giovedì 4 aprile 2013

ALTRO CHE " SAGGI", SERVE UNA COMMISSIONE ANTI-CRISI STRUTTURATA

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Una commissione anti-crisi che doveva produrre proposte concrete da presentare all’Unione Europea: Napolitano questo passo lo doveva fare prima ancora di nominare Monti, quando lo spread era al 7 per cento e l’Italia rischiava di finire come la Grecia; ma non è stato così e ci siamo rimessi nelle mani di Bruxelles. Da allora tutti gli indicatori economici sono peggiorati e l’Italia viene apertamente definita il malato del G8, il debito è aumentato e sulla carta il nostro paese è ancora più vicino alla Grecia e infinitamente più lontano dalla Germania. Ed ora? Monti bis con a fianco una rosa di ‘saggi’, tutti uomini, tutti appartenenti dell’establishment e tutti più o meno in sintonia con il pensiero economico montiano – almeno così è stato fino alla fine del 2012 – questo è quanto oggi l’Italia offre all’elettorato ed al mondo. Non è un pesce d’aprile, come molti a Wall Street hanno definito la decisione del nostro Capo dello Stato, ma l’ennesimo triste bilancio della democrazia italiana. In più di un mese non solo non si è formato un governo, ma non si è creata una commissione “ad hoc” per studiare i possibili scenari economici in grado di contrastare la spirale recessiva che lo sta riportando indietro nel tempo, alla povertà post-bellica.
Per commissione “ad hoc”si intende una commissione parlamentare mista, si badi bene, non l’ennesimo drappello di ‘uomini di potere, un organo gestito dal parlamento, non da un governo tecnico, che gli italiani hanno detto chiaramente non vogliono più, e che è ancora in carica per l’ennesima trovata illusionista di chi dovrebbe rappresentarci. Nei paesi ricchi del nord queste istituzioni lavorano giorno e notte, la Fondazione Friederich Erbert, il pensatoio socialdemocratico tedesco, ad esempio, sta ultimando una simulazione di un euro a due velocità. Tutte, indistintamente, cercano di risolvere il problema del debito, nodo centrale della crisi. È fondamentale avere delle opzioni reali, che prendano ad esempio in considerazione varie scelte tra loro combinate quali 'restiamo nell'euro e seguiamo la politica di rigore', o 'non restiamo nell'euro', e così via, analizzando in profondità le conseguenze di ogni scenario. Nei Paesi europei, come la Germania, o anche non europei come l'America, la politica economica si fa così. Se non si interviene immediatamente e con efficacia entro il 2040 il debito pubblico italiano sarà pari al 250 per cento del pil e a quel punto l’economia difficilmente riuscirà a sopravvivere. Lo scopo vero della commissione anti-crisi dovrebbe essere appunto quello di presentare al parlamento ed alla nazione tutti i possibili scenari futuri affinché la scelta poggi sulla conoscenza e non sulla propaganda, anche perché ormai è chiaro che da questo pantano non se ne esce senza grandi sacrifici e senza un cambio radicale di politica. Riesce difficile pensare che i saggi di Napolitano condividano questa visione.


Fonte:  democraziavendesi.org - tratto da: frontediliberazionedaibanchieri.it

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