venerdì 11 ottobre 2013

Carceri, immigrazione, giustizia: proposte e contraddizioni del M5s

Dopo il tragico naufragio di Lampedusa, e la constatazione (annosa) dell’insostenibile situazionecarceraria italiana, parte la riscossa dei "buoni e giusti" del progressismo italiano.
Si può disquisire ad infinitum su come e perché uno Stato ha il diritto di regolamentare i flussi migratori, ricorrendo anche a strumenti di respingimento, ma non si possono rendere inesistenti, nel dibattito pubblico su questi temi, due aspetti che sono fondamentali.
Uno è il diritto di ogni essere umano a cercare condizioni di vita migliori o più dignitose. L’altro è quello affermato dal diritto internazionale, di veder riconosciuto il proprio status di rifugiato nel momento in cui sia dimostrata la fuga da paesi in cui esista un conflitto armato.
Insomma, chiunque ha il diritto indiscutibile di cercare di sopravvivere; e questo diritto non può in alcun modo essere considerato un reato, se non da leggi di stampo autoritario. Uno stato democratico ha invece il dovere di elaborare altre strategie e un'altra cultura capace di armonizzare le esigenze dello Stato stesso con quelle dei migranti.
Per questo i “buoni e giusti” di Repubblica - dopo aver fatto finta di non vedere per mesi i referendum proposti dai radicali (su cui mi sono già soffermato a lungo) che proponevano di abrogare proprio quelle leggi - hanno lanciato da qualche giorno una “raccolta di firme” per abolire la legge Bossi-Fini, quell’infame proposta razzista e neofascista che ha voluto equiparare un clandestino (cioè un poveraccio fuggito da un qualche paese del terzo mondo per fame o per paura di essere coinvolto in ricorrenti conflitti armati) in un criminale.
Una raccolta di firme in cui i giusti sono sempre in prima fila, ampiamente citati dal quotidiano di Scalfari, come i numerosi big della sinistra perbenino e dialogante tipo Rosy Bindi, Ignazio Marino, Nicola Zingaretti, Piero Fassino e giù giù fino a Nichi Vendola e Antonio Ingroia. Più un elenco di star dello spettacolo, di noti attori, cantanti, registi e autori con l’immancabile Dario Fo in prima linea; e poi filosofi, giornalisti, e così via.

Naturalmente mettere una firma non costa niente, non impegna nessuno, non apre nessun dibattito né impegna i politici a qualche seria presa di posizione pubblica. In altri termini non serve a niente se non a farci sentire tutti, appunto, "buoni e giusti". In clima di buonismo papista imperante è comprensibile, ma ben altra questione sarebbe stato un concreto supporto ai referendum che avrebbero costretto tutti a dibattere, ad approfondire, a prendere posizione e infine a dare un voto informato e consapevole. Ma tant'è.
Parecchio più contrastata pare invece l’ipotesi lanciata dal Presidente Napolitano di aprire a iniziative diindulto e di amnistia per alleggerire il peso schiacciante del sovraffollamento carcerario.
Più di un terzo dei detenuti derivano da un’altra legge fascistoide, la Fini-Giovanardi che equiparando ledroghe leggere a quelle pesanti ha fatto finire in carcere oltre 26mila persone (su un totale di 68mila detenuti) per il “terrificante” reato di detenzione e spaccio di spinelli, erba, marijuana o chiamatela come vi pare.
Nessuno nega che la piccola delinquenza legata al microtraffico di droghe o alla presenza di immigrati sempre al limite della sussitenza (e quindi dello scivolare verso comportamenti illeciti) sia causa di allarme sociale, ma chiunque può facilmente capire che entrambi i comportamenti sono causati in buona misura dalla legge stessa che reclude nel ghetto dell’illegalità chi, magari, non avrebbe nessuna voglia di delinquere.
Il problema del sovraffollamento ha tre possibili soluzioni: costruire più carceri (come chiedono i duri e puri in stile "ordine e legalità" scordandosi che viviamo in un paese in situazione economica tale che gli alunni delle scuole si devono portare la carta igienica da casa), emanare indulto e amnistia per svuotare per un po' le galere, come ha proposto Napolitano finito immeditamente nell’occhio del ciclone per via di un’ipotetica (ma non così cervellotica) volontà latente di certa parte del Parlamento di dare un "aiutino" a Silvio B.; oppure procedere con una derubricazione dei reati - cioè cambiare le leggi di cui sopra per far sì che certi comportamenti non siano più considerati un reato - come propongono da tempo alcuni settori dello schieramento politico (a voi dire chi).
Derubricare non significa automaticamente cancellare, ma cambiarli da reati penali a illeciti amministrativi, ad esempio. Anche se non vedrei così male aprire un dibattito su una completa legittimazione delle droghe leggere (che di certo non sono più pericolose dell’alcool, tutt’altro) che contribuirebbe non poco ad alleviare anche quell'altro intasatissimo apparato dello Stato che si chiamaGiustizia e a sottrarre manovalanza alla criminalità organizzata.
Solo abrogando o modificando le due leggi marchiate dal (ex) neofascista Fini, dal leghista Bossi o da quel democristiano dispotico e conservatore di Giovanardi, si sarebbero risolte in un colpo solo il problema etico di considerare criminali quei poveracci di Lampedusa e i loro compagni di sventura, svanirebbero tutti i dubbi sulla possibilità che amnistia e indulto siano cosette fatte apposta per compensare Silvio B. dal suo clamoroso voltafaccia, non senza interno travaglio, sulla fiducia al governo e si risolverebbe il problema dell’incivile sovraffollamento delle carceri che ci costa rimbrotti a ripetizione dall’Europa.

