non sembra). Non lo voterei mai, ma gli riconosco il ruolo di politico preparato, che crede nelle sue idee (può essere un difetto, nel suo caso) ed è capace di parlare e arringare tanto nelle piazze quanto in tivù. Era l'ultima chance per la Lega, il migliore o meno peggiore del suo partito, ma purtroppo per lui credo che la fine della forza di cui è ora leader sia assai prossima. La Lega era un movimento "rivoluzionario", ma dopo vent'anni e più di Parlamento si è fatta ricordare giusto per le lauree farlocche in Albania, le canotte di Bossi, le cazzate dei Borghezio-Buonanno-Gentilini-Calderoli-Mauro, i cerchi magici, i diamanti in Tanzania, la scaltrezza gattopardesca di Maroni e l'eterno ruolo di reggimoccolo di Berlusconi. Quello stesso Berlusconi che, per Bossi, vent'anni fa era un mafioso piduista o giù di lì. Più che rivoluzionari, sono stati maggiordomi volgarotti e trascurabili.

Vedere ora Salvini che solidarizza con un gruppuscolo di squinternati che volevano invadere Piazza San Marco con un carro armato costruito con pezzi di trattore (non è una battuta), pare davvero la scena finale di un brutto film. Scorrono i titoli di coda, e il tentativo furbetto - e pericoloso - di cavalcare il malessere reale del Nord pare tanto deprecabile quanto tardivo. Su scala nazionale la Lega ha perfino meno consenso del cosiddetto nuovo centrodestra, e avere meno voti di Giovanardi non è mai facile. L'Italicum impone alla Lega il solito film: baciare il piede del Condannato di Arcore per sopravvivere, garantendosi qualche poltrona e il perdurare della propria irrilevanza politica. Scrive oggi Salvini: "Aiutano i clandestini, cancellando il reato di clandestinità, liberano migliaia di delinquenti con lo svuotacarceri, e arrestano chi vuole l’indipendenza. Siamo alla follia. Se lo Stato pensa di fare paura a qualcuno, sbaglia”. Parole in libertà. Gli "innocenti" a cui fa riferimento, dicevano al telefono cose tipo "Il Tanko ci garantisce credibilità" e "Più che tagliare il salame abbiamo bisogno di caricare i candelotti di dinamite”. Un mix di follia tragicomica che suscita più inquietudine che risate. Salvini cavalcherà ora gli arresti per giocare al martire, citando il "referendum" sull'indipendenza veneta e magari esibendo le spigole (o le trote?) come il suo sodale Buonanno: ma i titoli di coda scorrono comunque. Un po' inghiottito dal M5S e un po' franato via per l'incapacità esibita da larga parte (non tutta) dei suoi rappresentanti, il consenso della Lega non c'è quasi più. Il Nord è incazzato, e quella rabbia livida non va né minimizzata né derubricata genericamente alla voce "razzismo", ma la Lega ha mancato l'obiettivo. Ha perso l'attimo. Ha fallito. E non sarò certo io a dolermene.



Dalla pagina Facebook di Andrea Scanzi

Vedi anche: Italiani, DIMENTICATE tutto e continuate a votarli...

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