domenica 24 febbraio 2013

La sentenza per i killer di Arrigoni della quale in pochi hanno parlato (VIDEO)


Di Valeria Marchetti

Sembrava che l'omicidio di Vittorio Arrigoni, sequestrato e ucciso a Gaza il 15 aprile del 2011, fosse arrivato ad una conclusione il settebre scorso, quando con una sentenza di un tribunale penale i due colpevoli avevano ricevuto l'ergastolo, pena che nella legge vigente a Gaza corrisponde a trenta anni di prigioni. Pochi giorni fa il Tribunale militare di Gaza ha accolto l'appello di Mahmoud al Salfiti e Tamer al Hassasna, i due militanti dell'organizzazione salafita, responsabili dell'uccisione dell'attivista italiano, convertendo la pena a 15 anni. In una intervista via skype, abbiamo contatto Meri Calvelli, ua cooperante italiana a Gaza che ha partecipato all'udienza. Dalla sua testimonza diretta abbiamo scoperto che l'appello e' durato solo una mancita di minuti e il verdetto ha lasciato tutti gli amici di Vittorio presenti nell' aula con una sensazione mista tra l'incredulita' e lo sconforto. In realta' Calvelli sostiene che i presenti in aula si aspettavano un dibattimento mentre cio' a cui hanno assistito e' stato una vera e propria sentenza. "Non avevamo realizzato subito che quella era una sentenza. Non c'eravamo neanche alzati dalla sedia perche' pensavamo che la cosa continuasse".


Dal racconto della cooperante emerge un fatto strano: nessuno, neanche la famiglia di Arrigoni e l'avvocato che dall'Italia ha seguito lo scorso processo, sapeva che nei mesi scorsi si erano celebrate ben nove sentenze che hanno portato poi l'Alta Corte Militare di Gaza a ridimensionare la pena. A darle queste notizie e' stato il procuratore generale che, a processo terminato, le ha spiegato inoltre che gli anni di carcerazione erano stati dimezzati poiche' i trenta anni di reclusione erano la somma di due diversi crimini: l'omicidio punito con venti anni e il sequestro di persona a cui era stata imputata una pena di dieci anni di carcere. Secondo il racconto della cooperante, il procuratore le avrebbe rivelato che secondo la legge locale e' possibile applicare solo una delle due pene e la corte ha scelto la piu' lunga. Dei due lustri di carcere che i colpevoli avrebbero dovuto scontare, Calvelli racconta che lo stesso procuratore generale le ha direttamente riferito che cinque anni erano gia' stati scontati dagli impuatati "per non precisati reati passati". Quali sono i reati scontati dai killer di Vittorio? E soprattutto perche' sono stati usati per diminuire la loro pena resta ancora ignoto. Buio totale anche sulle motivazioni che hanno portato alla sentenza d'appello, di cui sembra nessuno ne conosca le ragioni o le possibili attenuanti usate dai legali dei colpevoli. A chiudere questo processo che ha il sapore dell'ingiustizia sono le parole dell'italiana a Gaza: "Il miglior modo di fare giustizia e' ricordare Vittorio per cio' che ha fatto". A conclusione dell'intervista non poteva mancare la domanda su come vive Gaza oggi, e la risposta di Meri Calvelli, che vive e lavora li' da anni e' stata: "Le voci di un possibile nuovo attacco vengono avvalorate da queste incursioni chiamate 'di livellamento del terreno' ma che in realta' sono le solite manovre (dell'esercito isdraeliano) per rientrare".


Fonte: Youngvideoteam - http://youtu.be/mBqUKIWmXqU

Anonimo ha detto...

L'articolo è dedicato al processo farsa e la pena erogata da un tribunale Palestinese a dei criminali Palestinesi, militanti di una organizzazione combattente Salafita, che hanno ucciso il nostro eroe Arrigoni, dagli stessi palestinesi per cui lui aveva dedicato la sua vita ed era li per aiutarli e che si doveva fidare e non temere certamente da loro che lo avrebbero ucciso!
Ora, voglio dire che è lodevole fino a questo punto l'informazione data, ma al termine dell'articolo che centra nominare per questo gli Israeliani?
Quasi si vuole addossare la colpa dell'uccisione a loro!
Un sistema alquanto infido per sviare la verità sopra raccontata con dovizia.
E' questo un messaggio tendenzioso e subliminale che si vuole dare alle persone che leggono questo articolo!
Un cattivo modo di fare giornalismo e di scrivere con ambiguità notizie nel web!

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