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lunedì 16 settembre 2013
Cody WilsnonDa buenobuonogood

Non è l’ennesima anatema contro l’uso delle armi, siamo tutti grandi e vaccinati e sappiamo bene che per i signori della guerra, costruire e commercializare armi sarà sempre la propria ragione di vita, la propria deplorevole ed infima missione, un lavoro come una altro, da cui far maturare pure un’opulenta pensione. Un lavoro come un altro, un prodotto come un altro…
E poi la guerra ci sarà sempre, quella famosa Era dell’Aquario, la fantomatica inversione delle coscienze ed il risveglio dell’uomo sembra che tardino ad arrivare. Altro che risveglio, la maggior parte degli uomini ancora dorme e russa profondamente.
Accecati da denaro e potere, sempre più ignoranti e distratti (leggi intrattenuti), siamo l’umanità che non evolve, si autocompiace e se ne frega, nel fondo, di tutto.
Far cambiare il cuore ed il cervello di pericolosi mercenari e masturbati ignavi è impossibile, l’unico cambio potrà avvenire solo dall’interno, quando queste sottospecie di uomini capiranno… o decideranno… o moriranno.
liberator gunCody R. Wilson è un venticinquenne texano, con ancora i postumi dell’adolescenza nel cervello e già la voglia di uccidere nel cuore, ah, scusate, di “difendersi”, come piace dire agli americani.
Progetta le proprie armi, che chiama “Wiki Weapons” e le stampa in 3D. Si è auto nominato “crypto anarchista” ed “anarchista di mercato”, il che mi sembra una grandissima stronzata.
Insieme ad un gruppetto di amici (Benjamin W. Denio, Sean Kubin, Haroon Khalid, Propagare e Brad Bridges), il giovane Wilson è uno dei primi stampatori in 3D d’armi da fuoco funzionanti del nuovo millennio. Qui a lato potete ammirare la prima pistola stampata da questo gruppetto di giovani brufolosi, denominata, tenetevi forte, “Liberator”. Oh pistola Liberator, dea della difesa personale, libera la sacra terra americana dai terroristi e difendimi dagli uomini malvagi!
Non contenti, sulla web della loro “Defense Distributed”, la società “no profit” (ma per favore, ndr) che hanno creato per progettare e pubblicare le proprie armi, avevano addirittura caricato i parametri di settaggio di una stampante 3D, affinché chiunque potesse stamparsi a casa la propria pistola, fucile o mitraglietta. Il governo degli Stati Uniti ha poi eliminato i file con tali istruzioni, anche se erano già stati eseguiti più di 100mila downloads… inoltre tutti i settaggi si possono ancora trovare in altri siti più o meno nascosti nel web.
Infatti, qualche giorno fa, ecco alzare la testa un altro struzzo, un’altra mente illuminata, Travis Lerol, 31enne del Maryland, autore della stampa del primo fucile. Ha dichiarato: “non si tratta di un’arma da fuoco particolarmente pericolosa per gli altri, è a colpo singolo ed in commercio ci sono armi di gran lunga migliori, per cui non credo possa essere impiegata per scopi criminali”. Travis, Travis, Travis,…

Saranno contenti Cody ed i suoi amici vedendo come si diffonde la loro passione e come nuovi giovani americani comincino a stamparsi le proprie belle armi per difendersi, sempre e solo per difendersi, per carità! Viva l’esercito americano della liberazione, nato per proteggervi e difendervi!

Torniamo a Defense Distributed, la web dei neo difensori della pace nel mondo e soffermiamoci nella lettura del manifesto, orgogliosamente presentato al mondo in modo che tutte le persone con un po’ di cultura si rendino conto di quanto fanatici ed ignoranti possano essere questi ragazzi:Defense Distributed è un’organizzazione no profit dello stato del Texas, che opera esclusivamente con fini caritativi e letterari [...]. Non ci credete? È allucinante vero? Fini caritativi e letterari. Soprattutto il “letterari” mi fa scompisciare dale risate e dalla voglia di prendere a schiaffi Cody e i suoi amici. State costruendo armi, deficienti! 
armi 3d3Ciliegina sulla torta è la grande idea d’utilizzare l’opera di John Milton “Aeropagitica”, il trattato portavoce  della libertà di stampa ed espressione dal 1644, come manifesto di Defense Distributed.
Vi chiedo: stampare parole sulla carta è uguale a stampare armi tridimensionali? Il diritto di libertà d’espressione e diffusione a mezzo stampa, difeso da Milton, può essere esteso e declinato alla stampa 3D ed alla diffusione di armi da fuoco nel mondo?
Dicevo, all’inizio… non è un’anatema contro le armi… è la triste constatazione che l’umanità non evolve.
Tra tutto quello che si potrebbe stampare e tutti i progetti che potrebbero vedere la luce con la nuova tecnologia delle stampanti 3D, i giovani amercani, vittime e carnefici dell’era moderna, hanno in testa solo le armi, le pistole, i fucili ed i vari simboli fallici che sparano proiettili. Le armi li fanno sentire forti e potenti, gli danno quella forza e quel potere che non hanno.
Come un gruppo di impotenti si divertono a progettare, stampare ed utilizzare armi. Dicono che lo fanno per fini caritativi e letterari… si difendono affermando che non sono armi poi così pericolose e che, per pochi dollari, ci si può comprare un pistola vera ovunque in America.
Questa è la realtà d’oggi: il mondo è colmo di gentaglia che si sente realizzata a costruire armi, di persone che continuano a far prosperare il mercato degli armamenti (l’Italia ne produce e vende a tonnellate), di altre che continuano ad uccidersi tra loro per questioni, dicono, politiche, sociali o religiose… cazzate, alla fine è l’unica cosa che sanno fare e che vogliono fare.
Tutti corrono dietro alle armi, tutti si armano per “difendersi” e proteggersi… dalla propria ombra.
Giovani ed adulti, generazione dopo generazione, tutti vittime dell’odio e della paura.
Distruggere è facile, costruire è una cosa che fa per pochi, è la nobile arte per i pochi veri uomini che sono rimasti su questo pianeta. Fanculo Cody R. Wilson & Co. e tutte le vostre armi 3D.

 

 

Matteo Vitiello

Fonte: buenobuonogood


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