lunedì 3 febbraio 2014

Delocalizzazioni e ricatti: le soluzioni ci sarebbero...

Il "RICATTO" delle aziende che tagliano salari e diritti minacciando la delocalizzazione, DEVONO essere rispediti al mittente;

Ricatti resi possibili da leggi che FAVORISCONO chi delocalizza, che è libero di vendere i propri prodotti in Europa pur producendo nel 3° mondo, sfruttando lavoratori-SCHIAVI...

Le holding hanno SOLO DA GUADAGNARE dalla delocalizzazione, in quanto non ci sono conseguenze, ne dal punto di vista normativo, ne di mercato, visto che la gente continua ad acquistare i prodotti come se nulla fosse.

Tra l'altro la delocalizzazione non si traduce in risparmio per i consumatori, visto che i "delocalizzatori" vendono ai prezzi "di mercato", vendono ai prezzi che praticavano quando producevano in occidente, realizzando profitti stellari. MERCI CHE ALL'ORIGINE COSTANO 2-3€ VENGONO VENDUTE A 100€

DOBBIAMO PROTEGGERE LE NOSTRE AZIENDE TASSANDO CHI PRODUCE NEL TERZO MONDO E VUOLE COMMERCIARE IN ITALIA ED IN EUROPA; i soldi risparmiati sul costo del lavoro devono essere lasciati alla frontiera, mediante dazi doganali i cui proventi devono essere utilizzati per ridurre le tasse a chi produce in occidente e crea posti di lavoro.

OCCORRE INOLTRE VERIFICARE le condizioni di lavoro di queste aziende, creando un marchio "slave's work free" (prodotto "esente dal lavoro di schiavi) IMPEDENDO DI COMMERCIARE merci prodotte da lavoratori sfruttati. E' una questione di CIVILTA'...

Infine, ci vuole maggior SENSIBILITA' e CONSAPEVOLEZZA da parte di tutti noi; le aziende che non rispettano i diritti umani DEVONO ESSERE BOICOTTATE.

ANCHE SE CERTE LEGGI LE AVREBBERO DOVUTE FARE 20 ANNI FA, è NECESSARIO CORRERE AI RIPARI !!!

Il problema è che le grazie multinazionali sono legate a doppio filo alle banche e all'alta finanza, che detta l'agenda ai nostri politici.

LE SOLUZIONI CI SONO, MA I MASS MEDIA DEVIANO L'ATTENZIONE GENERALE SULLE QUESTIONI FUTILI, E I CITTADINI CONTINUANO A CADERE IN QUESTI TRANELLI, CHE ORMAI SONO NOTI.


Alessandro Raffa

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