lunedì 10 giugno 2013

Il ragionier Fantozzi, il geometra Filini e il mega direttore Giovannini.

Di Stefania Orengo

Si pensa spesso alle recenti, e ormai stranote, definizioni che sono state appioppate ai disoccupati da parte dei nostri politici. Dallo storico "bamboccioni", all'inclemente "sfigati" per arrivare all'infausto "viziatelli".
Tutto ciò genericamente suscita rabbia e disapprovazione, ma meriterebbe invece una seconda chance se visto come un'abile mossa, molto diplomatica, da parte del nostro passato stuolo politico.
Basta pensare ai telegiornali, che continuano a lucrare con storie vintage come quella della Orlandi o della Cesaroni o soap opera come la storia di Sara Scazzi che, se non fungessero da diversivo per spostare l'attenzione dei telespettatori dalle reali condizioni drammatiche e suicide in cui versa il nostro Paese, non si ricorderebbe più nessuno.
Allo stesso modo la nostra classe politica si sta talmente specializzando nel creare diversivi attraverso la recitazione comica, da far pensare che, per essere eletti, una delle credenziali richieste sia quella di aver calcato il palco di Zelig.
"Loro" sparano a zero, fanno pessime figure, danno definizioni improbabili e offensive e lo fanno apposta, consapevoli che verranno giudicati e ricordati solo per questo, che in definitiva rappresenta il loro male minore.
Riescono così indisturbati a rovinare i sacrifici di chi li ha preceduti, di chi ha costruito un Paese dal caos e gli ha dato una Costituzione, " la più bella" secondo alcuni, annientando capisaldi come la pensione, il diritto al lavoro, il diritto ad avere una famiglia, il diritto a credere di poter costruire autonomamente la propria vita.
A questi politici va il mio encomio e le mie congratulazioni per aver così ben dissimulato, fino ad ora, che l'Italia sia, non in caduta libera, bensì in ginocchio, umiliata e stremata.
E quando i nodi vengono al pettine, si deve cambiare tutto e farlo in fretta per evitare che l'italiano medio, tra una partita, un programma di cucina e una pizza mangiata in ristoranti, sempre pieni, si accorga di quello che sta succedendo.
Arrivano i saggi e poi un nuovo governo che ritiene la riforma della Signora Fornero totalmente da ristrutturare. Ammettere i propri è errori è già un inizio.
Sembra quasi una beffa pensare che il successore di Elsa, il ministro Giovannini, sia noto in virtù della sua competenza sulla misurazione del benessere. Forse è proprio in base al suo background che ha formulato il concetto secondo il quale il lavoro sia "la priorità delle priorità".
Un bel passo avanti rispetto a chi riteneva che il lavoro, soprattutto quello fisso, fosse un capriccio.
Il nuovo ministro non è certo uno sprovveduto e vivendo in un mondo statistico avrà fatto le dovute considerazioni prima di accettare un incarico così importante e oneroso. 
Certo è che la nuova manovra, la cosiddetta "staffetta generazionale" ricorda tanto i famigerati giochi aziendali a cui partecipava il ragionier Ugo Fantozzi.  
La nostra speranza in questo momento è quella di non cadere dalla padella alla brace: ieri ci ritrovavamo tutti di fronte al televisore a seguire le peripezie amorose del cavaliere. Speriamo domani di non trovarci alla visione forzata della corrazzata Potemkin.
L'unica cosa certa è che noi, come Fantozzi, subiamo ancora.


Fonte: http://diariodiunadisoccupataperbene.blogspot.it/2013/06/il-ragionier-fantozzi-il-geometra.html

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