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martedì 19 marzo 2013
Di Federica Bani

La vicenda di Emanuela Orlandi prosegue ormai da 30 anni senza alcun risvolto nelle indagini. La ricostruzione di quel 22 giugno 1983 e l'ultimo indagato: Don Pietro Vergari.

Emanuela Orlandi. Scomparsa il 22 giugno 1983. Aveva 15 anni e un sogno nel cassetto, lei voleva suonare. Ma accadde tutto proprio al ritorno dalla sua ultima lezione di musica, mentre faceva ritorno a casa, in Vaticano, dalla basilica di Saint’Apollinare; uno sconosciuto la fermò, sulla sua BMW, offrendole un lavoretto di vendita di cosmetici per la cifra di quasi un intero stipendio mensile di allora, 375.000 lire. Emanuela disse che prima di accettare avrebbe dovuto sentire i suoi genitori, così chiamò a casa, e senza saperlo, fece quella che divenne la sua ultima chiamata a casa.

Dopo la sua scomparsa, inizialmente creduta una fuga d’amore, i protagonisti della vicenda divennero sempre più numerosi. La sua fu una vicenda che coinvolse diversi protagonisti: lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, lo Ior, la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi paesi.

Ma andiamo per gradi.

Emanuela fu vista, per l’ultima volta in pubblico, da un vigile urbano. Questo disse che la ragazzina si trovava in compagnia di un uomo che, dall’identikit, analizzato poi da un carabiniere del Nucleo Operativo di Via Sorci, sembrava corrispondere ad Enrico de Pedis, allora membro della Banda della Magliana.



La famiglia di Emanuela ricevette poi due chiamate che intendevano descrivere in modo allusivo la figura di Emanuela e dare alcuni indizi sulla presenza della ragazza in alcuni luoghi di Roma, senza però dare indicazioni troppo precise a riguardo.

Iniziarono dunque le indagini e le successive ripercussioni. Il Vaticano ricevette telefonate minatorie dal cosiddetto ‘Amerikano’, la prima avvenne il 5 luglio, dove la voce anonima chiedeva a Papa Giovanni Paolo II di liberare Alì Agca –responsabile dell’attentato al Papa in piazza San Pietro due anni prima- in cambio della ragazza. L’identikit dell’Amerikano, secondo alcuni giornali e pubblicazioni, corrisponderebbe a Paul Marcinkus, l’allora presidente dello Ior, la ‘Banca Vaticana’.

Da una successiva testimonianza di Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis, si fa luce sulla presunta morte di Emanuela lo stesso giorno del rapimento, dove lei stessa dice di averla incontrata in macchina: ‘La ragazzina sembrava drogata, piangeva e rideva insieme’, queste le sue parole.

Ma le indagini, a singhiozzo, continuano.

Viene trovato e riesumato, su richiesta della procura nell’ambito delle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, il corpo di De Pedis all’interno della tomba custodita nella basilica di Sant'Apollinare. E’ stato recentemente iscritto nel registro degli indagati anche Don Pietro Vergari, l’ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare. Il monsignore, al tempo della scomparsa della ragazza, era il ‘padrone di casa’. Ed era ancora al suo posto sette anni dopo, nel 1990, quando il boss della Magliana fu ucciso. Per Monsignor Vergari infatti, l'ipotesi di reato è concorso in sequestro di persona.

Chiesa, mafia e omertà siedono ancora una volta allo stesso tavolo e, ad oggi, manca un responsabile, una chiarezza, una condanna. Nel 1983 è scomparsa Emanuela Orlandi e, a distanza di 30 anni, i familiari della ragazza piangono lacrime che, ancora, non hanno trovato giustizia.


Fonte: http://www.oltremedianews.com/8/post/2013/03/emanuela-orlandi-cosa-successo.html
Tratto da INFORMAZIONE LIBERA

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