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mercoledì 17 aprile 2013

I giochi per il Quirinale sono cominciati. Tra meno di due settimane si comincerà con le votazioni dei cosiddetti “grandi elettori”. E i bookmakers, che difficilmente sbagliano quando si tratta di scommesse e soldi, lanciano i nomi più accreditati: in lizza Romano Prodi e Gianni Letta, a seguire Massimo D’Alema, Franco Marini, Pietro Grasso, Luciano Violante, Emma Bonino e Giuliano Amato. Peccato, però, che siano tutti nomi legati alla vecchia politica “inciuciona” e, cosa ancora più preoccupante visti i tempi, anche ai poteri forti, nazionali e internazionali come l’Aspen Institute e il Bilderberg. Zero complottismo per carità, ma è arrivato il momento di voltare radicalmente pagina. Ecco perché l’unico nome realmente affidabile (e su cui sarebbe indubitabile la credibilità) è quello di Stefano Rodotà.

di Carmine Gazzanni
palazzo-del-quirinale-cambio-della-guardiaSia chiaro: qui non si fa complottismo. Nessuna tesi su ordini (o paraordini) economico-finanziari mondiali o sovranazionali. È necessario, però, che la politica riacquisti la propria credibilità, ridesti nuovamente fiducia nel cittadino. È un compito oneroso, visti i tempi. E certamente non si è partiti con il piglio giusto dato che, a più di un mese dalle votazioni, ci ritroviamo immersi in beghe pre-elettorali e in accordicchi che danno tutta l’impressione che il bene del cittadino sia stato – ancora una volta – relegato a questione superficiale e contingente.
Non tutto è perduto, però. Si può ripartire. E si deve. L’occasione nitida potrebbe offrirla l’elezione del Presidente della Repubblica: la scelta del prossimo garante della Costituzione è tutt’altro che secondaria, specie dopo il settennato di Giorgio Napolitano, un settennato distinto da scelte piuttosto bizzarre (dalla nomina del governo Monti alla firma senza batter ciglio delle leggi ad personam di Silvio Berlusconi, fino alla bislacca trovata dei dieci saggi). Ecco perché è necessario che il prossimo inquilino del Quirinale sia una persona che segni un cambiamento, che dia concretezza al “rinnovamento” di cui tutti – dal Pd fino allo stesso Grillo – nell’ultimo periodo si riempiono la bocca.

