martedì 21 gennaio 2014

L’inganno al consumatore parte dall’etichetta

La Grocery Manufacturers Association, di cui abbiamo già parlato tempo fa per aver contribuito al fallimento del referendum sulla legge I-522 tenutosi l’autunno scorso nello stato di Washington, la cui buona riuscita avrebbe determinato l’applicazione dell’etichetta obbligatoria sui prodotti geneticamente modificati, torna alla ribalta.
Il nome di questa organizzazione è solo una facciata, a comporre questa coalizione vi sono alcune delle multinazionali più potenti al mondo: Coca Cola, Nestlé USA, Pepsico e General Mills.

Dopo aver fatto fallire (anche se di poco) il referendum sull’etichetta obbligatoria che avrebbe fornito al consumatore un’arma importante per il suo diritto di scelta, mettendo a serio rischio i guadagni delle multinazionali che fanno uso di OGM, adesso questa coalizione punta più in alto.
La Grocery Manufacturers Association di recente ha inviato una lettera alla Food and Drug Administration (FDA) nella quale si richiede di applicare la norma che prevede di definire naturali i cibi che non contengono aromi artificiali, coloranti e sostanze sintetiche anche su quelli geneticamente modificati. Se la richiesta fosse accettata presto troveremmo sugli scaffali del supermercato prodotti che in etichetta sono definiti naturali, ma che in realtà sono pieni di OGM.

Questo non è altro che l’ennesimo attacco sferrato dalle multinazionali alla libertà di scelta del singolo consumatore, attirato in questo gioco d’inganni che punta sul far credere alla persona di poter scegliere ciò che acquista. Una libertà che in realtà non esiste in quanto ogni prodotto è uguale all’altro, cambia solo il marchio riportato sulla confezione.
L’obiettivo di queste corporazioni è di privare di ogni informazione di base il consumatore: in questo modo, il processo di omologazione sarà più rapido, i guadagni assicurati e il controllo sulle masse normale amministrazione.
Nel frattempo, dalle nostre parti, si continua a discutere su come far coesistere in Friuli gli agricoltori contrari alla coltivazione di OGM e quelli favorevoli, tralasciando totalmente tutti i rischi che il proliferare di colture geneticamente modificate porterebbero alla salute delle persone, dei terreni e delle specie animali.
La direzione regionale dell’Agricoltura ha infatti proposto l’attivazione di una patente da rilasciare agli agricoltori che vogliano coltivare OGM, attraverso un corso di 8 ore e il pagamento di una 
tassa di 50 euro per ogni ettaro seminato.
Una proposta non molto differente dalla richiesta fatta dalla coalizione di multinazionali alla FDA; l’obiettivo è comune: rendere sulla carta legale ciò che invece rappresenta una minaccia per la salute mondiale, in modo da spegnere a priori ogni minaccia di protesta.
Questo dovrebbe bastare per comprendere quanto sia necessario svincolarsi il più possibile dalle produzioni industriali, l’importanza di servirsi da piccoli produttori potendo parlare con loro, avendo così un riscontro diretto su come è stato ottenuto quel determinato prodotto.
Ricordiamoci sempre che siamo noi ha fare il mercato, ogni singola persona determina la domanda di un dato prodotto scatenando l’offerta da parte del marchio di turno e chi si cela dietro ad esso. Se noi facciamo crollare la domanda, l’offerta non esiste, i mercati si bloccano e le multinazionali smettono di guadagnare, un processo che possiamo attivare subito attraverso il boicottaggio e l’autoproduzione.
Armi nonviolente con cui ne guadagna la propria salute, le proprie tasche e, cosa ancor più importante, con cui virtualmente si allunga una mano in sostegno di tutte quelle terre, quei popoli e quegli animali sfruttati, schiavizzati e uccisi dall’operato delle multinazionali.


Fonte: http://earthriot.altervista.org/blog/linganno-al-consumatore-parte-dalletichetta/

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