sabato 15 febbraio 2014

Fini-Giovanardi, 10mila dietro le sbarre per le droghe leggere e i tanti troppi morti di cieca repressione

Vedi anche:  Fini-Giovanardi incostituzionale, marijuana torna droga leggera
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Otto anni di cieca repressione e di becero “perbenismo” che non solo non ha scalfito le cosiddette tossicodipendenze ma hanno finito per armare drammaticamente il prurito proibizionista. La Fini-Giovanardi cassata dalla Consulta ha fatto,insomma, più danni che altro. La lunga lista dei morti, da Aldo Bianzino a Stefano Cucchi, passando per Alberto Mercuriali e Giuseppe Ales, sta lì a raccontare come in realtà le droghe leggere non c’entrasero poi molto con la vera partita della legge. “In questi anni - si legge in una nota – Forum Droghe ha dimostrato, attraverso un lavoro di analisi dei dati ufficiali, gli effetti criminogeni della legge Fini Giovanardi, una delle cause principali del sovraffollamento carcerario; cosi' come ha denunciato l'inconsistenza scientifica dell'equiparazione fra cannabis e droghe pesanti, uno dei capisaldi della Fini-Giovanardi". Le stime dicono che circa 10mila sono dietro le sbarre per reati connessi alla droghe leggere, ora potenziali beneficiari della sentenza.
 
Il risultato dell’azzeramento e' che cannabis e hashish tornano ad essere considerate droghe leggere, la distinzione tra i diversi tipi di stupefacenti riprende corpo e con essa il sistema delle pene previsto prima della Fini-Giovanardi: il massimo scende da 20 a 6 anni di carcere. Rivive cioe' la legge Iervolino-Vassalli del '90, come modificata dal referendum dei Radicali che nel '93 aboli' il carcere per l'uso personale di droga. Quindi, chi ha in corso un processo per detenzione e trasporto di droghe leggere potra' contare su sanzioni piu' lieve o evitare il carcere, se ricorrono le condizioni.

Maddalena Migani ha 36 anni e utilizza la cannabis per alleviare i dolori causateli dalla sclerosi multipla, mentre Fabrizio Cinquini e' un chirurgo condannato a 6 anni dopo essersi autodenunciato per la coltivazione di marijuana a fini terapeutici. Per loro oggi e' un giorno ''felice'': la pronuncia della Corte Costituzionale rappresenta, affermano, ''un grande passo avanti per il Paese''.
Quelle di Maddalena e Fabrizio sono due delle tante storie di medici e pazienti che si battono per la legalizzazione dell'uso terapeutico della cannabis, peraltro gia' autorizzato in alcune Regioni. Nei giorni scorsi avevano dato vita a due petizioni su Change.org, per chiedere appunto la legalizzazione della cannabis a fini curativi: oltre 85mila le adesioni raccolte. "E' una grande felicita' per me, adesso mi auguro che la materia venga regolamentata adeguatamente e che presto non sia piu' reato l'acquisto di cannabis per fini terapeutici come curare i dolori muscolari che mi provoca la sclerosi multipla", dichiara Maddalena, oggi mamma di due bambine di 3 e 6 anni. Per lenire il dolore, Maddalena ha provato vari farmaci, ma senza successo. Quello che invece l'aiuta e' l'assunzione per via orale di piccole quantita' di marijuana: ''La bocciatura della Fini-Giovanardi - commenta - e' un grande passo avanti, ma continua il paradosso di un Paese in cui ci si puo' ubriacare ovunque, a qualunque ora, ma la cannabis, una sostanza le cui proprieta' terapeutiche sono ampiamente riconosciute, continua a essere considerata una sostanza illegale''. La cannabis, sostiene, ''deve essere reperibile come fosse un vino di cui si conosce perfettamente la filiera, e poi ognuno deve assumersi la responsabilita' dell'uso che ne fa proprio come gia' avviane per tutte le bevande alcoliche".
Emblematica anche la storia di Fabrizio, un chirurgo vascolare: dopo aver contratto l'epatite C durante un servizio di emergenza a bordo di un'ambulanza ha iniziato a coltivare cannabis per fini terapeutici, autodenunciandosi immediatamente alle forze dell'ordine. E' stato cosi' condannato a 6 anni: ''Finalmente - dice - l'Italia diventa un Paese civile e smette di riempire le carceri con la legge Fini-Giovanardi".


Fabrizio oggi ha l'obbligo di dimora e puo' spostarsi liberamente nel comune di Forte dei Marmi, dopo essere passato nel giro di 5 mesi dal carcere di Lucca all'ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino e infine al penitenziario di Massa. Fabrizio ha anche perso i diritti politici: per lui un'interdizione perpetua dai pubblici uffici.


Fonte: controlacrisi.org


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