Eppure a vedere i nomi che sono stati avanzati in questi giorni, il cambiamento non risalta affatto agli occhi. Secondo quanto riferisce Agipronews, il nome più ricorrente per il Quirinale è quello diRomano Prodi, un’ipotesi che la sigla Bet2875piazza in lavagna a 1,65. E i bookmakers, specie quando si tratta di soldi, difficilmente sbagliano. Prodi, però, non è da solo, ma in buona compagnia. È infatti seguito a ruota da Gianni Letta, bancato a 1,85. A 2,00, invece, l’elezione di Massimo D’Alema che – ovviamente - non scontenterebbe il Pdl.
Il partito di Berlusconi, però, accetterebbe di buon grado anche il nome dell’attuale inquilino di Palazzo Madama, Pietro Grasso, che vale 6 volte la scommessa, o quello dell’ex presidente di Montecitorio Luciano Violante che, invece, è dato a 7,00. In fondo al tabellone, infine,Emma Bonino a 7,30 e Giuliano Amato a 8,00.
Ebbene, tutti i nomi avanzati non segnano alcun cambio di passo rispetto a quello che è stato.Come potrebbe esserci un reale cambiamento con nomi come quello di Massimo D’Alema? L’attuale ambasciatore del tartufo in Italia e nel mondo (appena uscito dal Parlamento, ecco il nuovo autorevole incarico…) è assorto a simbolo della politica troppo accondiscendente della sinistra degli ultimi anni.
bicamerale_dalema_silvioCome non ricordare, ad esempio, la genialata dellaBicamerale, l’accordo con Silvio Berlusconi per riformare la Costituzione: al tempo il Cavaliere era indagato a Milano per corruzione giudiziaria ecorruzione semplice, a Palermo per mafia ericiclaggio, e addirittura era indagato già a Firenze come possibile complice delle stragi del 93 insieme a Dell’Utri. Insomma, il più adatto compagno per riformare la Carta Costituzionale.
Altro im-papabile è Luciano Violante. Era il 2003 quando l’ex magistrato pronunciò il discorso rimasto negli annales delle tragicomiche targate centrosinistra, il discorso con il quale l’onorevole democratico (allora nei Ds) dimostrò come ci fosse stato un accordo con Berlusconi nel ’94 per dargli “la garanzia piena che non sarebbero state toccate le (sue, ndr) televisioni quando ci fu il cambio del governo”. Tanto che poi Massimo D’Alemainventò appunto la Bicamerale.
Sarà un caso, ma Violante è stato l’unico esponente del centrosinistra ad essere invitato allaFesta delle Libertà, l’incontro annuale del Pdl. Per i suoi toni pacati, dicono. Ma Violante continua anche oggi ad essere distinto da grande coerenza. E allora - nonostante sia statoPresidente della Commissione Antimafia proprio negli anni di fuoco ’92 / ’94 - eccolo lì, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dato ragione a Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione, ritenere che Ingroia abbia “perso la lucidità”.
Senza dimenticare, peraltro, che sarebbe stato proprio Violante – avvezzo d’altronde agli inciuci – a chiedere al leader di Rivoluzione Civile di rinunciare alla corsa a Palazzo Madama e ad offrirgli in contropartita spazio per due suoi senatori. Un magistrato, dunque, davvero intransigente.
Ma tra i nomi avanzati dai bookmakers nella corsa al Quirinale non c’è solo questo. C’è infatti anche (e tanto) legame con i poteri forti, nazionali e sovranazionali. L’abbiamo detto già, ma è meglio ribadirlo: il complottismo non c’entra nulla. Ma se si vuole ripartire, sarebbe conveniente smarcarsi anche da logiche che, nei fatti, paiono poco chiare.
Ecco, allora, perché si dovrebbe fare a meno dei nomi di personaggi legati a centri come il Bilderberg: Romano Prodi - che ha partecipato negli anni a ben due conventions - ed Emma Bonino, anch’essa molto legata all’organizzazione privata fondata da Rockfeller.
Ci sono, però, centri di potere anche nostrani. È il caso dell’Aspen Institute. Basti d’altronde leggere lo statuto per accorgersi di come la trasparenza – nonostante il direttivo sia ricoperto da personalità politiche ed economiche di punta – non sia tra le preoccupazioni prioritarie. Il metodo Aspen, infatti, “privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva”. Proprio come il Bilderberg.
prodi_letta_gianni_massoniNon solo. Indovinate chi c’è fra i grandi finanziatori dell’Aspen Institute? La Fondazione Rockefeller, ovviamente. Ebbene, nel comitato direttivo ecco che troviamo ancora Romano Prodi, ma anche Gianni Letta e Giuliano Amato, altri papabili per il Quirinale, come abbiamo visto.
Amato, però, spunta ad esempio anche nel comitato dellaFondazione Lelio e Lisli Basso insieme a Luciano Violante ed all’ex ministro Fabrizio Barca. Con Violante, Amato condivide anche la poltrona nel comitato di Italianieuropei, congiuntamente a Massimo D’Alema e Franco Marini. Ancora altri due candidati, dunque.
Insomma, i nomi sono sempre gli stessi. E si rincorrono. Quasi come se votare uno fosse votare l’altro.
E in un certo modo è proprio così che stanno le cose. Scriveva solo due giorni fa Paolo Flores D’Arcais su Micromega: “L’eletto al Quirinale condizionerà almeno due legislature, oltre che le scelte immediate (il governo, e il se e quando di elezioni anticipate). Senza arrivare a definirli Presidenti d’Immunità (i potenti oggi hanno la querela facile, e tutti i nomi che faremo sono di gentiluomini) risulta lapalissiano anche ai bambini e ai sassi, che i prossimi sette anni sarebbero diversissimi per la vita civile, politica, sociale, se al Quirinale andassero Grasso anziché Caselli, Marini anziché Zagrebelsky, Veltroni anziché Laura Boldrini, Amato anziché Rodotà, Violante anziché Cordero, o un riconfermato Napolitano anziché Barbara Spinelli. E non dimentichiamo D’Alema anziché Prodi”. Ecco perché è necessario scegliere, e scegliere bene. Tra i nomi avanzati dai bookmakers l’unico che si sottrae di gran lunga alla politica vecchio stile èStefano Rodotà. Un giurista, un costituzionalista, un garante. La persona adatta per salire al Colle.



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