La Russia minacciata dai terroristi diretti da Bandar (Arabia Saudita)

Prince Bandar bin Sultan, Secretary-General of Saudi Arabia's National Security Council shakes hands with Russia's Prime Minister Vladimir Putin as they meet in Moscowdi Yusuf  Fernandez
Tradotto da Luciano Lago
Fonte Hispantv
Nel corso di una recente visita a Mosca, alcune settimane addietro, Bandar bin Sultan,  l’attuale  responsabile del servizi di intelligence saudita, ha riferito al presidente russo, Vladimir Putin che, soltanto se la Russia avesse riconsiderato il suo appoggio alla Siria, si sarebbe impedito ai militanti integralisti  nel Caucaso,  controllati  dall’Arabia Saudita,  di realizzare azioni terroristiche durante la realizzazione dei giochi olimpici invernali che si terrà a Sochi. Secondo quanto riferito dai testimoni presenti all’incontro, Putin aveva nettamente respinto la proposta.
“Noi siamo al corrente che voi sauditi avete appoggiato i gruppi terroristi ceceni per  parecchi anni.  Questo appoggio di cui parliamo adesso, risulta francamente incompatibile con l’obiettivo comune di lottare contro il terrorismo globale che avete menzionato”, gli ha risposto Putin.

Ci sono buone ragioni per comprendere perchè  Bandar e la famiglia reale saudita siano  fortemente irritati nei confronti  della Russia (ed ultimamente anche contro gli USA).  I piani orditi dall’Arabia Saudita contro gli sciiti e l’asse della resistenza in Medio Oriente sono stati demoliti dall’azione politica svolta dalla Russia verso la Siria, verso l’Iran e le altre parti in causa. Bandar aveva pianificato di rovesciare il regime di al Assad in Siria attraverso un attacco statunitense e l’azione combinata di gruppi terroristi infiltrati in quel paese, con l’obiettivo per l’Arabia Saudita di isolare e distruggere il movimento degli Hezbollah  sciiti in Libano e spingere Washington  ad un conflitto con l’Iran.

