domenica 14 luglio 2013

Omicidio Moro. La scomparsa di Andreotti e Cossiga permetterà di squarciare il velo di trent’anni di complicità?

omicidio moroPer anni chi aveva denunciato quanto accertato dalla Procura di Roma era stato accusato di fare giornalismo-spazzatura: la prigione di Aldo Moro in via Montalcini 8 era stata localizzata dai servizi e monitorata per settimane. Lo statista democristiano l’8 maggio 1978 avrebbe dovuto essere liberato con un blitz dei reparti speciali ma una telefonata bloccò l’operazione.
Aldo Moro doveva morire e il suo assassinio fatto passare per atto terroristico.
Aldo Moro venne rapito il 16 marzo 1978 e ucciso dopo 55 giorni di prigionia, ufficialmente e materialmente dalle Brigate Rosse. Gesto rivendicato da Moretti e compagnia per colpire l’uomo del compromesso storico e per arrestare la marcia del Partito comunista verso le istituzioni.
Probabilmente all’origine i brigatisti non avevano intenzione di uccidere il presidente della Dc, ma scambiarlo con alcuni compagni detenuti, poi prevalse la linea della fermezza dettata da Andreotti e Cossiga che, a quanto si apprende adesso, non fu semplicemente un rifiuto a trattare con le Brigate Rosse, ma ebbe un ruolo con l’obiettivo ben preciso di eliminare Aldo Moro dalla scena politica italiana, ad ogni costo.
Nell’ottobre del 2008, un brigadiere della Guardia di Finanza, Giovanni Ladu, si presenta presso lo studio di Ferdinando Imposimato, presidente emerito della Corte di Cassazione, con un memoriale sui 55 giorni del sequestro Moro.

 Ladu apparteneva alle squadre speciali che avevano individuato e sorvegliavano l’appartamento di via Montalcini.
Il militare racconta che nell’appartamento situato sopra la prigione di Moro erano stati piazzati dei microfoni e, particolare interessante, quasi tutte le conversazioni telefoniche intercettate, erano in inglese “Scoprimmo in seguito – ricorda – che si trattava di agenti segreti di altre nazioni, anche se erano i nostri 007 a sovrintendere a tutte le operazioni”.
E si arriva al fatidico 8 maggio, il giorno del blitz, ma accade l’imponderabile  “Quello stesso giorno ci comunicarono che dovevamo preparare i bagagli perché abbandonavamo la missione. – prosegue il brigadiere Ladu- Rimanemmo tutti interdetti perché non capivamo il motivo di questo abbandono. La nostra impressione fu che Moro doveva morire”.
 Decisione accompagnata da un ordine perentorio: dimenticare l’operazione.
Giustamente il magistrato Imposimato è perplesso di fronte a queste rivelazioni:perché Giovanni Ladu ha atteso trent’anni prima di parlare? La risposta del finanziere in merito al suo silenzio è categorica “Avevo paura per la mia incolumità e per quella della mia famiglia. Ancora oggi parlare mi costa molto”.
Per quattro anni Ferdinando Imposimato si impegna in uno scrupoloso lavoro di verifiche e riscontri, prima di inoltrare il dossier alla Procura di Roma, mentre altre due testimonianze rafforzano il racconto di Ladu.
Si tratta di due appartenenti alla Gladio Sarda, Oscar Puddu e Antonino Arconte che rivelano di aver ricevuto da Roma la richiesta di contattare esponenti dell’Olp per favorire una mediazione e consentire la liberazione di Moro.
Un dispaccio conteneva questa richiesta, documento che Arconte consegnò al colonnello del Sismi Mario Ferraro, in seguito trovato morto nella sua abitazione in circostanze mai chiarite.
Tornando alla telefonata che bloccò il blitz per liberare Moro, Ladu riferisce che, secondo i vertici dei carabinieri, quell’ordine partì dal ministero degli Interni, quindi da Andreotti e Cossiga.
 Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa avrebbe pervicacemente insistito per portare a termine l’operazione di via Montalcini ma, secondo alcune testimonianze venne convocato a Forte Braschi, sede del Sismi, da Cossiga e Andreotti, che “lo redarguirono duramente”.
In seguito Dalla Chiesa venne spedito a Palermo, feudo andreottiano, dove Cosa Nostra non ebbe problemi ad eliminarlo.
E’ curioso che tutto questo emerga dopo la scomparsa di Francesco Cossiga e Giulio Andreotti. Un’inchiesta che potrebbe ribaltare oltre trent’anni di menzogne e complicità, anche se chi sa e  gestiva i rapporti con poteri criminali interni e internazionali,  a tutt’oggi tace.


Fonte: http://www.articolotre.com/2013/07/omicidio-moro-la-scomparsa-di-andreotti-e-cossiga-permettera-di-squarciare-il-velo-di-trentanni-di-complicita/187468

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