martedì 4 giugno 2013

Le borse (schermate) dei nuovi poveri per sfamarsi nei supermercati


Di Monica Capo

Per l’Economist, la povertà ha i giorni contati e sparirà nel 2030. Ma se fuori dall’Italia sembra esserci ottimismo, uno studio effettuato da Riccardo Sanna dell’Ufficio economico della Cgil dal titolo “La ripresa dell’anno dopo – Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l’occupazione”, è di diverso avviso. In particolare, si afferma che se il paese intercettasse la ripresa, quella stessa accreditata per il 2014 dai maggiori istituti statistici, ci vorranno 13 anni per tornare ai livelli di Pil del 2007, ben 63 per quello dell’occupazione (siamo praticamente tornati ai livelli record del 1977 soprattutto nel Mezzogiorno) e “mai” per recuperare il livello dei salari reali. Diciamo che, se la situazione non fosse veramente così grave, sembrerebbe quasi un trucco per farci adattare alla povertà seminando disperazione e sconcerto. In realtà, il rapporto annuale 2013 firmato dall’Istat ci ha già detto che ci sono famiglie che non riescono più a mangiare adeguatamente: più precisamente è il 16,6% degli italiani a non avere accesso nemmeno a un pasto decente. Insomma, Spagna e Grecia non sono poi così lontane e ultimamente si ruba sempre di più per necessità, per fame, e salgono i furti nei supermercati e nella grande distribuzione. “Addirittura il mese scorso una ragazza è arrivata a usare una borsa schermata, quella che non viene rilevata dai sensori anti-taccheggio: era piena di omogeneizzati”, spiega il caporeparto di una nota catena di ipermercati. “Pochi giorni fa – racconta ancora il caporeparto – un pensionato aveva in tasca del parmigiano, mentre una giovane coppia aveva preso latte in polvere per il suo neonato”.
Naturalmente, tutto questo a chi lavora nei punti vendita fa rabbia, ci si sente impotenti perché si comprende che ormai la maggioranza delle persone è in ginocchio, ma per quanto si possano capire le motivazioni, resta il fatto che non si possa sempre far finta di non vedere. Spesso si notano persone che mangiano gli alimenti direttamente dagli scaffali ma li si lascia fare anche se, talvolta, si è costretti a segnalare al servizio di sicurezza. In generale, le forze di polizia che intervengono cercano di convincere il caporeparto a non denunciare o addirittura pagano la merce rubata e lo fanno sempre senza fare rumore. Indubbiamente c’è anche a volte un’esagerata severità da parte di alcuni direttori dei centri commerciali ma perché sono sotto assedio pure loro e, non curando enti di beneficenza, rischiano a loro volta di finire in mezzo a una strada, perché se ci sono degli ammanchi devono risponderne ai superiori. Bisognerebbe trovare soluzioni solidali, ma bisognerebbe farlo quanto prima. Attualmente i prodotti in scadenza o scaduti da poco ma ancora commestibili, per motivi fiscali e igienici non possono essere messi a disposizione della gente che ha bisogno di mangiare e questo vuoto legislativo dovrebbe essere colmato, se non vogliamo che le persone finiscano a rovistare direttamente nei cassonetti. E questo perché iniziano a scarseggiare anche gli aiuti comunitari come pasta, riso ed altri prodotti. Per finire, il ministero dell’Economia ci fa sapere, in queste ore, che se la passano male anche i gioiellieri italiani, che dichiarano in media 20 mila euro lordi l’anno, ma in realtà questo è il segno che si combatte, tuttora, nel nostro paese una guerra tra chi le tasse le paga (doppie rispetto a quanto dovrebbe pagarne) e chi vive “a sbafo” della collettività.

Fonte: paralleloquarantuno.it
Tratto da informarexresistere.fr

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