Tuttavia Bandar non aveva chiaramente compreso come  la Russia, l’Iran e gli Hezbollah fossero determinati ad appoggiare l’alleato siriano e sbaragliare i suoi piani.
La Russia ha schierato nel Mediterraneo orientale una poderosa flotta ed ha lasciato intendere chiaramente che era disposta ad appoggiare e proteggere la Siria  da un possibile attacco.
In questo modo Bandar aveva l’unica  possibilità di tentare di vendicarsi della Russia attraverso i propri collegamenti con le organizzazioni terroristiche, come ha minacciato di fare.  Questa è sicuramente una pazzia ma le sue minacce alla Russia (ed ora anche agli USA) rappresentano di per se stesse l’evidenza della  follia e della stupidità  di questo personaggio e si sta facendo strada una opinione mondiale che considera lo stesso regime saudita come il reale problema per la regione e per il mondo.
I gruppi estremisti ed i Giochi Olimpici
I gruppi terroristi collegati all’Arabia Saudita  ed a altri paesi hanno svolto le loro azioni nel nord del Caucaso nel corso degli anni. Secondo il gran Mufti della Siria,  Sheij Ahmad Badreddin Hassun, che di recente ha visitato l’università Islamica di Mosca, esistono circa 2.000 miliziani integralisti russi/ceceni  che in questo periodo stanno combattendo in Siria.  Lo stesso ha affermato che “fra i combattenti, ci sono alcuni elementi di provenienza dalla Cecenia, da Daghestan, nel Caucaso, così come altri dal Tatarstan, regione centrale russa”.
Secondo quanto riferito dal giornale libanese As Safir, che ha citato il direttore del sito russo “Qafqaz Ozil”, Gregori Chavidov, “ gli estremisti russi hanno guadagnato in esperienza nel corso della guerra in Siria. Essi hanno appreso la tecnica del combattimento in città. Fino ad ora i terroristi nel Caucaso non possedevano tale esperienza e quando saranno di ritorno ai loro paesi ed organizzeranno le le loro file, certamente rappresenteranno una grave minaccia”. Lo stesso ha aggiunto che  “Sochi  (la città delle Olimpiadi) rimarrà seriamente esposta agli attacchi dei gruppi estremisti che hanno partecipato alle battaglie di strada in Siria, nonostante tutte le misure adottate per garantire la sicurezza durante lo svolgimento dei giochi Olimpici invernali”.
Il leader dei terroristi nel caucaso russo, Doku Umarov, il Luglio aveva minacciato i Giochi Invernali, come un fatto politico, ed aveva promesso che si sarebbe adoperato con ogni mezzo per impedirne la realizzazione. Umarov è arrivato ad un accordo con el Emir Salautdin, che comanda i gruppi di militanti islamici del nord del Caucaso che combattono in Siria, in modo che questi ultimi ritornino in Russia per combattere sotto l suo comando. Umarov ha proclamato uno “Stato indipendente” nel nord del Caucaso denominato “Imarat Caucas” (l’Emirato del Caucaso). Chavidov indica che se i miliziani ritorneranno al loro paese,  rispondendo alla chiamata di Umarov, questo rappresenterà un serio rischio.
Per parte sua , il presidente russo Vladimir Putin, ha espresso l e sue preoccupazioni rispetto alla possibilità del ritorno in Russia dei militanti russi che stanno combattendo attualmente contro le forze siriane. Putin ha scritto un recente articolo pubblicato nel New York Times “ Non possiamo non essere preoccupati per la presenza di centinaia di estremisti dei paesi occidentali ed incluso la Russia che stanno combattendo in Siria. Chi ci può assicurare che queste persone, con l’esperienza fatta in Siria, non torneranno al nostro paese? Questo rappresenta una minaccia per tutti noi”.
Il presidente risso ha fatto un appello ai leaders mussulmani del paese “ per lavorare assieme con le autorità dello Stato con il fine di contrastare gli estremisti.” I movimenti radicali, che non sono mai stati molto popolari fra i mussulmani russi, “cercano di debilitare il nostro Stato e creare conflitti  etero diretti dall’estero nel territorio russo” ha affermato.
Putin ha adottato una chiara politica estera che cerca di combattere i gruppi estremisti dove sia possibile e necessario, senza alcuna preoccupazione rispetto ad altri fattori. La attuale guerra civile in Siria viene considerata dal presidente russo come una continuazione della sua lotta in Cecenia e questo è un messaggio facilmente comprensibile per la maggior parte dei russi.
La preoccupazione russa è stata alimentata da un attacco terrorista che ha avuto luogo lo scorso 22 di Ottobre a Volvograd: sei persone sono morte e 37 ferite- alcune gravemente- dopo che un una terrorista kamikaze, Naida Asivalova, proveniente dal Daghestan, si è fatta esplodere con una bomba in un autobus in questa città situata nel sud della Russia.
Di recente un cittadino russo, Serguei Gorbunov, è stato anche catturato dai dai miliziani estremisti in Siria che hanno minacciato di ucciderlo se la Russia non lo andava a scanbiare, attraverso la Croce Rossa, con un un nativo dell’Arabia Saudita chiamato Jalid Suleiman.  Questo cittadino era stato sequestrato ad opera dei militanti del “Yaish al Muhayirin wal Ansa” (Esercito degli emigranti e sostenitori).  Questo gruppo è capeggiato da Abu Omar al Chechen e composto da volontari del Caucaso.
D’altra parte, le affermazioni fatte da Bandar, che l’Arabia saudita controlla i gruppi terroristi ceceni, pone anche questioni sull’attentato verificatosi con una bomba a Boston avvenuto il poassato 15 di Aprile. I fratelli Tsarnaev, che si presume habbiano realizzato l’attentato, avevano stretti vincoli familiari con i gruppi estremisti ceceni in Russia. Il fratello maggiore, Tamerlan, aveva da poco viaggiato in questa regione per prendere contatto con questi gruppi
Il Caucaso non è l’unica regione dove i gruppi estremisti stanno operando contro la russia. Nel momnento in cui le forze della NATO stanno preparando il disimpegno delle proprie truppe dall’Afghanistan, Mosca risulta sempre più preoccupata che, da questo fatto, si incrementi la minaccia verso la Russia ed i suoi alleati nell’Asia centrale. Questo era già avvenuto negli anni 80, quando la CIA e Bandar appoggiarono i muyahidin che stavano combattendo contro le truppe sovietiche in Afgahanistan come parte di un piano più globale di diffondere l’ideologia estremista all’interno della stessa URSS e in questo modo debilitare lo Stato sovietico.
La Russia ha annunciato ultimamente che rafforzerà il suo contingente militare nel Tagikistan e nel Kighizistan  prima della ritirata americana. Il capo della intelligence militare russa GRU, Igor Sergun, ha dichiarato che “l’attuale situazione in Afghanistan costituisce una seria sfida per la stabilità internazionale”.
La Russia mantiene alcune grandi basi militari in Asia centrale e circa 7.000 soldati russi sono schierati in questa zona. Settecento soldati sono stanziati nel Kirghista, specialmente nella base aerea di Kant vicino la capitale, Bishkek: In Tagikistan forze russe della della 2012 divisione motorizzata hanno la propria base ed entrambi i paesi hanno iniziato negoziati sull’utilizzo della base aerea di Ayini anche da parte dei militari russi. Tuttavia esperti di questo paese considerano che la rete esistente di basi russe non è sufficiente a proteggere la lunga frontiera del Taggikistan con l’Afghanistan in caso di conflitto.
Il governo del Tagikistan e quello dell’Usbekistan hanno combattuto contro i movimenti islamici radicali appoggiati dai talebani. Dopo aver sofferto forti perdite nella guerra afgana, le attività dell’IMU sono ora limitate al sud del Tagikistan, sebbene esistano informazioni che parlano di una presenza di questi gruppi in altri paesi dell’Asia centrale.

Fonte: http://www.stampalibera.com/?p=2698

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