giovedì 28 marzo 2013

Etiopia: "silenzio, genocidio in corso".


"Ogni notte prendono a noi ragazze per "interrogarci". Ci separano e ci picchiano. Poi hanno preso a me e tre uomini mi hanno stuprata a turno.

OGADEN, ETIOPIA, ALTRO GENOCIDIO DIMENTICATO DA DIO... E DAGLI UOMINI.

HUMAN RIGHT WATCH: Il governo etiope cerca di mantenere il resto del mondo all'oscuro sulla campagna di genocidio contro la popolazione somala della regione etiope dell'Ogaden. 

Human Rights Watch (HRW) riporta che nell'ottica di "punizioni collettive" assieme ad altre 15 ragazze, questa innocente diciassettenne ragazza del'Ogaden è stata tenuta prigioniera per tre mesi in un "buco nero" nel terreno e stuprata 13 volte. Questo è solo uno degli innumerevoli rapporti di abusi che giungono dalla regione etiope dell'Ogaden, dove è ampiamente riportato di atti criminali come questo perpetrati quotidianamente dai militari etiopi e forze paramilitari. Sconosciute atrocità come questa, passate e presenti, aspettano di essere investigate in questo conflitto interno quasi sconosciuto dall'opinione pubblica internazionale.

Per nascondere i fatti al resto del mondo nel 2007 il governo etiopico ha vietato l'accesso a questa regione a tutti i media ed ha espulso molte gruppi di aiuto internazionali. Ogni ONG a cui è permesso di rimanere in zona deve sottoscrivere un documento in cui si impegna a non riportare violazioni dei diritti umani da parte del governo etiope.

Leslie Lefkow di HRW dichiara: "E' uno dei posti più difficili dove operare per i gruppi di diritti umani e le agenzie umanitarie del continente africano e ci sono grandi sfide per fare investigazioni sul territorio perché gli apparati del governo sono estremamente estesi e presenti ad ogni livello e sono presenti spie e informatori di regime che segnalano ogni movimento e ogni persona sospetta!


Le informazioni su ciò che accade nella regione arrivano deboli e soprattutto da coloro che hanno subito violenze e che ora vivono fuori dall'Etiopia. Molti sono in campi di rifugiati in Kenia e Yemen, da dove raccontano storie di orribili abusi. 

Mohammed, dal campo profughi di Dadaab in Kenya, ha descritto a Ogaden Online (OO) come lui fu catturato dai militari etiopici, accusato di dare supporto al Fronte nazionale di Liberazione dell'Ogaden (ONLF - Ogaden National Liberation Front) e torturato senza pietà. "Mi hanno legato e messo a testa in giù e picchiato selvaggiamente". Il volto di Mohammed è sfigurato al punto di di non potere essere riconosciuto. 

Ci sono rapporti di torture ed esecuzioni, molteplici stupri di gruppo con braccia e collo legati, le cui cicatrici sono ancora visibili, tecniche di barbare torture alle mani da parte dei militari e paramilitari etiopi, la nota e semilegale forza di polizia Liyu, della quale Laetitia Bader di HRW dice: "C'è un contesto di impunità nel quale le forze di sicurezza possono fare qualsiasi cosa vogliano".

Il Fronte di Liberazione dell'Ogaden è mostrato all'opinione pubblica come nemico di stato e, come tutti i gruppi e le minoranze che dissentono in Etiopia, come terroristi. In verità essi 
presero il 60% di seggi al parlamento regionale, nelle uniche elezioni democratiche tenute nel 1992. I civili sospettati anche vagamente di supportare i cosidetti ribelli, sono forzatamente rimossi dalle loro località. I villaggi sono evacuati e chi rimane rischia di essere ucciso, torturato e, le donne, stuprate. I bambini vengono impiccati, i villaggi vengono rasi al suolo, il bestiame viene rubato per sfamare i soldati e le risorse idriche vengono distrutte. Sistematici e strategici metodi di violenza e di intimidazione sono perpetrati dal regime etiope che sta attuando un vero e proprio genocidio nei confronti della popolazione somala dell'Ogaden.

I racconti di violenze e abusi sono innumerevoli. La situazione è estremamente critica e si richiama l'attenzione della comunità internazionale. Continuare a ignorare questo evidente stato di criminalità e continuare a supportare il governo etiope è una complicità negli omicidi e negli abusi delle persone innocenti della regione dell'Ogaden.


Traduzione a cura di Senza PELI Sula Lingua.

Fonte e articolo completo: http://www.unpo.org/article/15688



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