martedì 3 settembre 2013

Aspettando i missili intelligenti, da Damasco alla val Susa

L’ultimo giorno del mese di agosto del 2013 ci sveglia con un’impressione che sa già di settembre. L’aria è tersa e il cielo blu come solo in certe giornate di vento forte, ma si avverte appena un po’ di brezza. Una lunga nuvola, bianca, si solleva dai pascoli più alti e verticali a far da collana alle cime del Massiccio d’Ambin, prologo delle Alpi francesi. Ma se si abbassa lo sguardo al piano stradale sembrerebbe piena estate: molte saracinesche ancora abbassate, qualche turista mattiniero sorseggia lentamente un cappuccino per portarsi oltralpe l’aroma del caffé italiano… Alle nostre latitudini fa così tutti gli anni: i primi temporali si sono portati via il “caldo africano” (un’ondata che quest’anno è stata breve ma particolarmente intensa). Ma l’Africa incombe. Il suo nord tumultuoso, la tormentata terra di tutti e di nessuno che una volta chiamavamo medio oriente ribolle di giovani che danno vita a primavere ormai ricorrenti anche se i vecchi tentano di congelarli in un inverno arido come il deserto che li circonda. Un inverno innaturale, ardente, e le cui fiamme paiono divampare per un turno stabilito dal dio dei piromani, mandando in cenere – una dopo l’altra – le culle della civiltà euromediterranea. Oggi tocca alla Siria.
Non mi intendo di geopolitica (ma chi se ne intende per mestiere non mi pare che sappia indagare le cause vere come ci si aspetterebbe. Soprattutto Navi Usa al largo delle coste sirianenon sa proporre altro che appelli inascoltati e inascoltabili). Leggo che sarebbero i sovrani sauditi – che non vogliono che nessun fermento possa contagiare il loro dorato-immobile feudalesimo moderno – ad aver inondato di petroldollari l’Egitto perché in questo fiume inquinato di banconote annegassero le speranze di chi – dopo la rivoluzione che aveva deposto l’ultimo Rais – provava pazientemente a posare uno sull’altro i mattoncini di un possibile edificio democratico… Leggo anche che Israele – il suo governo destro-ortodosso – teme che la caduta del regime di Assad possa paradossalmente favorire l’emergere delle infinite varianti del fanatismo islamico collegato ad al Quaida… E una voce non sospettabile di simpatie sioniste come quella di Angela Lano (che dal 2006 dirige “InfoPal.it” che informa quotidianamente sulla situazione palestinese) ha affermato – in una discussione via mail del movimento No Tav – «La rivolta contro Assad, iniziata su basi legittime, è stata scippata dalla galassia neo-salafita al soldo dell’Arabia Saudita e della Cia. Nessuno mette in dubbio le atrocità commesse dall’esercito siriano, ma la fine del regime di Assad sarebbe la fine della Siria e la sua balcanizzazione. E’ su questo che bisogna riflettere. Il resto sono discussioni inutili».

E in una mail precedente aveva ammonito: «I tamburi della nuova guerra coloniale di rapina stanno suonando contro la Siria. Hanno creato da hoc il casus belli, come gli Usa hanno già fatto tante altre volte con altri paesi del mondo. I media mainstream, che si rivelano ogni volta sempre più spregevoli e menzogneri, stanno aiutando la coalizione delle potenze neo-coloniali a far credere a miliardi di esseri umani, ancora una volta, che esista un cattivo – il regime di Assad – da distruggere a favore di buoni – iGianluca Soleratagliagole trogloditi salafiti che scorrazzano in Siria al servizio della Cia. Questa, tuttavia, non sarà una guerra mediorientale bensì mondiale».
In questi ormai lunghi anni vissuti in un movimento che si è fatto comunità o forse in una comunità in movimento che non si occupa “solo di opporsi a un treno” (sia detto per Bersani che forse non lo ha capito neanche dopo essere stato licenziato in tronco dalpresidentenapolitano tra un settennato e l’altro) abbiamo accettato con entusiasmo le tante contaminazioni che la cosa ha portato con sé. Gianluca Solera che (dopo aver coordinato per dieci anni l’attività della fondazione Anne Lindh che si occupa di politica euromediterranea) sta per pubblicare un libro sulle somiglianze che accomunano i movimenti nati sulle sponde nord e sud, est e ovest del vecchio mare nostrum. Somiglianze, se non nelle modalità, nelle speranze che agitano le persone che non accettano più “le verità preconfezionate” e di essere i terminali delle ormai permanenti o ricorrenti situazioni di crisi (rese tali perché funzionali al progetto di allargamento delle disuguaglianze tra esseri umani). Grazie a lui Lisa Ariemma (che come lei stessa si definisce è una giornalista canadese, ricercatrice e attivista No Tav che segue il movimento dal 2005 e vive a Meana di Susa, dopo aver partecipato a una settimana di incontro e di studio a Lussemburgo, due anni fa, è stata invitata a Bilin ad essere testimone (e partecipe) della lotta nonviolenta guidata da Abdallah Abu RahmaAbdallah Abu Rahma, il coordinatore dei Comitati popolari per la resistenza non-violenta in Cisgiordania.
Abdallah è stato rinchiuso in carcere per 18 mesi, senza aver commesso nessun reato, e l’allora portavoce dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, scrisse una lettera rivendicando il suo rilascio chiamandolo «un difensore dei diritti umani impegnato nella protesta non-violenta». E Abdallah è venuto in val di Susa nel gennaio 2013 con l’ex-vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini, ha scritto Lisa in una accorata lettera di protesta al direttore de “La Stampa” per le illazioni quotidiane dei cronisti di “nera” cui è stata appaltata l’operazione di revisionismo storico con cui si diffama il nostro movimento. Per questo, in una mattina serena in mezzo alle Alpi, pare di sentire anche qui l’apprensione dei cittadini di Damasco che – comunque la pensino e con chiunque siano schierati – attendono con ansia crescente che piova… Che piovano missili su obiettivi troppe volte scelti chirurgicamente e quasi sempre colpiti nel mucchio…
Per questo è inutile che il primo presiedente nero della storia degli Stati Uniti d’America si richiami continuamente a Martin Luther King, con o senza Claudio Giornoricorrenze da celebrare… Perché il suo sogno è diventato ormai un incubo ricorrente ieri per i libici, oggi per gli egiziani e domani per i siriani. Sarà anche infelice come sostiene “Time”, ma come quasi tutti i suoi predecessori è soprattutto un combattente: o meglio uno cui spetta una parte in un copione assolutamente rigido: dare l’ordine di attacco di cui il complesso militare industriale degli Usa (vero terminale del potere superpotente della nazione più armata del mondo) ha periodicamente bisogno per riaffermare una supremazia tanto più necessaria quanto più sente che potrebbe sfuggirgli il primato economico che gli consente di vivere ben al di sopra delle possibilità, dei meriti e della decenza.
(Claudio Giorno, “Aspettando la prima salva di missili su Damasco”, dal blog di Giorno del 31 agosto 2013).

Fonte: http://www.libreidee.org/2013/09/aspettando-i-missili-intelligenti-da-damasco-alla-val-susa/

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