giovedì 20 marzo 2014

Crimea: le cinque bugie più frequenti della stampa internazionale su Putin

PutinDi Eugenio Cipolla - qelsi.it
E’ davvero incredibile come Usa e Ue ormai assomiglino a una setta: o sei con loro o contro di loro. Ed è quello che sta succedendo in queste ore a Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, alle prese con il problema Crimea.
Non siamo qui a tessere le lodi di quello che non rappresenta certo un modello di democrazia (chi è stato almeno una volta nella vita in Russia, lo sa), ma le storture dell’informazione internazionale sulla vicenda della Crimea hanno raggiunto un livello talmente alto da meritare qualche precisazione.
Perché non accettare le condizioni dell’Occidente equivale a mettersi contro un potentissimo network di interessi capace di sganciare sopra la testa dei bersagli prescelti il peggio del peggio. E’ successo già in altri casi: Saddam Hussein, Mubarak, Gheddafi, Assad. Tutti dittatori che sono rimasti al proprio posto per anni, per poi essere “gettati” con nonchalance, quando non più utili.
E’ improbabile che Putin faccia la stessa fine di Gheddafi o Saddam, ma la violenza mediatica nei suoi confronti è simile a quella che abbiamo visto più volte.
Ecco, dunque, le cinque bugie più frequenti sulla Crimea che avete letto in questi giorni:

«Putin ha invaso la Crimea, inviando decine di truppe sul posto e violando la sovranità nazionale dell’Ucraina. I suoi soldati hanno occupato scuole, aereoporti e uffici statali»
Per chi non lo sapesse, la Crimea è una zona strategica non solo economicamente (da lì potrebbe passare il gasdotto russo South Stream con un notevole abbattimento dei costi di costruzione), ma anche militarmente. Sul mar Nero la flotta navale russa è lì dai tempi di Caterina II, pressappoco duecento anni fa. L’ultimo accordo stipulato tra Russia e Ucraina prevede la presenza dell’esercito russo sul territorio della Crimea per un massimo dodici mila uomini. Dunque, parlare d’invasione è un’inesattezza.
«Il referendum tenutosi il 16 marzo è incostituzionale e illegale. Viola la Costituzione ucraina e la sua integrità territoriale»
Tra tutte, questa è la peggiore. Come si può definire illegale e incostituzionale un referendum? E’ un controsenso. La Costituzione ucraina in questo senso parla chiarissimo. All’articolo 5 c’è scritto che il popolo è l’unico ad avere la “sovranità”. E “l’unica fonte di potere in Ucraina” e questo potere viene esercitato direttamente. Cos’è dunque ad essere illegale, secondo Ue e Usa? La democrazia? La volontà popolare? E allora il Kosovo?
«No, ma Kosovo e Crimea non sono assolutamente paragonabili. Non diciamo stupidaggini. Due cose assolutamente diverse tra loro»
Le analogie tra le due secessioni (Kosovo-Serbia vs Crimea-Ucraina) sono piuttosto evidenti. Che poi non si voglia vederle, è un altro discorso. Si tratta di secessioni unilaterali scaturite per motivi etnico-culturali (e per interessi sovranazionali). Nemmeno a Pristina avevano il consenso di Belgrado, eppure Usa e Ue in quell’occasione non batterono ciglio, anzi.
«La gente è stata costretta a votare per l’annessione alla Russia, ma in realtà vogliono stare con l’Ucraina»
Un’analisi corretta della vicenda comporta, come minimo, uno sguardo alla composizione demografica della regione in questione. L’ultimo (e unico) censimento fatto dalla Repubblica Ucraina nel 2001 (il prossimo è previsto nel 2016) è piuttosto eloquente: in Crimea (esclusa la città di Sebastopoli, che ha sempre avuto status particolare, dove i russi sono il 72% della popolazione) vivono il 58,3% di russi, il 24,3% di ucraini, il 12,1% di tatari. Tralasciando il fattore tempo (in 13 anni la demografia cambia, dunque i russi potrebbero anche essere sensibilmente aumentati e questo potrebbe avere determinato il risultato schiacciante che abbiamo visto), è impensabile ipotizzare che la maggioranza russa possa aver votato l’annessione alla propria patria sotto la minaccia di fucili e pistole, come hanno voluto far credere in molti. L’Ucraina è storicamente e culturalmente divisa in due blocchi: est e ovest. I primi filorussi, i secondi filoeuropei. Se a Lviv (estremo ovest), culla del nazionalismo ucraino, tenessero un referendum simile, vincerebbe il no con il 100% dei voti. E nessuno griderebbe allo scandalo.
«Putin vuole conquistare tutta l’Ucraina, è un dittatore spietato con mire espansionistiche come Hitler»
Putin non sa che farsene dell’Ucraina e l’ha detto anche durante l’odierno intervento con il quale ha chiesto al Parlamento russo di accettare l’annessione della Crimea. Questo perché anche economicamente l’Ucraina è un paese diviso in due blocchi: sempre est e ovest. Il primo pieno di industrie e materie prime, il secondo no. E non è difficile immaginare quale sia la parte che rientra tra le mire del presidente russo.

Fonte: qelsi.it
Tratto da: agerecontra.it 

Keope ha detto...

Non c'è niente da meravigliarsi se gli USA e la Ue assomiglino sempre più ad una setta, dal momento che i burattinai della UE risiedono proprio negli USA.

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