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venerdì 1 febbraio 2013
Il Vaticano avrebbe accumulato un patrimonio segreto di oltre 680 milioni di euro in Regno Unito, Francia e Svizzera, grazie soprattutto al regime fascista. Lo scrive il Guardian, che scoperchia il vaso di Pandora sulla  ricchezza dello Stato Vaticato, merito – in gran parte – di Benito Mussolini: il Duce avrebbe lasciato al Papa una enorme eredità  in cambio del riconoscimento del regime nel 1929.
  
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Secondo lo storico dell’università di Cambridge John Pollard, i soldi di Mussolini furono molto importanti per le casse pontificie. 
Pollard nel suo libro Money and the Rise of the Modern Papacy dice: “In quel momento le finanze pontificie sono state messe al sicuro, non si sarebbero più impoverite”.

Attraverso lo studio dei documenti d’archivio Leigh è riuscito a ricostruire le intricate vicende finanziare che hanno portato all’acquisizione di numerose proprietà immobiliari a Londra a Parigi e in Svizzera.
La chiesa sarebbe segretamente proprietaria di interi palazzi di uffici e di valore in tutto il mondo, compreso il centro di Londra – dal negozio di Bulgari di New Bond Street alla sede della banca Altium Capital all’incrocio tra St James’s Square e Pall Mall -, acquistati utilizzando società offshore. “L’aspetto sorprendente – scrive David Leigh sul Guardian – è come il Vaticano abbia preservato la segretezza sui milioni ottenuti da Mussolini. Gli uffici di Saint James’s Square furono comprati da una compagnia chiamata British Grolux Investments Ltd, che detiene anche le altre proprietà pontificie in Inghilterra. I registri pubblicati alla Companies House (la Camera di Commercio britannica, ndr), non rivelano la vera proprietà della società né citano mai il Vaticano”.


I due azionisti di riferimento, secondo i documenti, sarebbero due banchieri cattolici: John Varley della Barclays e Robin Herbert della Leopold Joseph merchant bank. Il Guardian ha provato a contattarli ma non ha avuto risposte. E nemmeno il segretario John Jenkins ha spiegato la vera identità dei proprietari della società: “Non sono autorizzato dal mio cliente a fornire alcuna informazione”.

Le ricerche d’archivio avrebbero però svelato la verità. Che porterebbe dritto a Città del Vaticano, che deterrebbe un impero esteso anche in Francia e Svizzera. Queste proprietà del Papa e gli investimenti di Mussolini sarebbero ora controllate da Paolo Mennini che gestisce a Roma un’unità speciale all’interno del Vaticano chiamata Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica): questa sezione, dedicata agli investimenti immobiliari, avrebbe chiuso nel 2005 in attivo di 43,5 milioni di euro.


Fonte: frontelibero.blogspot.it - tratto frontediliberazionedaibanchieri.it


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