venerdì 29 novembre 2013

Treviso, allarme mercurio nell’acqua: ancora ignote le cause dell’inquinamento

Continua l’allarme mercurio a Treviso. Esattamente due anni fa, nel 2011, la città tremava per la scoperta di mercurio nelle falde acquifere sotterranee fra Treviso sud, Pregaziol e Casier, penetrando nei pozzi di tante case. Fino a 15 microgrammi di mercurio per ogni litro d’acqua.
In via precauzionale era stato vietato l’utilizzo dell’acqua per il consumo umano, mentre Arpav e Usl 9 avviarono una serie di controlli e si mobilitarono per indagare sulle cause di quest’inquinamento.
E adesso, a distanza di due anni, la situazione non migliora. Il pericolo, infatti, continua a permanere e solo il progressivo allestimento delle tubazioni dell’acquedotto può porre un rimedio definitivo: se l’acqua arrivasse dalle condutture, e non dal fondo di un pozzo, infatti, sarebbe sicura al 100%.
Ancora ignote le cause che abbiano portato all’inquinamento di questa fascia di territorio, lunga 8 chilometri e mezzo e larga più di 2. E lo stessoMaurizio Conte, assessore regionale dell’ambiente, ammette che tutti gli sforzi fatti per capire l’origine di questo inquinamento sono stati vani:
“La situazione appare complessa, poichè la conformazione idrogeologica dell’area, caratterizzata da molteplici falde artesiane che si estendono per profondità di centinaia di metri, nonchè la presenza di un diffuso tessuto produttivo e artigianale consolidato nelle ultime decine di anni, non consentono facilmente un’individuazione puntuale dell’origine del fenomeno. Non si può neppure escludere la possibilità che l’inquinamento possa essere stato prodotto anzitempo e che la fonte di pressione possa essere nel frattempo esaurita…”


L’assessore, però, pecisa che la Regione Veneto sta costantemente monitorando, mediante Arpav, le falde acquifere del territorio interessato al fine di controllare l’entità del fenomeno e di pianificare le azioni necessarie:
“Relativamente alla problematica in questione, la Regione Veneto ha comunque già stanziato 65.000 euro per attività di indagine mediante Arpav e 1 milione di euro a favore dei Gestori della rete acquedottistica locale, per l’estensione delle reti idriche pubbliche nelle aree di confine tra i comprensori gestionali di Alto Trevigiano Servizi S.r.l. e Veritas S.p.A. L’interconnessione tra i sistemi acquedottistici dei gestori del servizio idrico interessati può peraltro migliorare notevolmente l’affidabilità del sistema e l’efficienza del servizio. La Regione Veneto comunuque prevede di destinare ulteriori risorse a breve termine per estensioni di nuovi tratti di rete acquedottistica…”
Allo stato attuale, infatti, la maggior tutela per la popolazione coinvolta è garantita prioritariamente attraverso l’estensione delle reti acquedottistiche pubbliche nelle aree attualmente non servite, con obbligo di allacciamento da parte degli abitanti che attualmente utilizzano pozzi ad uso privato.
Insomma, la situazione appare constantemente sotto controllo, ma questo allarme non è destinato a spegnersi: chi per mesi ha studiato ed esaminato l’accaduto, infatti, pensa che la fonte di tale inquinamento possa avere radici più profonde, legate magari a quelle attività industriali che fino agli anni Ottanta operavano nella zona.
Resta il fatto che, un tecnico che ha preferito rimanere nell’anonimato, ha dichiarato che il mercurio resterà in questa falda per almeno altri cinquant’anni


Fonte: eticamente.net

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