I numeri in parlamento ci sono: PD, SEL e Cinquestelle - senza contare altri apporti minori - sarebbero sufficienti.
E l’appoggio di due senatori del M5S, Andrea Cioffi e Maurizio Buccarella, a un emendamento del PD che cancellava il reato di clandestinità sembrava prefigurare una clamorosa maggioranza alternativaalle larghe intese. Un'apertura foriera di futuri sviluppi, forse.
Ma attenzione ! La finalità del duo era questa: "Dopo l'emendamento del M5S il clandestino rimane comunque clandestino, ma sarà più facile procedere con le espulsioni". Sarà più facile, più economico, più veloce e semplice. Questa era l'intenzionalità dei senatori a Cinquestelle, come ci ricorda un bell'articolo pubblicato su AgoraVox
Ciononostante l'ipotetica maggioranza alternativa è durata lo spazio di uno starnuto perché Grillo e Casaleggio sono subito intervenuti sui reprobi, bacchettandoli sulle mani come due maestrine inacidite. La questione non era nel programma perciò nisba, anche perché "Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità (...) il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico", dicono i due capi. Quello che importa è dire cose che portino un bel tornaconto elettorale. Alla faccia del nuovo che avanza, qui siamo alle politiche democristianissime di quaranta o cinquant'anni fa.
Come sia possibile che due senatori della Repubblica possano essere sconfessati pubblicamente da un pregiudicato, esterno al parlamento, e dal suo compare dalle fantasticherie apocalittiche e dalle antiche simpatie berlusconiane non è dato sapere. Quello che è certo è che il M5S ha gettato la maschera, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno.
Al punto che Bossi, stupìto, non ha potuto fare a meno che dichiarare "Non mi aspettavo vicinanza Grillo-Lega su immigrazione". Si vede che non lo aveva seguito prima sullo "ius soli" o come nel casoKabobo.
Anche se la scusa è che la posizione espressa dai due senatori non era nel programma e quindi "non glielo abbiamo detto" agli elettori - così si è espresso l'ex portavoce Nuti - basta dare un'occhiata al non-programma del M5S per verificare che cosa c'è a proposito di temi importanti come la gestione dei flussi migratori: vuoto assoluto. Come la politica estera: vuoto assoluto. Come la gestione della Giustizia:zero. Come il problema delle carceri: zero.
Ciononostante si sono candidati a governare un paese che, piaccia o non piaccia, è un ponte con i due continenti da cui arriva la maggior parte dei profughi, senza avere alcuna idea in merito.
Insomma, pare evidente che Grillo vuole mantenere l'idea che gli immigrati clandestini vengano consideraticriminali e che vengano trattati di conseguenza. Un milionario che si è guadagnato ville e auto di lusso sparando cazzate e pernacchie a raffica si permette di considerare criminale chi cerca di sfuggire a una guerra, a una carestia, alla povertà, a una vita senza speranze. A me sembra un atteggiamento ignobile.
Io non mi chiedo perché i suoi elettori che provengono dalla destra berlusconiana o leghista (più o meno il 40% dei suoi elettori secondo alcuni studi di flussi elettorali) non se ne vadano; non me lo chiedo per ovvi motivi. Razzisti e parafascisti erano e razzisti e parafascisti sono rimasti.
Ma c’è una larga parte di elettori del M5S che provengono dall’ambito di sinistra, dalla tradizione progressista (o almeno così si chiamava una volta) dove tracce di rispetto per la dignità umanadovrebbero essere rimaste, almeno in forma gassosa. Che cosa aspettino questi a mandare a quel paese individui come il Gatto e la Volpe del movimento non si riesce proprio a capirlo.
E, vi prego, non vi affrettate a cercare di spiegarcelo.
Fonte: agoravox.it

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