lunedì 17 febbraio 2014

Rompere la gabbia. Sovranità monetaria e rinegoziazione del debito contro la crisi


Recensione libro: Claudio Moffa, Rompere la gabbia. Sovranità monetaria e rinegoziazione del debito contro la crisi, Arianna Editrice, Bologna, 2013, pp. 184.

di Silvio Labbate

 E’ una ricostruzione dettagliata dell’interessante e attualissima questione della sovranità monetaria, il libro di Claudio Moffa Rompere la gabbia: sovranità monetaria e rinegoziazione del debito, Arianna editrice. Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Teramo, già giornalista professionista, notista di politica estera su testate di rilevanza nazionale e internazionale, Moffa propone un approccio interdisciplinare per un tema, che pur non rientrando nell’accezione ufficialmente riconosciuta di ricerca scientifica – cosa tra l’altro impossibile per l’argomento trattato, in quanto non esistono fonti primarie consultabili – costituisce uno studio sui generis già solo per il fatto di essere redatto da uno storico. Questa circostanza, che per i temi affrontati risulta essere un merito non trascurabile, permette all’autore di affrontare il tutto con la spensieratezza di chi non deve prestare attenzione al mondo a cui non appartiene e, nella fattispecie, al mondo economico. Per questo motivo il volume ambisce – riuscendovi in toto – a fare luce nel complesso mosaico del mondo finanziario internazionale, rivolgendosi anche a un pubblico profano. In diverse sue parti, del resto, sono presenti varie e ripetute definizioni dei principali termini tecnici concernenti l’argomento che, seppur in un linguaggio spesso ricercato – che appartiene alla ben nota cultura dell’autore – tentano di sciogliere alcuni nodi e interrogativi sulle strategie economiche internazionali del passato e del presente. 

Il focus della discussione è, ovviamente, il signoraggio la cui esistenza stessa è sempre stata messa in dubbio; l’autore riesce, con una serie di testimonianze dirette da parte di personalità del mondo finanziario italiano e internazionale e con alcune prove storiche sull’importanza della moneta e del reddito da emissione monetaria in tutte le società di ogni epoca, a dimostrarne l’esistenza e, soprattutto, la rilevanza. La rappresentazione della crucialità finanziaria nella ricostruzione degli eventi storici permette all’autore di valutare con attenzione anche, e in primis, la situazione dell’Italia e il ruolo della grande finanza internazionale (dei Rotshchild, della Gran Bretagna e di Soros, in particolare) nell’evoluzione delle scelte politiche che hanno determinato la graduale e disastrosa fine della sovranità monetaria del nostro paese: a partire dal cosiddetto «divorzio» del 1981 tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia, attuato senza l’“ausilio” degli organi parlamentari e, quindi, senza la minima partecipazione democratica, fino ad arrivare alla effettiva e drammatica – ovviamente, per i risultati negativi prodotti – privatizzazione della Banca d’Italia dell’11 luglio 1992 ad opera di Giuliano Amato, prima ancora delle adesioni al Trattato di Maastricht, al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e al recente Trattato di stabilità.
La ricostruzione storica che il Prof. Moffa espone in quest’opera apre degli interessanti, oltre che inquietanti, interrogativi sul ruolo giocato da nuovi soggetti occulti – diversi dai soliti noti (P2, Gladio, ecc.) – che, direttamente e indirettamente, hanno influito sull’evolversi delle scelte politiche italiane in ambito finanziario; in altre parole, l’autore si chiede e domanda ai lettori se le decisioni che hanno determinato la fine della sovranità monetaria dell’Italia e la successiva “svendita” – o “privatizzazione” – delle principali e più proficue aziende di Stato (ENI, ENEL, IRI, ecc.) a partire dal 1992 siano state il frutto di coincidenze fortuite o, piuttosto, di una strategia voluta. Risulta, ad esempio, alquanto strana nel 1992 la presenza in acque territoriali italiane del panfilo della regina Elisabetta Britannia, accompagnato da una nave da guerra inglese, che ospitava un importante – e segretissimo riguardo agli accordi sottoscritti – meeting di banchieri e finanzieri internazionali, proprio alla vigilia delle svalutazioni della lira e della sterlina e delle privatizzazioni che, per l’Italia, hanno rappresentato per l’appunto una sorta di liquidazione a favore dello straniero di importanti asset strategici. Il volume è ricco di episodi, a dir poco strani, che hanno riguardato la sfera della sovranità monetaria, a partire dalle morti sospette di Lincoln – dopo l’emissione dei dollari di Stato – e di Kennedy – che volle sfidare la Federal Reserve Bank con dei “certificati argentiferi” del Ministero del Tesoro – che richiamano anche una similitudine, secondo l’autore, con il caso Moro e con il conio dei biglietti di Stato durante i suoi governi dal 1964 in poi, fino al rapimento e all’uccisione.
L’opera, infine, dopo una profonda critica a Marx – reo di non aver compreso nel III libro de Il Capitale l’importanza del ruolo giocato del capitale commerciale e finanziario – e alla politica finanziaria sostenuta negli ultimi decenni dalla sinistra italiana, analizza l’attuale situazione economica internazionale per la quale occorre «[…] la riacquisizione del reddito da sovranità monetaria», unita a una preliminare «strategia di attacco all’autonomismo della sfera finanziaria e al privatismo dell’emissione monetaria» [p. 112]. L’autore fornisce dunque una serie di ricette per risollevare la situazione economica italiana, a partire dalla riappropriazione della sovranità monetaria – con diverse opzioni possibili che non includono necessariamente l’abbandono dell’Euro o l’uscita dall’Unione europea – e dalla “rinazionalizzazione” della Banca d’Italia, bloccando la fuorviante politica delle privatizzazioni che invero ha creato, in Italia come all’estero (ad esempio in Grecia) una sorta di nuovo colonialismo, un colonialismo di tipo finanziario. In tutto ciò un ruolo di risveglio delle coscienze e di divulgatio della verità dovrebbe essere svolto, come in molti casi è accaduto nella storia, dagli intellettuali e, soprattutto, all’interno dell’Università italiana. Il volume del Prof. Moffa rappresenta dunque uno studio rilevante e imperdibile sia per lo studioso, sia per il lettore che voglia indagare meglio certi avvenimenti della complessa e controversa storia del nostro paese.




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