lunedì 18 febbraio 2013

Nessun annullamento del matrimonio se lui pretende rapporti sessuali contro natura


Pretendere dalla moglie rapporti anali, per quanto contro natura, non è una giustificazione per chiedere l’annullamento del matrimonio. La Suprema Corte entra nel merito di un dettaglio scottante della vita di coppia.

La continua pretesa di rapporti “innaturali” da parte del coniuge contro la volontà dell’altro, scoperta dopo le nozze, non è motivo di annullamento del matrimonio.
È quanto afferma la Cassazione [1], secondo cui l’annullamento può scattare solo a causa di anomalie o deviazioni (non conosciute prima) che impediscano, in modo oggettivo e irrimediabile, lo svolgimento della vita coniugale. E tale non è, secondo la Suprema Corte, la pretesa di rapporti innaturali.
Per i supremi giudici, in questi casi, si può chiedere, al massimo, la separazione con addebitonei confronti del partner prevaricatore oppure lo si può denunciare per lesioni. Tuttavia non si può chiedere l’annullamento delle nozze in cui i rapporti si consumano in modo sessualmente atipico.

I giudici sono molto restrittivi nell’accogliere le richieste di annullamento di matrimonio per anomalie o deviazioni sessuali.  Anche la cosiddetta impotenza a generare è stata sottoposta a un’attenta revisione critica, alla luce delle nuove possibilità di ricorrere a terapie o tecniche di procreazione assistita.


Dunque, secondo la Corte, la richiesta di rapporti “contro natura” non è una anomalia o unadeviazione sessuale, ma solo il frutto di una inadeguata preparazione al matrimonio da parte dei coniugi, intesa come conoscenza della personalità del futuro compagno, anche in relazione alla condivisione di una vita sessuale.

La foto del presente articolo è un’opera artistica di Dantemanuele De Santis, DS Photostudio. Ogni riproduzione riservata.


[1] Cass. sent. n. 3407 del 12.02.13.


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