sabato 18 maggio 2013

Le Elites iniziano ad avere paura

John Ralston SoulIntervista a  John Ralston Saul
Liberamente tradotto da  Luciano Lago


Tratto da una intervista realizzata recentemente a Città el Messico da Daniel Barron.

  John Ralston Saul, è un saggista e filosofo canadese il quale è stato qualificato dalla rivista “Time”  come un “profeta” per aver previsto il collasso del sistema finanziario dalla fine degli anni ’90, è stato recentemente in Messico dove ha fatto un altro dei suoi clamorosi annunci che fanno digrignare i denti a governanti ed ai poteri forti: “la globalizzazione ha fallito.” Nel suo recente libro pubblicato  “Il collasso della globalizzazione e la reinvenzione del mondo”,  descrive con freddezza analitica della fine di tutta un’epoca.
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Daniel Barron: quali sono le cause del fallimento della globalizzazione?
John Ralston Saul: ci fu una grave crisi negli anni settanta, vi fu un gruppo di gente che prelevò  le idee inglesi del secolo XIX: libero mercato, deregolamentazione  e vollero renderle moderne.

Cuando  avvenne poi la crisi  le lasciarono indietro e negli anni 80 le ripresero. Tuttavia non furono mai idee brillanti e tutto iniziò a succedere negli anni novanta. Si potevano vedere una serie di falle, l’economia asiatica decadde, ci furono crisi in Latinoamerica e tutto iniziò a precipitare. Inoltre  già per l’anno 2.000 queste idee erano finite. L’elemento che era veramente rivoluzionario nella globalizzazione fu che si andava a considerare tutta la civilizzazione dal punto di vista dell’economia.


In quel modo di pensare vi era lo sbaglio fondamentale:  un analista  non può spiegare una società per mezzo esclusivo dell’economia, la società si serve piuttosto dell’economia. Quello che è risultato più difficile fu il trattare con le differenze fra i paesi, così che la crisi in Messico degli anni ’80 e ’90 fu dovuta a questa presunzione che  può applicarsi una sola teoria, una teoria internazionale a tutti i paesi. Nonostante che ogni paese abbia una sua lingua, culture diverse, esperienze difformi, un paese dispone del petrolio, un altro del gas, altri paesi non hanno risorse, alcuni hanno un certo clima e altri diverse caratteristiche  Ed i teorici del neoliberismo mondialista applicarono questa stessa teoria in tutte la parti del mondo, come se non ci fosse una civilizzazione regionale e sembra evidente che questo non poteva funzionare. Abbiamo avuto una gigantesca crisi alcuni anni fa (2008) e cosa è successo? Nessuno di questi analisti ha perso il suo posto, nessuno è finito in carcere ed attualmente le stesse persone che non hanno riconosciuto il fallimento delle teorie sono rimaste nei medesimi posti ed applicano le stesse teorie, le stesse idee, nonostante già sappiamo che non funzionano.
DB: Questo è un fallimento della globalizzazione o del capitalismo?
JRS : Per centinaia d’anni abbiamo avuto forme di capitalismo, questo fallimento ha avuto a che vedere con l’idea che l’economia aveva la possibilità di dirigere i processi, quelli per i quali i muri cadono , quelli per cui tutto si va a muovere senza che importasse dove andava  a vivere la gente perché non rimaneva alcun centro  e quindi, senza dirlo apertamente, stavano suggerendo che la democrazia non era importante perché dopotutto, se non è importante di dove tu sei cittadino, allora non c’è democrazia. La democrazia ha qualche cosa a che vedere con la cittadinanza, se tu vivi a Città del Messico, o a Puebla, allora hai la responsabilità come cittadino colà, non si tratta di nazionalismo, è la responsabilità di appartenenza ad una nazione.
DB: Lei dice nel suo libro che, con il fallimento della globalizzazione,il mondo si ricompone nei nazionalismi.  Lei vede una differenza tra nazionalismo positivo e negativo? In che consistono quelli positivi?
JHR : di là torniamo alla pertinenza ed alla cultura. Il nazionalismo positivo consiste nel sapere che sei nato in una qualche parte, che vivi da qualche parte, i tuoi figli nascono là e quindi vai ad avere responsabilità ed obblighi come cittadino, dovrai esercitare il tuo proprio ruolo e pensare con l’educazione per il bene pubblico, la salute pubblica, se le strade sono sicure. Devi avere un impegno come cittadino e dovrai essere orgoglioso di questo perché hai una cultura e la gente prende il suo posto nella cultura, tutto questo è parte delle responsabilità come cittadino, tutto questo è nazionalismo positivo. Il nazionalismo negativo è quello del populismo a basso prezzo, il razzismo, la poca partecipazione della gente, questo ha causato molte guerre,  riepilogando la frase tipica di questo è: “ io sono meglio di voi”. Questo nazionalismo è la risposta classica al fallimento della globalizzazione.
DB : Dove si nota di più il fallimento della globalizzazione?   – (segue)



Fonte: http://www.stampalibera.com/?p=62973

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